Elogio della Mixité

In principio era il pendant.

Le nonne insegnavano che la borsa si doveva accompagnare con le scarpe, la cintura e addirittura ai guanti. Che il nero di giorno si indossava soltanto in caso di vedovanza, funerale o udienza dal Papa. Che i gioielli (veri) potevano comparire alle orecchie, ai polsi e al collo solo dopo una certa ora.

Le mamme hanno fatto il resto, spiegandoci che l’accostamento di righe e pois andava bene solo a carnevale quando in mancanza di fantasia ci si vesitva “da zingara” con quel che si trovava. Che il blu e il marrone non stavano bene insieme, che i pantaloni bianchi potevano essere indossati da maggio in avanti e le scarpe da ginnastica servivano per fare ginnastica e non per andare a fare un giro in centro, men che meno portate sotto una gonna.

Grace Kelly era la paladina del twin set monocolore beige: elegante fin che si vuole ma non certo una botta di vita.

Le case erano arredate con mobili antichi o mobili vecchi o mobili moderni e se si passava da un periodo all’altro si cambiavano anche le lenzuola, i quadri e i servizi di piatti perché tutto fosse ordinatamente “in stile”.

Jackie Kennedy veniva fotografata su divani con i cuscini rivestiti dello stesso cintz a fiori delle tende.

Poi è venuto Yves Saint Laurent, che mescolava il blu e il nero ma anche il fucsia e l’arancio senza che Christian Dior e le Sorelle Fontana si rivoltassero nella tomba. Coco Chanel teorizzava la petite robe noire da mattina a sera da abbinare alle perle, tante perle, ancora perle. Tutte false, con l’aggiunta di una camelia di stoffa. Qualche anno dopo le donne dei film di Woody Allen usavano le ceste africane come borse da città e indossavano gilet da uomo.

E mentre sparivano i tailleur e le mezze stagioni, al nostro orizzonte comparivano le collane etniche, gli stilisti emergenti, Madonna, le Nike, lo street style, l’Ikea e il Signor Zara: la diga delle certezze en pendant stava crollando miseramente.

Ci siamo convertite in blocco alla mixité, senza se e senza ma.

Ci siamo liberate dal coordinato, siamo diventate adepte della discromia, fanatiche della giacca maschile portata con la gonna di tulle, ci piace il cachemirino di Cucinelli sopra il jeans di H&M, con il pantapalazzo mettiamo le Converse e l’animalier con il floreale è la morte sua.

Soprattutto ci piace parecchio il saldo da euro 9,99 accoppiato a una strisciata di carta di credito che si mangia mezzo stipendio.

Sopra il cassettone antico, ereditato dalla nonna, non pensiamo di mettere nient’altro che una lampada di design, i cuscini sono di colori, forme, materiali e stoffe diverse e con le tende non c’entrano per niente.

I bicchieri provengono da servizi spaiati, i cani e i gatti sono trovatelli di razze incerte e perfino i figli che girano per casa non sempre hanno la medesima origine, ma cerchiamo di fare di tutto perché vivano bene gli uni insieme agli altri.

É la mixitè, bellezze: nessuna ne resta illesa.

E menomale che l’abbiamo inventata perché una vita di scarpe e borse abbinate sarebbe una noia mortale.

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