La faccia da chiulo

Fino a qualche decennio fa la chiamavamo Faccia da mal di pancia. Poi è arrivato Quattro matrimoni e un funerale e, oltre ad aver scoperto Hugh Grant, abbiamo capito che Faccia da Chiulo era il vero nome di tante Henriette che conosciamo.

Ci ha pensato la snobbissima Fiona, che da vera signora mai avrebbe pronunciato la parola “culo”, a definire in modo così elegante e preciso quelle creature, sempre oscillanti “tra il depresso e l’agitato”, che appunto si incontrano talvolta ai matrimoni, ma anche ai funerali.

La Faccia da Chiulo infatti è assidua frequentatrice di eventi social a cui partecipa fresca di parrucchiere, elegante senza originalità (lo stile della FdC è quello del negozio di riferimento) e con una faccia così triste che c’è da chiedersi se qualcuno l’abbia obbligata a venire o se soffra, nonostante l’età avanzata, della sindrome adolescenziale del “sono qui ma vorrei essere da un’altra parte”.

Non sorride mai. Non perché abbia delle oggettive ragioni di tristezza ma semplicemente perché non capisce cosa ci sia di così divertente e sorridere le sembra francamente un po’volgare. Talvolta le sfugge una smorfia indefinibile che molti scambiano per un errore del chirurgo perché le solleva soltanto, lievissimamente, un angolo (uno solo!) della bocca.

La sua percezione del resto del mondo sembra provenire dalle siderali distanze di un’altissima considerazione di sé e la sua espressione standard è un insieme di trattenuto stupore e nemmeno troppo nascosto disagio. qualcosa a metà tra la faccia del Nanni Moretti di “mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” e la mimica di Victoria Bechkam sempre. 

Ovviamente la tentazione di andare a parlare con qualcun altro di più divertente è forte, ma dato che siamo donne di mondo e non abbiamo pregiudizi, prima buttiamo giù il terzo calice di prosecco a titolo di incoraggiamento e poi tentiamo uno straccio di conversazione che già in partenza si preannuncia difficile.

Alla non troppo complicata domanda “come va?” la Faccia da Chiulo prevede solo due tipi di risposta: “domanda di riserva?” (per fare la finta disinvolta) o “potrebbe andare meglio” (quando vuole buttarla sull’ introspettivo). Con un inizio così è consigliabile avere ancora un paio di sorsi di prosecco nel bicchiere.

Il resto del dialogo si srotola tra silenzi imbarazzati e un po’ ansiogeni, sorrisi tesi, sguardi obliqui e frasi che in quanto a empatia e scioltezza se la giocano con quelle che ci sentiamo in dovere di scambiare in ascensore. E così via divertendosi fino al momento in cui viene servito il provvidenziale risotto che fornisce una mirabile scusa per la fuga.

E mentre ci dirigiamo al buffet in preda a una fame improvvisa anche se poco elegante, la FdC, che nelle relazioni interpersonali possiede la vivacità di un bradipo, ha appena deciso, non senza un po’ d’ansia,  di promuoverci a sua migliore amica e di confidarci che le scarpe con i tacchi alti le fanno male ai piedi.

Peccato non essere rimaste ad ascoltare: avrebbe potuto essere un argomento interessante per continuare la serata.

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