Dopo le bocce, le freccette e la settimana enigmistica cosa resta dell’ estate?

L’abbronzatura esagerata è fuori moda. Il beach volley è ormai precluso a causa di mille piccoli acciacchi e dolorini diffusi. Le parole crociate ci hanno stufato e dopo due giorni dall’uscita in edicola della Settimana Enigmistica abbiamo già terminato le cornici concentriche, il gioco a premi e tutti i cruciverba, compreso il Bartezzaghi.

(A questo proposito ringrazio la signora che la settimana scorsa, suggerendomi “robiola” a mezza voce, come una cospiratrice carbonara, mi ha consentito di portare a termine la “ricerca di parole crociate”. Senza di lei sarei ancora qui a cercare il nome di un formaggio incrociabile con Beethoven.)

Chi ha nipotini  passa dal cartolaio a fare incetta di astucci e zaini per la scuola, chi non li ha fa un giro tra le vetrine del paese e acquista qualcosa per l’inverno. Tanto per non perdere l’abitudine allo shopping. I tornei di carte sono agli sgoccioli, molti dei giocatori abituali sono rientrati in città e gli altri pur di comporre un tavolo coinvolgono giocatori scarsissimi mai presi in considerazione, salvo ricordarsi il perché subito dopo la seconda mano.

Le lettrici compulsive si sono già messe in pari leggendo Cognetti, I Medici e tutti i must consigliati dagli inserti dei quotidiani.

Le sportive a oltranza, orfane di allenamenti “seri” e costrette al riposo forzato sulla spiaggia per amor di pace familiare si sono scatenate nei tornei di bocce, meno popolari del ping pong e del calciobalilla, ma altrettanto impegnativi sul fronte della competitività e del gesto atletico.

Il fisico sportivo aiuta e i movimenti sinuosi distraggono gli avversari, perciò non è raro che qualche simpatica e piacevole signora porti a casa un premio alla gara di freccette, surclassando un turista inglese abituato a giocare tutto l’anno al pub.

La vacanza is over, è tempo di rifare le valige e programmare le lavatrici del rientro. Ma c’è ancora una cosa che prolunga il profumo dell’estate: la conserva.

Coltivatrici di orti urbani seguaci di Michelle Obama, inguaribili odiatrici di cose di cucina, nostalgiche degli insegnamenti della nonna, strenue sostenitrici del passaverdure contrapposte  alle utilizzatrici di minipimer… qualunque sia il nostro rapporto con i fornelli la conserva è il degno epilogo della vacanza estiva. Tra l’altro i contenitori ermetici sono molto di tendenza (tipo quelli in cui nei bar fighetti ci hanno servito per tutta l’estate la granita o l’acqua aromatizzata al rosmarino limone e salvia)  perciò ci si può sbizzarrire anche sul fronte estetico e male che vada, terminato il sugo li possiamo utilizzare per un mojito sbarazzino.

Qualche chilo di pomodori, un’attrezzatura basica fatta di pentole, passaverdura e ciotole e dopo una rapida ricerca su GialloZafferano tutte siamo in grado di produrre almeno un barattolo di conserva.

Magari quest’anno ci provo. Mi sembra un bel modo di prolungare l’estate.

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