I favolosissimi Eighties ovvero i ricordi che ingombrano.

Post a quattro mani con Francesca Martinengo

Grazie a varie concause (tra cui la paraparesi che non mi permette di essere indipendente, #tuttegiuperterra) sono tornata a vivere con i miei.

La parola d’ordine che echeggia nelle orecchie come un mantra non stop è “bisogna fare spazio, quando lo fai?”, seguito da  “per forza, se no qui non entriamo più”. Possibilmente ripetuto appena sveglia prima della colazione e al ritorno dal lavoro, appena metto piede in casa.  A contribuire al tutto ci si è messa anche un’infiltrazione d’acqua che, anche se bloccata, ha macchiato i muri: alla fine è dovuto reimbiancare. Abbiamo vissuto per giorni come accampati in casa, svuotando gli armadi per renderli più leggeri e poterli staccare dai muri.

Così ho trovato tonnellate di cose da buttare di quando ero bambina-ragazzina. L’altro ieri ho persino rinvenuto una serie di adesivi del giornalino cult Dolly, con i ritratti di Simon Wild Boys Le Bon e di George Last Christmas Michael. “Oddio – ho pensato – com’è cambiata la situazione: Simon l’ho incontrato l’anno scorso in Australia con tanto di moustache, pantaloncini e maglietta stile bagnante primi del ‘900 e manco lo riconoscevo, George  ha fatto outing  e si è rapato a zero le meches”.

E  io?Splendida Splendente (ora ovviamente: permanente e spalline non aiutavano, via).
Francesca Martinengo – qui sotto con Simon Le Bon

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Insomma non è mai finita. Quando abbiamo pensato che finalmente se ne sono andate purtroppo può capitare che ritornino a casa, e questo non significa mai niente di buono.

Ma noi ingenuamente, dopo aver lasciato passare un ragionevole lasso di tempo, avevamo già fatto progetti per trasformare la loro stanza nella camera degli ospiti oppure in uno studio dove finalmente tenere in ordine le mille bollette e carte di cui non ci si riesce a liberare , e un po’  a malincuore dobbiamo tornare sui nostri passi perciò, dopo aver fatto prendere aria all’ambiente e sprimacciato il piumone, le riaccogliamo a braccia aperte perché così deve fare una mamma, ma con un filino di delusione per i nostri piani di decorazione d’interni mandati a monte.

Poi non è che ritornano a mani vuote…si riportano indietro tutto quello che serve alla loro sopravvivenza, emotiva e non, senza averci mai liberate veramente dalle mille cianfrusaglie dei loro anni adolescenti. Care bambine, ma perché quando ve ne siete andate via di casa non vi siete portate via tutti i vostri irrinunciabili ricordi e ce li avete lasciati in mille scatole e scatolette irrinunciabili anche quelle perché sono decorate con il Piccolo Principe o con gli angioletti di Fiorucci?
Delle due l’una: o erano irrinunciabili e perché allora non li avete portati con voi o, dato che li avete lasciati indietro senza apparenti ripensamenti, perché adesso non li possiamo finalmente buttare? e ancora: se proprio non possiamo fare la camera degli ospiti, almeno facciamo un po’ d’ordine . Dài che lo dice anche la Marie Kondo che per iniziare una nuova vita bisogna liberarsi delle cose inutili e magari se cominciate dal poster di Simon Le Bon la vostra vita potrebbe riprendere meglio di prima, e non veniteci a dire che vi creano delle emozioni perché abbiamo seri dubbi sul fatto che George Michael dia vibrazioni positive con quei capelli bicolor e quell’espressione bisex.

Perciò, bando alle ciance e datevi una mossa. Le cianfrusaglie le abbiamo messe tutte in mezzo alla camera, cosi ci inciampate dentro e non potete fare finta di non averle viste, i vestiti sono tutti sul letto, spalline imbottite e scaldamuscoli fucsia inclusi, e anche se li spostate per andare a dormire, noi la mattina dopo ve li rimettiamo allo stesso posto finche non vi decidete a fare piazza pulita anche di quelli.

E non lamentatevi sempre che vi rompiamo le scatole appena sveglie, o quando varcate la soglia di casa perché ricordatevi che siamo ancora nella fase zen in cui molto correttamente chiediamo il vostro parere ma non tirate troppo la corda: in assenza di vostre reazioni il prossimo passo sarà il sacco nero globale in cui finiranno sia il poster di Simon le Bon che tutti i puffi delle merendine Kinder e forse una mattina, con la scusa della perdita del tubo, chiedieremo al decoratore di usare per le pareti quel colore che abbiamo visto sulla rivista di arredamento, e vedrete che vi piacerà. E non sognate di attaccarci il poster di Ryan Gosling o di Joe Bastianich.

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