X(mas) Factor

“Natale, quando arriva, arriva”: un’affermazione azzardata che ha portato a manifestazioni surreali come il “panettone party” con tanto di spumante che alcune signore di mia conoscenza organizzano da decenni l’ultimo weekend d’estate in uno stabilimento balneare della Liguria.

Fino ai tempi recenti la normale tempistica vedeva il comparire delle decorazioni natalizie nelle vetrine verso metà novembre, subito dopo aver tolto zucche e fantasmi, ma l’ultima tendenza, soprattutto nei grandi magazzini, è quella di trovare panettoni e alberi completi di neve artificiale e luminarie già a metà ottobre, con un certo effetto di spaesamento.

Comunque, per essere nel giusto e riuscire ad addobbare l’albero l’8 dicembre prima o poi bisogna darsi da fare, e allora le signore dotate di spirito natalizio iniziano a procurasi le apposite riviste, sfruttano i tutorial in rete per rinfrescare la memoria sulle decorazioni in pasta di sale oppure vanno alla ricerca dei negozi specializzati dove, in un’atmosfera da catalogo Ralph Lauren, è possibile trovare decorazioni per ogni albero e ambiente natalizio.

Molto in voga il “rustico dorato”, ma vanno anche forte il “design a colori fluo” e le giostrine che riproducono ambienti di fiaba. Le decorazioni in paglia sono ecofriendly ma tristi, meglio allora le ghirlande prodotte dai cinesi, che uniscono i colori sgargianti al prezzo contenuto. E poi luci, tante luci. Ma per favore, che siano fisse, ché quelle intermittenti ci danno il nervo, mentre le  candeline in cera – tanto dickensiane – mettono a rischio rogo tutto l’appartamento. E poi: meglio le palle di plastica indistruttibili ma sempre le stesse dal ’95 oppure le decorazioni in vetro di cui far strage ogni anno?

Capitolo a parte è quello relativo alle nuove tendenze del confezionamento pacchi, essendo già passate attraverso il periodo “vecchi giornali”, quello “scampoli tirolesi” e persino dal dispendiosissimo anche se all’apparenza frugale stile “Ricchi e Poveri” che unisce la semplice ed economica carta da pacchi  e un lussuoso nastro cangiante  da 20 euro al metro.

Lasciati alle spalle i dubbi amletici, da anni ormai preferiamo l’albero di Natale finto, non perché animate da particolare coscienza ecologica e contrarie al disboscamento globale, ma perché abbiamo già più volte sperimentato la spiacevole sensazione e il conseguente lavoro dato dagli aghi di pino che, a partire dal 20 dicembre, cominciano inesorabilmente a cadere sul parquet.

Insomma, grandi problemi a cui pensare mentre stiamo alla fotocopiatrice dell’ufficio o in coda al supermercato.

E se la ghirlanda di stampo anglosassone da appendere sulla porta ha fatto recentemente il suo trionfale ingresso nella lista delle decorazioni imprescindibili, le candele sono da sempre un punto debole: complice l’Ikea, la maniache dell’ambientazione natalizia disseminano per la casa candele alla cannella in quantità tale che, aprendo la porta d’ingresso, sembra di entrare direttamente in uno strudel.

Il capitolo regali attraversa alcuni passaggi obbligati di ordine moral-consumistico: a inizio mese dichiariamo che bisogna essere sobrie e che intendiamo devolvere il corrispettivo a qualche causa benefica. I regali per i bambini, però, sono esclusi. Bella forza: a parte le già nonne, tutte le altre di bambini piccoli a cui fare i regali ormai ne hanno ben pochi!

Il secondo passaggio, dopo alcuni giorni in cui ci sentiamo virtuose e risparmiatrici, prevede la lista ragionata delle persone a cui, oggettivamente, non possiamo non fare un regalo: la lista occupa almeno due pagine. Ed ecco che ci scateniamo al centro commerciale, al mercatino benefico o in qualunque altro negozio e, dopo aver stipato tutti i regali nel bagagliaio, ci dedichiamo alle consegne, che avvengono inchiodando l’auto davanti ai portoni: quattro frecce accese e via veloci, tra gli improperi degli altri automobilisti. L’importante è evitare di farsi tamponare con conseguente disastro fra bottiglie di Barolo e vasi fragilissimi.

Sul fronte enogastronomico anche la meno dotata si cimenta in uno straccio di cena o aperitivo o brunch natalizio, se non altro per sfoggiare la tovaglia ricamata della nonna, mentre la maggior parte si accolla cenoni e pranzi dove convogliare anziani genitori teneramente entusiasti della piccola mondanità e recalcitranti figli annoiati con un occhio, o forse tutti e due, allo smartphone.

Il giorno di Santo Stefano, dopo la cena degli avanzi, ci accasciamo giurando a noi stesse che l’anno prossimo piuttosto ci imbarchiamo in una crociera intorno al mondo e attendiamo trepidanti il 15 Gennaio, quando l’estratto conto della carta di credito ci dirà in quale misura abbiamo contribuito a far salire il PIL e quanto avremmo potuto devolvere alla causa benefica.

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