Ladies and FaceBook: poche idee ma confuse

Il rapporto è controverso e conflittuale. Ma per capire meglio la  MADama su FaceBook basta fare il giochino del  “I casi sono due”.

Non ha la pagina FaceBook
perchè è bravissima a fare le torte di mele e le conserve di pomodoro, gestisce il ménage famigliare con grandissima competenza e sensibilità,  ma sa a malapena usare lo smartphone che i figli le hanno regalato l’ultimo Natale. Conosco MADame che pur dotate di apparecchi di ultima generazione mostrano ancora la foto della laurea dei  figli tirandola fuori dal portafoglio. E  dato l’ interesse pressochè nullo verso ogni forma attività in rete, a cominciare dall’accensione del computer,  non sta nemmeno leggendo questo post, che le amiche le racconteranno domani.

Ha la pagina FaceBook.
Se ha la Pagina FaceBook i casi sono due:

l’ha aperta quando i figli erano adolescenti,  nella speranza – attraverso complicati giri di amicizie trasversali – di essere informata su attività , pensieri, frequentazioni, spostamenti e eventuali non rare sbronze dei pargoli. Esattamente come quando ha imparato a leggere gli SMS sul cellulare del marito, per coglierlo in flagrante. La missione è miseramente fallita perchè qualunque adolescente sano di mente sa che i gradi di separazione dalla propria madre devono essere almeno duemila – se vuole vivere sereno – e non si fa certo fregare da una mamma finto-ggiovane.  Le sue pagine sono più desolate del frigorifero di un single e foto stantie usate come esca per carpire contatti si alternano ad auguri  per il compleanno del 2008, anno in cui ha smesso definitivamente di fingere.

Oppure ha una pagina su FaceBook non in qualità di agente del Mossad sotto mentite spoglie ma per socializzare.

Se ha la pagina per socializzare i casi sono due:

lo fa perchè ha un’attività, un mestiere, un progetto sociale o artistico, un’ idea – politica o non – che vuole condividere con il maggior numero di amici, amici degli amici ecc….

O è un’alternativa al salotto. Se è un’ alternativa al salotto i casi sono più di due e più o meno di questo tipo:

Recupero delle vecchie amicizie. Qualcuna è già riuscita a collezionare nell’ ordine: rimpatriata con compagne dell‘asilo, aperitivo della terza media C, cena fuori porta in pullman del gruppo Maturità del ’75, ritrovo ecumenico al ristorante del Circolo del Golf  di ex femministe ancora in total black e ex extraparlamentari ormai irrimediabilmente in golfino di cachemire.

Divulgazione di foto di gatti. Statisticamente i gatti sono gli animali le cui foto sono le più pubblicate su internet, e la Lady dà un contributo importante a questo fenomeno. I cani sono in netta minoranza, a meno che non ci sia un impegno preciso nel trovare casa ai cuccioli abbandonati oppure nelle campagne antivivisezione.

Cambio della foto di copertina o del profilo. Se ne trova una in cui è fighissima bene, altrimenti preferisce utilizzare tenere foto di famiglia, dettagli  architettonici, decorativi o foto di luoghi di vacanza esotici, principalmente spiagge.  Evita  i selfie, perchè non sa bene come farli. E poi comunque viene la bocca strana e  si vedono le rughe…

Esibizione delle proprie virtù e risultati nel campo del giardinaggio. Foto di ortensie fiorite ricevono valanghe di “mi piace”, la ricerca di un rimedio per una rara malattia dell’orchidea genera una catena di solidarietà e consigli totalmente discordanti fra loro che hanno come ovvia conseguenza la morte della povera pianta e le fioriture dei ciliegi a primavera sono degne del miglior Cechov.

Condivisione di  battute, vignette e video pescati qua e là in cui gli uomini fanno la figura dei cretini.

Partecipazione a test del tipo: che animale sei? che personaggio di Guerre Stellari sei? Che mese sei? Meno successo ha il test: Quanti anni hai veramente?

E se ci si fa attenzione , si può anche notare come  la MADama usi su FB uno stile molto personale. Infatti:

La lady ringrazia educatamente. Se confermate la sua richiesa di amicizia vi risponde prontamente “grazie per avermi accettata tra i tuoi amici”. La classe non è acqua.

Preferisce l’iper-personalizzazione del messaggio. Quando commenta il post di qualcuno, si firma come se scrivesse un biglietto d’auguri o di condoglianze. Bisogna che qualcuno le spieghi che il commento ha già non solo il suo nome, ma anche la foto del suo profilo. L’anonimato è scongiurato, a prescindere.

Non sa taggare. Perciò continua semplicemente a citare i nomi degli amici, chiedendosi come mai nessuno si è accorto che ha postato le foto del gruppo vacanze.

Mette “mi piace” a qualunque cosa. Come quando dice “bel vestito” o “bella casa”, per essere cortese con le amiche.

E come ha saputo fare con il cellulare trent’anni fa, riuscirà a padroneggiare anche questo media. Gli altri – nel frattempo – #twittano.

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