Serate per signore

Non so come siete messe voi, ma io (almeno a breve, anche se non bisogna mai mettere limiti alla provvidenza) ho scarsissime chances di venire invitata a cena da Viggo Mortensen  o di organizzare un aperitivo con Luca Argentero. Tanto per dire i primi due che mi sono venuti in mente.

Un’ottima alternativa nell’ afosa estate di città è senz’altro una serata con  le amiche, magari per festeggiare un compleanno. Si, ci sono signore che i loro anni non solo li dichiarano tutti, ma li festeggiano pure! Forse anche perché, visto che il tempo passa comunque, tanto vale avere dei bei momenti da fissare nella memoria. Un po’ come mettere dei segnalibro.

Che poi questa cosa delle riunioni tra donne va benissimo per 364 giorni all’anno.  Ovviamente l’unica data da evitare come la peste è l’8 marzo ma per il resto sono un’occasione di divertimento impagabile. E  a differenza delle partite di calcetto o del doppio a tennis dei colleghi maschi, passatempi che dato l’alto  rischio ortopedico e cardiaco a un certo punto devono finire, le nostre soirée possono continuare per tanti anni a venire.

Uno dei lati positivi è che finalmente ci possiamo vestire, pettinare e truccare per essere esaminate da una giuria veramente competente. Si dice che le donne scelgano come vestirsi per piacere alle altre donne: ecco, questa è proprio una di quelle volte in cui succede. Un uomo non ricorderà il colore del nostro abito, non saprà dire se stiamo meglio con i capelli sciolti o raccolti, lisci o ricci. Finiti i tempi in cui fingevano un interessamento posticcio, ormai tutte le nostre fatiche tra vetrine, parrucchieri e negozi di scarpe devono rispondere alla sola domanda “quanto sarà costato tutto ciò?” Anche in caso di separazione di beni e dei conti correnti.

In una serata di sole donne invece ogni partecipante viene sottoposta da tutte le altre ad una approfondita analisi tridimensionale  e in una frazione di secondo viene compilato mentalmente una specie di questionario a risposta multipla. Nessuna è esente, non fate le superiori perché non vi credo. Chi dice “io no” sta mentendo.

Vengono controllati nell’ordine: qualità e originalità dell’abito, rapporto forme/colori tra loro e in relazione al fisico del soggetto, tipo e qualità delle scarpe, congruità dell’insieme. Anche in rapporto al “tono” dell’ evento.

Questa analisi ingegneristica viene eseguita con precisione svizzera nei primi dieci minuti da quando si varca la soglia.Praticamente nell’esatto istante in cui si pronunciano frasi tipo “che piacere vederti!” ,“che bello incontrarsi ogni tanto fra noi”, “che splendida idea questa serata”. Si passerà quindi il resto del tempo a verificare l’esattezza del giudizio, anche se raramente la prima impressione ci tradisce.

Diversamente da quanto fanno gli uomini il costo è una variabile che non viene presa in considerazione perché: a) non è chic parlar di denari  b) fa tanto invidiosa e c) se è uno Zara tirato via nei saldi che però sembra un capo di boutique sarà la stessa proprietaria a farlo notare.
Chi ha scelto il capo di uno stilista famoso oppure evidentemente molto costoso però dovrà fare attenzione che nessun dettaglio sia men che perfetto, altrimenti scatta il cartellino rosso, che tradotto in parole suona più o meno:“con quello che l’ha pagato le sta da schifo”.  Giudizio da non  far trapelare nemmeno con un’inopportuna alzata di sopracciglia.

A questo punto molti staranno già pensando che una serata del genere è più pericolosa di una passeggiata sull’ orlo di un precipizio, più perfida di Crudelia De Mon e  più noiosa  di un’intervista di Fabio Fazio. Nossignori: una serata come questa è la celebrazione del tanto citato multitasking, per una volta destinato a frivolezze e non, come sempre, a conciliare lavoro e famiglia. 

Mentre con una parte del cervello siamo concentrate sull’accurata schedatura – che è poi sempre un bell’esercizio mentale – con la parte restante  riusciamo perfettamente a intrattenere delle piacevolissime e divertenti conversazioni. Oltre – ça va sans dire – a fare onore al buffet  giurando di essere a dieta e a scolarci un paio di mojito o qualche bicchiere di bollicine con la naturalezza di un camionista serbo. Signore va bene ma sull’alcol tendiamo un po’ a sbracare. Tanto siamo tra noi…

L’assenza di uomini ci agevola moltissimo perché non siamo costrette a trovare argomenti di conversazione condivisibili e tra una fetta di salame e una torta salata, tra “hai provato il patè?” e “ma dove li trovi questi grissini?”non tralasciamo aggiornamenti sui figli, racconti di genitori e relativi acciacchi, consigli di viaggio o informazioni su nuovi lavori e raggiunti pensionamenti. Insomma, si parla parla parla e parla di quello che fa piacere condividere. Magari ritroviamo amiche che non  vedevamo da tempo e allora la voglia di raccontarsi è doppia, perché bisogna recuperare il tempo perduto e  vorremmo continuare  per ore.

Nel caso poi ci fossimo perse per strada qualche importantissimo dettaglio potremo sempre contare sull’aiuto delle altre. Per questo abbiamo inventato le telefonate del giorno dopo.

Gran belle serate, quelle tra signore. Però se chiamasse Luca Argentero…

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