Quello che “si è rifatto una vita”

Quello che si è rifatto una vita non vede l’ora di farlo sapere.  A chiunque  incontri sulla sua strada, al medico di base, al suo assicuratore, al bar, all’assemblea di condominio, al buffet di un vernissage. Anche se lo incontra per la prima volta, anche se non ha nemmeno idea di chi sia. Ovviamente lo fa sperando che la voce giunga a colei con la quale condivideva la vita di prima, “perché capisca” (che fantastico uomo si è persa/quanto è lunga la coda di quelle che non vedono l’ora di accalappiarlo/che lui si sa godere la vita a prescindere/che era lei che lo limitava ecc…ecc… ecc…).

È assolutamente indifferente che la decisione di passare a una nuova vita  – e quindi a un’altra compagna/moglie/fidanzata o quel che è – l’abbia presa spontaneamente o ci sia stato costretto. La sua linea programmatica è quella di mettere la maggior distanza virtuale  possibile fra il nuovo se stesso e quello che è stato. Se la decisione è stata sua, è perché un cambio ci voleva proprio. Se l’ha subita, il cambio si impone.

Qualsiasi spunto di conversazione è buono per infilarci il dettagliato – e a volte francamente imbarazzante  – resoconto di tutto quello che da adesso in avanti non farà e non sarà più. In modo assolutamente privo di incertezze. Senza che lo sfiori il minimo dubbio che forse ci sia qualcosa che merita di essere salvato.  Ma per ogni rivalutazione ci vogliono tempo e pazienza, due variabili che il “rifacimento della vita” non contempla, essendo un’azione decisionista e immediata.  Tanto che anche personaggi insospettabili come gli  intellettuali di sinistra, i maschi “non alfa”  e persino le signore, in genere più caute,  si fanno prendere la mano dalla vendetta a mezzo lifestyle.  Ma tant’è: se fossimo esseri ragionevoli la vita sarebbe di una noia mortale.

Perciò il buono diventa cattivo, il generoso diventa tirchio, quello che stava sempre romanticamente appiccicato organizza vacanze di gruppo, quello che ogni sera provava un nuovo ristorante  riscopre il piacere del divano, quello che nemmeno a vent’anni limonava per strada adesso lo vedi mano nella mano. E naturalmente viceversa. Spesso in modo così drastico da far supporre una qualche forma di espiazione, tipo un decluttering dei sentimenti. Su cui scrivere un  best seller giapponese.

Di solito succede tra la prima e la seconda storia importante, ma non è raro che qualcuno tenti anche con la terza. Una quarta no. Alla nostra età, a meno che non si parli di Rupert Murdoch,  rimane soltanto il matrimonio con la badante, che in quanto presumibilmente straniera e più giovane sarebbe veramente da considerarsi  un cambio di vita radicale, in attesa di quello estremo e definitivo.

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3 Commenti

  • Gabriella ha detto:

    “Magari ci si potrebbe scrivere su un best seller…”
    Se vuoi, ti do dell’altro materiale: quello che non voleva figli e adesso ne ha 3, che non si schiodava dal divano neanche con la bomba atomica e adesso salta dal tiro con l’arco al tennis alla subacquea al corso di sommelier… e che manda all’ex moglie msg tipo “ogni tanto penso che potevo fare di più, per noi”…
    Poi chiedetemi perché non ho una gran stima del genere maschile… :-))

  • Gabriella ha detto:

    Brava, ottimo rimando; anche il titolo è perfetto… È proprio una ricerca del tempo perduto…

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