Levare (e lavare) le tende

Metti una sera di maggio, quando comincia a fare un po’ caldo e si sta sul divano con la finestra del salotto socchiusa per far entrare il profumo dei gelsomini.

Purtroppo è un mercoledì, e nonostante i canali del digitale terrestre, sky, sky on demand, primafila eccetera,  il mercoledì in tivù è serata moscia.  Anche una onnivora patita di serie televisive come me si rifiuta di guardare quella cagata pazzesca che è Mozart in the Jungle e i reduci di Twin Peaks ne hanno avuto già abbastanza del primo round, quando c’erano gli stessi attori di oggi ma con venticinque anni di meno.

Non è ancora scoccata l’ora della Bella Addormentata sull’Ektorp e lo sguardo vaga per la stanza. Sui libri appena acquistati al Salone, sul gatto che occupa la poltrona di pelle ormai ridotta a uno schifo per via delle unghiate, sulle peonie in stoffa che sarebbero quasi da buttare, sulle tende… già, le tende. Bisognerà pur lavarle, ‘ste tende.

I termosifoni sono stati spenti e anche la più refrattaria ai lavori casalinghi sa – perché sua madre glielo ha inculcato fin da bambina – che quando finisce la stagione del riscaldamento centralizzato si devono lavare le tende. Naturalmente è opportuno farlo anche in altri periodi dell’anno ma quelli sono lavaggi a calendario variabile, in base alle necessità e soprattutto alla voglia. Il lavaggio tende del fine-riscaldamento invece è sicuro come Natale il 25 dicembre.

Qualcuna pensa che dovrà ricordarlo alla colf, altre se lo appuntano mentalmente come compito per il week end prossimo venturo. La casalinga estemporanea no: qui lo pensa e qui lo fa. Seduta stante.

La tele continua a restare accesa su una delle mille repliche di Criminal Minds mentre viene posizionata la scala. E a volte capita che per pigrizia la estemporanea staccatrice di tende usi una scaletta poco sicura perché più a portata di mano invece di quella con apposita balaustra. Un attimo e quella casalinga di mezz’età che instancabilmente ripete alla mamma ottuagenaria di non salire sulla scala quando è da sola, di chiamare la portinaia, di fare attenzione perché basta un capogiro… Proprio quella casalinga di mezza età in cima alla scaletta di legno con le infradito da casa (di Ralph Lauren ma pur sempre di gomma) si sbilancia e cade come un sacco. Di schiena, dritta sullo spigolo del tavolo da pranzo.

L’istinto di conservazione ha fortunatamente per un attimo la meglio sul ricordo di quanto sono costate le tende e la poverina si aggrappa per cercare di frenare la caduta. Pazienza se l’impalpabile garza grigio azzurra si strappa: anche per questo c’è Mastercard.

A questo punto entra in gioco l’esperienza accumulata in tredici serie di  di Grey’s Anatomy e prima di giacere a dissanguarsi sul pavimento l’improvvida casalinga butta la testa sotto l’acqua gelida (piega rovinata), la avvolge in un asciugamano (macchie indelebili di sangue, bisognerà buttarlo) e si attacca al campanello dei vicini che come angeli custodi si occuperanno amorevolmente di lei chiamando il 118 e avvisando i familiari avvisabili.

Tutto il resto è una puntata di E.R. medici in prima linea, con un normalissimo codice verde. Il risultato: alcuni punti di sutura , una fasciatura degna di un reduce della prima guerra mondiale da nascondere sotto uno dei foulard di Hermès ereditati dalla zia e un polso un po’ gonfio a cui rimediare con l’immancabile gel all’arnica.

Oltre alla mamma che ricorda senza tanti complimenti e una sottile vena di sarcasmo che è meglio non salire su una scala ballerina quando si è da sole in casa…a una certa età.

 

4 Commenti

  • Gabriella ha detto:

    Ussignùr!!!!!!! lo dico sempre, io, che lavare le tende fa male alla salute…
    Mi spiace, tutto bene?

    E comunque non esiste un’età per cadere. Si cade e basta. 😉

  • roberta ha detto:

    Come mi riconosco in questa situazione…ahimè. …Le casalinghe estemporanee sono un pericolo costante….Guarisci presto e abbi cura di te,prima che delle tende!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *