Tesori nascosti

Avere la mamma è una gran fortuna e, dopo una certa età, anche un grande impegno. Intanto perché la “certa età” è la sua, ma anche la nostra, che non siamo più ragazzine piene di energia, e che quella che ci rimane vorremmo tanto volentieri impiegarla per i nostri beneamati corsi di yoga, qualche sciata in montagna, una gita in bicicletta e non per uno di quei momenti preceduti in genere da frasi come “mi aiuteresti a cercare…” oppure “non ricordo più dove ho messo….” che preludono senza via di scampo a interventi di recupero di oggetti che nella migliore delle ipotesi giacciono nascosti in fondo a scatoloni a loro volta  stipati in fondo agli armadi e nella peggiore sono già stati cassonettati alcuni anni fa e maman non se ne ricorda e non è nemmeno cosi certa che queste cose esistano veramente. A mia mamma questo momento topico capita abitualmente in primavera, quando  scatta il trip del rinvaso.

La sua collezione di vasi da balcone è sterminata il che, per essere in assoluto la più grossa killer di qualsiasi pianta o fiore che cresca anche sul più microscopico e striminzito dei balconi di città che io conosca è già un bel record. Tanto per darvi l’idea: da metà giugno in poi mia madre smette di bagnare le piante perché così muoiono “naturalmente”e non si pone il problema dell’innaffiatura durante le vacanze estive. Insomma, l’equivalente vegetale del cane abbandonato all’autogrill o del suicidio assistito.

Con queste premesse non si capisce come mai continui a fare esperimenti botanici ai limiti della “Piccola Bottega degli Orrori” che, pur in assenza di un qualsiasi tipo di risultato VIVENTE, richiedono un’intensa attività di rinvasi da un contenitore all’altro, operazione da svolgersi tassativamente tra il periodo di siccità invernale e quello di non-innaffiatura estiva. Ma chi sono io per oppormi? Preferisco convogliare le mie energie verso più nobili scopi (tipo il non farmi diseredare per rifiuto di collaborazione).

Esattamente come accade con le coperte di lana, i servizi da tè, i detersivi, le fotografie del matrimonio e le teglie da torta mai usate nella vita, mia mamma conserva anche i vasi in modo maniacale: divisi per tipo,impilati per misura, imballati per colore e disposti sugli scaffali di una cantina che è più ordinata della mia dispensa e naturalmente quelli di cui non può fare as-so-lu-ta-men-te a meno sono sistemati in un anfratto irraggiungibile a meno di non voler rischiare tre costole incrinate e una slogatura, oltre naturalmente di riempirsi di polvere dalla testa ai piedi.

Come se ciò non bastasse ha elaborato la strampalata teoria secondo la quale l’unica che può aiutarla in un’impresa di tale delicatezza deve essere persona di estrema fiducia e, quindi, possibilmente di famiglia. Forse perché teme che le spie russe, dopo aver messo le mani sulle mail di Hillary Clinton decidano di impossessarsi definitivamente dei segreti delle cantine delle vecchie signore di Torino

 L’unica candidata per la spedizione risulto quindi essere io, dal momento che mia sorella quando capisce che è aria di’”operazione recupero” parte per una crociera nei mari del Sud e questa è la ragione per cui lei di piante ne capisce se possibile anche meno di mia mamma ma in questo periodo è molto più abbronzata di me.

Questa volta però – sarà che i vasi erano più facilmente reperibili, sarà che avevo deciso di dedicare alla madama mamma qualche minuto in più del solito invece di inventare fantomatici impegni per scappare velocemente oppure perché l’armadio della cantina non si chiudeva bene a causa di una scatola finita di traverso alla porta – ho recuperato un tesoro.

Sono uscita come sempre impolverata ma non prima di aver prelevato nell’ordine: un paio di decolleté argentate con fiocco, sandali neri di Yves Saint Laurent, Chanel bianche con tacco quadrato anni Sessanta, un paio di scarpette da sera in velluto mauve e una Mary Jane blu di Diego della Valle prima maniera. Maman, concentrata sui suoi vasi ha dato il consenso all’asporto – cosa non scontatissima, conoscendola – anche perché subdolamente ho neutralizzato ogni futura pretesa familiare ricordandole che mia sorella calza quasi esclusivamente ballerine (e così impara ad andare in crociera).

Insomma, ci stiamo preparando alla bella stagione: lei che potrà tranquillamente torturare le sue verzure spostandole da un vaso all’altro senza innaffiarle mai e io che ho rimpinguato adeguatamente il mio parco-scarpe con degli elementi vintage da invidia.

Quando si dice l’armonia tra madre e figlia…

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