Futilità natalizie, in ordine alfabetico

Albero di Natale. Vero, finto o riciclabile? Nessuna scelta si rivela quella assolutamente giusta,  perciò l’anno dopo facciamo l’opposto, per poi pentirci e ricominciare il circolo vizioso.

Beneficienza. Si moltiplicano in modo esponenziale le iniziative benefiche: vendita di torte, aste di quadri, esibizioni di cori gospel o di musica sacra seguite da cioccolata calda per tutti, temporary shop stracolmi di decorazioni e un esercito di signore e signorine beneficamente occupate a consigliare, impacchettare, incassare e rilasciare ricevute scaricabili dalla dichiarazione dei redditi.

Calendario dell’avvento. É una di quelle tradizioni di cui quando sei bambino non ti frega niente e non hai voglia di aprire una finestrella per volta e fai i capricci per aprire subito il 24 con il presepe, poi – dopo un po’ di anni –  te lo compri e scopri che senza occhiali non riesci più a leggere il numerino della finestra del giorno.

Decorazioni. Di rigore la ghirlanda appesa alla porta, poi tante candele profumate alla cannella, pot pourri con le pigne,  stelline alle tende, rosari di lumini,  cuori argentati segnaposto e centrotavola fatti con le arance infilzate con chiodi di garofano. A piacere, sottofondo di Frank Sinatra che canta White Christmas. Lo spirito del Natale si deve vedere e sentire in ogni stanza.

Elleboro. Detto anche “rosa di Natale”. L’alternativa understated alle Stelle di Natale.

Film di Natale. Miracolo sulla 34esima strada, Tutti insieme appassionatamente,  Alvin Superstar, La vita è una cosa meravigliosa,  L’amore non va in vacanza, Love actually. Una signora non prende assolutamente in considerazione i cinepanettoni, ovviamente.

Grinch. “Mentre a tutti gli abitanti di Chinonsò piaceva il Natale, al Grinch che viveva proprio a Nord di Chinonsò, non piaceva affatto” Così inizia il racconto del Grinch, da cui è stato tratto il film con Jim Carrey. In fondo non a tutti piace il Natale e comunque alzi la mano chi – tra il primo e il venticinque Dicembre – non vive almeno un “momento-grinch” in cui sente l’irresistibile voglia di sabotare il Natale.

“Ha già tutto”. E’ la scusa ufficiale per non sforzarsi a immaginare un regalo per qualcuno a cui non si ha troppa voglia di farlo.

Inviti. Se organizzate una cena, una merenda o un brunch di Natale gli invitati devono essere solo le persone a cui tenete veramente. Tutto il resto sono pubbliche relazioni,  buone in qualunque momento dell’anno.

Jingle bell. Da canticchiare a mezza voce mentre impacchettate i regali, farcite il tacchino, sistemate il puntale sull’abete, accendete le candele sul tavolino accanto al divano o girate in bicicletta per fare spese, facendo lo slalom tra gli eterni grovigli del traffico natalizio.

Keep calm and Merry Christmas. Ve l’avevo detto che va bene in tutte le stagioni (vedi l’alfabeto estivo)

Luci d’Artista. Se siete di Torino, una bella tradizione; se non lo siete, una ragione per venire a visitare la città sotto Natale. Ma se vi abituate alle Luci d’Artista tutte le luminarie di via, anche quelle di Corso Buenos Aires a Milano vi sembreranno roba da cinesi.

Mercatini di Natale. Almeno una volta nella vita si deve trascorrere un weekend in giro per quelli tirolesi, per comprare le ciabatte di feltro, lo strudel, le decorazioni con le corna e le ghirlande di bacche e frutta secca. Ma attenzione alle code del rientro: conosco gente che é rimasta a Merano dal Natale dell’anno scorso.

Non mangia il Panettone. Tipico modo di dire milanese: sta a significare una cosa che non dura. Normalmente associato alla carriera di alcuni allenatori di calcio, quasi sempre dell’Inter.

Ottodicembre. La data ufficiale per fare l’Albero di Natale. Non un giorno prima, nè uno dopo.

Panettone o pandoro? E se optate per il Panettone: alto o basso? con i canditi o senza? ricoperto di cioccolato? di pasticceria o industriale? 750 grammi, un chilo, tre chili, cinque chili? Per tacere di creature ibride come il panettone all’albicocca, all’ ananas o alle pere e cioccolato. Quasi quasi passo al Pandoro, mi sembra più serio.

Quelli che… “il Natale è per i bambini”, “ma chi me l’ha fatto fare di organizzare la cena dei parenti a casa mia?”,” il ventisei mattina partiamo per Curma” (i milanesi),  “e se domenica andassimo all’IKEA a farci venire qualche idea?”, ” mai più in macchina in centro a comprare i regali!”, ” l’anno prossimo partiamo il 23 e torniamo dopo la Befana”, “quest’anno niente regali ma offerte alla Onlus”, “io il presepe lo faccio col muschio vero” ecc..ecc…ecc…

Regali. C’è chi fa le cose un po’ random, comprando compulsivamente tutto quello che vede nelle vetrine e chi ha un approccio “scientifico”, con tanto di lista ragionata da spuntare man mano che gli acquisti procedono. Il risultato è assolutamente identico: le istintive  si ritrovano con 10 regali per l’amica di cui conoscono perfettamente i gusti e nessuno e  per la suocera mentre  le rigorose – che hanno messo la suocera al primo posto della lista –  il 24 dicembre non hanno ancora trovato l’idea giusta. Entrambe le categorie finiscono per regalare alla suocera la Stella di Natale comprata al Carrefour.

Santo Stefano. Uff, finalmente è finita!

Torrone. A chili, quintali, tonnellate. Da farsi venire la nausea e giurare “da domani smetto, ma adesso datemene ancora un po’”. Potrei uccidere, per un “blocco” di Sebaste.

Ultimi regali. Si giura sempre di pensarci per tempo, ma resta sempre una maledetta coda di regali dell’ ultimo minuto , quelli per cui non abbiamo avuto uno straccio di idea per tutto il mese. E tragicamente i regali “tanto per comprare qualcosa” oppure riciclati si riconoscono sempre, con figuraccia garantita.

Vigilia. Dedicata alla messa di Mezzanotte, che in alcuni quartieri è un’occasione religioso-mondana: basta scegliere la chiesa giusta. Sant’Ambrogio e Santa Maria delle Grazie a Milano e i Sant Angeli e la Crocetta a Torino.

X(mas)Factor.Quella particolare disposizione d’animo che spinge irrefrenabilmente a comprare in edicola tutte le pubblicazioni sul bricolage natalizio, dalle decorazioni in pasta di sale e cartapesta alle confezioni regalo fatte con vecchi giornali o scampoli tirolesi. E in men che non si dica il salotto di casa si trasforma in un ambiente caotico,  a metà tra la bottega di Babbo Natale e lo studio di Art Attack. Con il gatto che si aggira stranito tra fiocchi, nastri e polverine glitter.

Zampognaro. “Se comandasse lo zampognaro /Che scende per il viale,/sai che cosa direbbe/il giorno di Natale?/“Voglio che in ogni casa/spunti dal pavimento/un albero fiorito/di stelle d’oro e d’argento” ( Gianni Rodari, Lo Zampognaro).

 

Nella foto:  Rebecca Horne, Piccoli spiriti blu , chiesa di Santa Maria al Monte dei Cappuccini. Luci d’Artista – Torino

 

 

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