“Escimi” la primavera

Sono bastati un po’ di giorni di sole con punte anche un po’ eccessive di 26 gradi perché ci sia venuta voglia di uscire e stare fuori il più possibile, tirando tardi ai tavolini davanti bar all’ora dell’aperitivo.

E questo antipasto d’estate ci ha portato le prime “uscite”, che in città segnano in modo ineludibile lo spegnimento dei termosifoni e il cambio stagione negli armadi:

  • I pantaloni bianchi  “da tirare fuori che è già estate”, come diceva Baglioni. Magari solo per accorgerci che sono diventati un po’ strettini.
  • Le anziane signore accompagnate dalle badanti in lenti giri al sole, sottobraccio intorno all’isolato. Eleganti, nei loro tailleur blu “mezza stagione”,  i capelli bianchi freschi di messa in piega  e il bastone d’ordinanza, che da quando hanno rotto il primo femore non abbandonano più.
  • Le gambe nude, anche non abbronzate, ma solo dopo opportuna ceretta. Chi non ha ancora fissato l’appuntamento dall’estetista insiste con i jeans e va a correre al parco con i pantaloni pesanti lunghi alla caviglia sperando che questo supplemento di calore faccia sciogliere ancora qualche centimetro di giro coscia.
  • Le scarpe aperte, con il ritorno delle sling back che evitano l’inutile esibizione di dita non ancora “presentabili”
  • Le auto sportive decappottabili. In quantità tale che pare di essere a Miami o Beverly Hills e dove la differenza di età tra guidatore e passeggera si misura in decenni.
  • I vasi di fiori sui balconi. Begonie, surfinie, gerani, gelsomini, rose, ortensie e dalie  come se non ci fosse un domani.
  • Le coppie clandestine che durante questi ponti si stanno godendo un anticipo di “quando la moglie è in vacanza”. Come i pesci bianchicci delle grotte sottomarine, con gli occhi abbagliati dal sole. La loro però è stata solo una breve parentesi: ritorneranno nell’ombra il 2 maggio per uscire, come da copione, ai primi di luglio.
  • I ciclisti occasionali. Che hanno immediatamente occupato tutti i pali disponibili e non si sa più dove attaccare la catena.
  • I ragazzini in fila per due delle gite scolastiche, da 8 a 18 anni. Come una fila di processionarie che agli incroci sembrano non finire mai.

Ma sta già di nuovo cambiando il tempo. Perchè è soltanto primavera, signore mie

 

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