Insieme a te non ci sto più

E’ ufficiale: ci si lascia anche dopo i cinquanta e chi pensa che l’amore vada e venga – ma soprattutto vada – soltanto nel fiore degli anni lasciandoci frustrate e sgomente è fuori strada.

Non ci sono limiti di età per la frustrazione e lo sgomento dell’ abbandono. Capita a quelle che stavano già giocando il “girone di ritorno” dopo il fallimento matrimoniale come a quelle che l’anno prossimo avrebbero festeggiato i trent’anni di felicità coniugale e stavano immaginando il regalino con brillante e il pranzo con i figli e magari qualche nipotino.

Un giorno succede che l’uomo a cui hai dedicato gli ultimi quindici, dieci, trenta anni della tua vita ti dice che siete arrivati al capolinea, che è meglio dividere le vostre strade, che tutto è già stato fatto e detto e comunque”cara stai invecchiando male, sembri tua madre che, fra l’altro, e sono anni che te lo volevo dire, a me è sempre stata sui coglioni”.

Succede perché siamo state troppo addosso o perché ci facevamo troppo la nostra vita con tutte quelle partite di burraco la domenica pomeriggio, perché siamo state troppo dietro ai figli e poco dietro a loro, o perché ci siamo occupate troppo dei nostri figli e poco dei loro (che peraltro sono già grandini e hanno una mamma tutta per sè) , perché hanno incontrato una ventenne tanto dolce, perché hanno vinto al Superenalotto, perché hanno avuto un infarto e allora vogliono vivere intensamente la vita che resta ancora da vivere e noi non facciamo parte del piano (questo lo hanno pensato mentre noi eravamo a consulto con il loro cardiologo dopo essere andate a ritirare la loro TAC).

Oppure semplicemente vogliono cambiare il panorama dall’ altra parte del letto e questo, nella loro semplicità di uomini, sembra il modo migliore e più veloce per farlo.

Dopo il primo contraccolpo la coniugata fino a quel momento felice prova la netta sensazione di essere stata defraudata di una parte di vita. Ma come, io ti sopporto,ti conforto, ti amministro, ti sostengo, e mi ritrovo allo stesso punto di chi trent’anni fa ha gettato la spugna? E per di più senza le stesse prospettive perché il tempo non è più tantissimo e chi se la prende adesso una milfona? Ma mi merito l’oscar alla carriera, altro che “arrivederci e grazie”!

E non è che quelle del “girone di ritorno” ci patiscano di meno. Anzi, speravano proprio non dovesse succedere di nuovo, di non ricominciare tutto daccapo perché un conto è avere trent’anni,un altro sono i “quasi sessanta”, che pesano eccome, anche se siamo tutte molto in forma perché non abbiamo lesinato in ore di palestra con il solo scopo di non essere accusate di sciatteria e in questi momenti vorremmo avergliela data all’istruttore di pilates invece di essere rimaste inutilmente fedeli all’impunito abbandonatore di signore mature!

I figli ormai grandi, abbozzano, criticano, nella migliore delle ipotesi chiedono “ma siete scemi?” – e chissà perchè usano il plurale –  dimostrano la dovuta comprensione per la mamma, i maschi pensano che da ora in avanti saranno loro il capo famiglia e non sanno se questo sia un bene o un male e poi passano oltre, di nuovo concentrati sulla loro vita e di già che si è in argomento ne approfittano per chiedere qualche consiglio su questioni sentimentali (papà,tu che sei esperto mi dici come devo fare a lasciare una tipa che mi si è accozzata?) e un cinquanta euro per la benzina.

Gli amici rispolverano i consigli dati tanti anni fa alle separande trentenni, che tornano sempre buoni e si apprestano a mettere in atto il piano standard certificato dalla Protezione Civile per i casi di amica abbandonata: molti inviti a cena, qualche week end fuori porta, una collaborazione estemporanea in una showroom per distrarsi e soprattutto occasioni per conoscere qualche bel signore piacente, adatto alla nostra età.

Per pura combinazione ne conoscono uno che se ne è appena andato di casa….

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