Claudio Baglioni e noi. Perchè gli perdoniamo il botox

Per sempre sarà il ragazzo con la criniera di capelli scuri, il viso affilato, gli occhioni grandi e lo sguardo un po’ liquido. Quello che ha creato la colonna sonora di tutti i piccoli grandi amori che oggi ricordiamo con tenerezza e nostalgia. Perché eravamo giovani, carine, innamorate e felici, ma sempre a un passo dal tormento della lontananza, dalla tristezza dell’abbandono, dall’insicurezza della gelosia. Eravamo ragazze sull’orlo delle pene d’amore.

Per questo, ormai milfone stagionate, siamo disposte a perdonargli l’abuso di botox (anche se giustificato in parte da un pauroso incidente) il sorriso che si ferma a metà faccia, l’espressione da vecchia zia.

Perché Baglioni vale per quanto vale nella vita di ciascuna di noi.

In quei lontani anni ‘70 (e fino ai ‘90) anche quelle che ascoltavano i Credence Clearwater Revival o i Ramones quando si innamoravano avevano bisogno di una baglionata su cui sognare a occhi aperti o piangere tutte le lacrime del mondo.

Tutte avremmo voluto essere pregate “passerotto non andare via” e ci immaginavamo “correre felici a perdifiato” con i nostri pantaloni a zampa e le magliette fini della Fruit of the Loom a “fare a gara per vedere chi resta indietro”.

Quando eravamo adolescenti “fatte di sguardi e di sorrisi ingenui”lui ha rinchiuso in una strofa le famose farfalle nello stomaco. Cosa c’è di più sintetico, preciso e definitivo di “e adesso non ci sei che tu /soltanto tu e sempre tu/che stai scoppiando dentro il cuore mio”?

Ogni nostro amore era “bello come il cielo/bello come il giorno/bello come il mare/ ma non lo so dire”. Menomale che c’era lui, a dirlo. E ancora oggi ci prende il brivido.

Funzionava soprattutto negli addii, Baglioni. In quei momenti in cui le storie finivano dopo l’ultimo ballo “vai via così/ finisce allora tutto qui/ fra poco andrai/un lento l’ultimo oramai”, quando sembrava che domani sarebbe stato un buco nero ma con la speranza di una rivalsa “E chissà se prima o poi/se tu avrai compreso mai/se ti sei voltato indetro” (bisognava correggere un po’ il testo per adattarlo al punto di vista femminile, ma il concetto e le parole erano quelli).

Ci raccontava anche le paranoie del dopo: “tu cosa pensi/dove cammini/chi ti ha portato via/ chi scopre le tue spalle/chi si stende al tuo fianco/chi grida il nome tuo” e ha dato parole e musica all’angoscia dell’attesa e al fare qualcosa –magari un appostamento sotto casa – pur di non restare lì, inermi “quante volte ti ho pensato/sulla sedia di cucina/quante volte ti ho incontrato/nelle cicche che spegnevo/quante volte ti ho aspettato/quante volte ti ho inseguito/quante volte ho chiesto te”.

Ci ha fornito i titoli di coda per le storie d’amore che finiscono tra cuori a pezzi e gesti quotidiani “Chi mi vorrà dopo di te/si prenderà il tuo armadio/e quel disordine che tu/hai lasciato nei miei fogli/andando via così/come la nostra prima scena/solo che andavamo via di schiena”.

E ha saputo prevedere quello che saremmo diventate, strada facendo. Sedute lì a rimpiangere i “cassetti di ricordi e di indirizzi che ho perduto”, “visi e voci di chi ho amato prima o poi andar via”, a “sognare sopra un treno che non è partito mai” perché il famoso “gancio in mezzo al cielo” non è arrivato o era troppo alto, forse.

Tutte le canzoni del Baglioni di quegli anni ci raccontano un tempo che è stato “nostro”, in cui credevamo al romanticismo, alle emozioni assolute, all’infinito dei giorni che avevamo davanti. Ognuna di quelle canzoni ci è stata compagna di un momento che ricorderemo per sempre.

Perfino questa: “signora Lia stasera/stai con tuo marito/sta’ tranquilla che non sa/non sa che l’hai tradito…lava i piatti e asciuga il viso/non ci pensare più/con lui siedi e accendi la tivù”.

Colonna sonora suggerita durante la lettura:
Questo piccolo grande amore-1972
Sabato pomeriggio-1975
E tu -1974
Amore bello-1973
Tu come stai-1978
Quante volte-1977
Mille giorni di te e di me-1990
Strada facendo-1981
Signora Lia-1970

8 Commenti

  • Paola Ferrari ha detto:

    Baglioni ha scritto e cantato anche “i vecchi” canzone poco conosciuta ma molto bella.Non dico che sia per noi,ma per i vecchi appunto.Non vorrei sbagliarmicon De Gregori.Ma no e Baglioni.

  • Elena ha detto:

    E non solo nei ricordi : un falo’, una chitarra, il fuoco scoppiettante in un camino e un gruppo di amici ;in una sera d’estate o sotto una nevicata fitta che tutto ovatta….Un bicchiere di vino e Baglioni appare : si canta prima pian piano persi nei pensieri un po’ timorosi della nostra tonalita’ e dei giudizi altrui,poi,rifrsncsndosi, arriva il coro e ci si guarda come allora partecipi della stessa magia: grazie Claudio .

  • Gabriella ha detto:

    ah, e qui non posso non commentare… Baglioni è stato ed è tuttora il mio sogno nel cassetto, l’amore impossibile che sai già che rimarrà tale. Vado a ogni suo concerto dal 1977 e ancora adesso, attempata signora, ogni volta mi scalmano come la 15enne che ero…Ovviamente so tutte le canzoni a memoria (tutte, anche quelle che la gente “distratta” definisce “meno belle delle prime”). Bisogna ascoltare, cari miei, non solo sentire!
    Gli perdono il botox, gli perdono tutto, sono talmente in debito con lui, che mi ha fatto sognare e che è stato la colonna sonora della mia gioventù! Riagganciandomi all’articolo precedente, io che per oltre 40 anni ho snobbato il festival, quest’anno l’ho guardato tutto, e mi è persino piaciuto!
    GRAZIE, MITICO CLAUDIO!!! E grazie Francesca per questo articolo 😉

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