Tristezze di Gennaio. E le regole per superarle.

Gennaio è un mese che mette addosso una certa depressione.

Iniziando dal meteo: non si ha memoria di città soleggiate, al ritorno dalle vacanze natalizie. Premetto che, essendo nata in questi paraggi, io ci sguazzo nelle atmosfere nebbiose e nelle giornate di pioggia invernale, ma posso capire quelli che si sentono giù.  Immancabilmente i rientri, già funestati dalle code ai caselli, sono caratterizzati da nebbia e precipitazioni varie. Il che ha almeno il vantaggio di non farci rimpiangere troppo la vacanza appena terminata.

A casa, salvo quei casi disperati di chi smonta l’albero di Natale soltanto a Pasqua perché non trova mai il tempo per farlo, ci attende il noioso compito di riporre capannucce, pastori, palle e luminarie nelle apposite scatole e rimandare tutto in cantina fino al prossimo ponte dell’Immacolata. Un sipario di ordine che si chiude inesorabilmente sulla festa e lascia indietro solo qualche calza di Befana piena di torroncini e gianduiotti. E tre statuette di Re Magi, che ritroveremo tra i cuscini del divano fra qualche giorno.

Forse è meglio buttarsi sui saldi? E sperperare il poco che è rimasto sul conto corrente dopo i regali e le pantagrueliche cene a base di zamponi, salmoni e panettoni?  Ci sarà ancora qualche spicciolo dopo la vacanza nei mari del sud o il costosissimo regalo tecnologico? Sì, in effetti i saldi possono avere un effetto placebo. A patto naturalmente di andarci da sole, lasciando a casa mariti e compagni che con l’aria tra l’annoiato, il sacrificato e il moralista sono una litania continua di “Hai finito? “Ci va ancora molto?” “Ti serve veramente?” “Ma non ne hai già uno uguale?”.

Si può fare la spesa per riempire il frigo – desolatamente vuoto dopo che tutti gli avanzi sono stati mangiati o gettati definitivamente nell’ umido – in un supermercato aperto in un giorno festivo e facendo attenzione a non esagerare con i sacchetti. Il politicamente scorretto è in agguato.

Avanti di questo passo si fa in fretta a raggiungere la soglia critica del Blue Monday (ma perché dobbiamo farci condizionare  da giorni della settimana colorati?), il giorno più triste dell’anno secondo un algoritmo studiato da uno psicologo americano che, tenendo conto del meteo, del saldo in banca e della consapevolezza che non riusciremo a mettere in pratica i buoni propositi, ha stabilito che il terzo lunedì di Gennaio è il giorno più triste dell’anno.

E me cojoni! (pardon)

E se anche fosse? Per il meteo si può fare poco, a livello spicciolo, ma lo sanno anche i sassi che l’estratto conto del 15 Gennaio è l’Armageddon di ogni carta di credito (e anche uno dei momenti critici del matrimonio), non è certo una novità!

Pure per quanto riguarda gli obiettivi ci dobbiamo dare una calmata: certo sotto l’effetto dei brindisi ci siamo date dei traguardi un po’ troppo ambiziosi, ma in fondo l’anno è appena iniziato. E se anche non dimagriamo di 10 chili , non facciamo la Maratona di New York e  non scriviamo un best seller epocale a chi volete che importi, fra qualche mese? A noi no di certo: abbiamo smesso di essere inutilmente e faticosamente competitive con noi stesse.

Perciò:

  1. Pochi e oculati acquisti in saldo. E due mesi di risparmiucci, che tanto a Febbraio le vetrine son sempre mosce.
  2. Spesa di frutta e verdura detox al mercato, rigorosamente con la borsina in tela.
  3. Albero e presepe in cantina entro le 24 del 6 Gennaio.
  4. Revisione degli obiettivi. Riabbassiamo l’asticella di qualche tacca e non se ne accorgerà nessuno
  5. Una tisana davanti alla finestra a guardare la pioggia sui vetri, con un buon libro in mano. Perché comunque la TV è monopolizzata dal campionato e dal calciomercato. Che se ne fottono delle nostre giornate malinconiche.
  6. Un pezzetto di cioccolato fondente, che aumenta il buonumore.

E per scongiurare definitivamente il Blue Monday suggerisco un’ ultima spesa prima delle economie forzate: regaliamoci qualche momento soltanto nostro, come per esempio il primo weekend dopo le vacanze natalizie (quando tutti restano a casa, vittime dell’algoritmo) a sciare sulle piste ormai libere dalle folle.

In assoluto e per anni il mio personale Best Day of the Year. 

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