Befane si diventa. Qualche suggerimento per evitarlo

Per quelle che sono “befane dentro” (oh quante ne conosciamo, vero?) non c’è niente da fare. E comunque non aspettano certo il 6 gennaio per infestarci l’esistenza, sono bravissime a lastricare di carbone ogni giorno dell’anno, ogni occasione possibile.

Ma qualche volta capita che anche quelle che normalmente non lo sarebbero, scivolano verso un befana-style assolutamente deprimente e controproducente. Colte a tradimento dalla depressione della menopausa che ci rende un po’ confuse nello stabilire se stiamo vivendo una fase di fine (maternità, famiglia, sesso, droga e rock and roll) o un nuovo inizio, molte di noi, in nome di una pessima interpretazione del concetto di “tempo che passa” – o forse solo di “comodità” – si puniscono autotrasformandosi in befane. Magari griffatissime, ma sempre befane.

Quindi, tra i buoni propositi REALI da fare per il 2016 iniziato da qualche giorno bisogna tassativamente inserire quelli di una semplice TO DO (NOT) LIST:

NO alla lingerie “calda e comoda”. Tenere calde le tette e il sedere eccetera non è di nessuna utilità. Non è che ci ammaliamo se prendiamo freddo lì. Se invece proprio serve una canottiera per salvaguardare la zona lombare, un po’ critica dopo una certa età, che sia moooolto ma mooolto carina per forma, materiale e colore.

NO ai capelli inutilmente lunghi, inutilmente corti, inutilmente bianchi. Dopo gli anni Sessanta è passato il tempo in cui scattava automaticamente il taglio corto “da signora”, ma è altrettanto vero che i capelli lunghi stanno bene alle ragazze(ine) e un po’meno alle rughe, anche per evitare il più classico dei “dietro liceo, davanti museo”. Affidarsi senza preconcetti anagrafici al parrucchiere di fiducia e lasciarlo fare in genere dà risultati ottimi. I capelli bianchi devono essere per-fet-ti sia nella tonalità di bianco che nel taglio più adatto. Altrimenti fanno vecchia e basta.

NO alla pigrizia davanti allo specchio. E che diamine, proprio adesso che ci svegliamo presto perché stiamo diventando anziane, non dobbiamo accompagnare i figli a scuola e abbiamo più tempo per noi cosa ci costa mettere una base idratante, un minimo di correttore, una linea di matita, una passata di mascara e una spolverata di terra? Si fa più in fretta a farlo che a dirlo, e il risultato è che si esce con una faccia e un umore migliori.

NO al “completino”, no al monocolore , no ai color pastello, no a cinquanta sfumature di beige, no ai troppi accessori. Esistono fonti di ispirazione meno datate di Una donna in carriera. Con tutti i saldi che ci sono in giro non è particolarmente dispendioso comprare qualcosa solo perché ci piace da pazzi e ci sta bene e non perché “va con tutto”.

NO all’ informe. Se il seno è troppo o i fianchi sono abbondanti è di sicuro meglio non evidenziarli, ma il look “tubo da stufa” fa immaginare, sotto la palandrana, il disastro più totale, anche se non è vero.

NO al tutto nero. Duole dirlo ma invecchia. É il momento di passare al blu: illumina la carnagione ed è anche più chic.

NO alla sciatteria, al “sono scesa un’ attimo così com’ero”. Nemmeno per portare la spazzatura nel cassonetto o per andare comprare il latte al supermercato all’angolo. Al massimo un paio di vecchi UGG facili da infilare e un parka di Zara, stile Gwyneth-Paltrow-che-porta-a-spasso-il-cane-nel-parco-sotto-casa.

NO alla tristezza, all’acidità gratuita, al disincanto, alla supponenza. Guardiamo il mondo con sguardo curioso e con allegria: le rughe del sorriso sono il miglior antidoto contro la Befana che ogni tanto cerca di guadagnare spazio nella nostra vita e di impossessarsi del nostro guardaroba.

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