Cronache torinesi (quasi) mondane. In città succedono cose…

In questa coda d’estate la mail si intasa di “save the date” e manca il tempo persino per portar fuori il cane: è iniziato il tourbillon dei vernissage.

Inaugurano negozi e festival, aprono i battenti kermesse culturali e nuovi locali per l’aperitivo, ci si ritrova al concerto o nel nuovo ristorante in un piacevole surplus di attività mondane che ci fanno sentire sempre taaanto impegnate.

C’è  tanta roba in giro, ma vedrete che si arriverà prestissimo – passando per quello che si annuncia come l’Evento con la maiuscola, cioè l’apertura delle ex Officine Grandi Riparazioni con concerti e manifestazioni di livello internazionale – alla prima settimana di Novembre, quando l’apoteosi delle manifestazioni dedicate all’Arte Contemporanea chiuderà il cerchio e si potrà finalmente pensare alle cene di Natale. Insomma, stiamo  “scaldando i motori”, per usare un’ espressione che dalle nostre parti ha anche un suo significato emblematico.

Non c’è niente da fare: è il periodo del “giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose”, del “mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente” del “meglio indossare qualcosa di estivo e far vedere l’abbronzatura rimasta oppure uscire il pezzo delle nuove collezioni e bruciare sul tempo la concorrenza (e morire di caldo)?”.

Un Hollywood Party alla sabauda, con quel tanto di understatement che rende rassicurante ogni occasione. In fondo siamo poi sempre a Torino, mica alla Vogue Fashion’s Night Out, che diamine!

Il passaparola è d’obbligo e siamo leggermente contrariate se il burraco benefico si accavalla con l’apertura della mostra fotografica ma tant’è: essere dappertutto non è chic. Bisogna saper scegliere, secondo interesse e gusto personale. Si va per sostenere chi decide di iniziare una nuova attività, perché si spera di incontrare qualcuno, per accompagnare l’amica single. E si va anche perché non abbiamo ancora voglia di metterci in cucina. Ci sarà tempo per farlo in inverno, quando tutto sarà già stato inaugurato. Per il momento si risolve con il buffet:  qualche focaccina farcita e due o tre monoporzioni di tartare o insalata russa nei bicchierini trasparenti. E, nemmeno da dire, uno più calici di bollicine e/o bicchieri di Spritz.

I figli sono ancora in mood vacanze e quindi vanno in pizzeria e i mariti…boh?

In ogni evento ci si riconosce per tribù. Quelli dei “creativi” hanno il buffet spartano: vino e grissini che finiscono sempre troppo presto e perciò sono l’unità di misura della grande affluenza di pubblico. Molte barbe, vestitini+anfibi o camice bianche e pantaloni neri, tante biciclette legate davanti all’ingresso.

L’opening modaiolo crea il caos del  traffico, con tutte le vie limitrofe bloccate. Tasso altissimo di fashion (e ritocchini) e pochi uomini, che appaiono spaventati dall’agguerrito gineceo. Quelli che ci sono si dividono tra chi ha l’aria di saper padroneggiare perfettamente la situazione (e di trarne un successivo profitto) e  quelli con l’espressione “che-ci-faccio-qui-non-si-potrebbe-andare-a-mangiare-una-pizza?”

Si scopre di avere un guardaroba assolutamente inadeguato e  si corre ai ripari. Non è che si può “passare di lì” in pantaloni larghi e sneakers, cioè vestite come tutti i giorni. Parliamoci chiaro: il “vengo così come sono” è da considerarsi assolutamente impraticabile, soprattutto dopo una certa (età). Anche perché, quando siamo in mezzo a tutte le altre abbigliate “da corsa”, ci viene il nervo a pensare a quel vestito o quel paio di scarpe che non abbiamo comprato pensando che non avremmo mai avuto l’occasione per metterlo perché ci sembravano too much e che invece, visto l’andazzo, sarebbero stati appena appena giusti. Ricordiamocelo, la prossima volta.

concerti di MiTo riuniscono  tra i velluti delle platee il mix fashion-sociologico di madame torinesi eleganti ma con quel tocco di abituale rigidità sabauda e sciure milanesi in trasferta che si presentano in pantapalazzo alla caviglia e ballerine con la scioltezza di chi ha consuetudine con la moda.

Qua e là, nei quartieri più hipster (si può ancora dire “hipster”?) il popolo dei buongustai rigorosamente under 50 in tascapane e sneakers fa onore alle più disparate tendenze gastronomiche e alle novità dei bartender in locali già noti o appena aperti. Queste sono zone anagraficamente off limit per le signore che, se decidono di avventurarsi, stanno sempre un po’ in ansia perché temono di trovarci i figli. E comunque si capisce da lontano che non sono al loro posto: indossano quasi sempre Hogan e golfino.

Più tardi il caso e la serata ancora tiepida di fine estate mescoleranno i superstiti e a mangiare polpette all’ombra della Mole si ritroveranno vicine di tavolo signore con tacco dodici accompagnate da un nuovo cavaliere, ragazze con gli anfibi, madame  appena uscite dal Regio avvolte nelle pashmine e mamme attempate in sneaker costose e golfino bon ton. In città, nelle mezze stagioni, succedono cose…

 

 

 

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