Le ragazze del ’68 e i no che aiutano tutte a crescere

In questo inizio anno che ci costringe a non frequentare troppo i locali pubblici per non trasportare il contagio a destra e a manca, ci dobbiamo destreggiare tra i palinsesti TV alla ricerca di qualche programma meritevole.

Scartati i talk show elettorali che, se accumulati con il virus potrebbero risultar letali anche alle più forti fra noi, consiglio di fare un giro su Le ragazze del ’68, la domenica alle 20,35. Tanto con l’influenza il week end lo si passa a casa.

È una TV che parla della storia dell’altroieri. Per intenderci quella di cui ci ricordiamo qualcosa per averla letta sui giornali di papà o vista al telegiornale che in famiglia si guardava in religioso silenzio all’ora di cena.  Chi si è persa le prime puntate può recuperare con Rai Play.

Ogni puntata racconta la storia di due donne che nel fatidico ‘68 avevano all’incirca vent’anni. Ogni puntata una donna normale e una donna “famosa”: Lidia Ravera e la miss, Annamaria Bernardini De Pace e l’operaia, la figlia di Enzo Biagi e la fotografa…

È un ‘68 senza retorica e senza rimpianti, raccontato semplicemente: le signore ormai tra i sessanta e i settanta, nei loro salotti perbene, con i capelli in ordine e un filo di trucco come si confà a delle nonne (lo sono quasi tutte) tirano fuori le foto, ordinate nelle scatole a fiori e negli album con la spirale di plastica colorata e raccontano di gonne a pieghe buttate alle ortiche, di scelte di vita lontano dalla famiglia per seguire la politica, un lavoro “da maschi”, la voglia di indipendenza, il sogno del successo, il tipo carino ma “maledetto”.

Pioniere con o senza la consapevolezza di esserlo,  ma di sicuro donne che ci hanno aperto la strada. Attraverso i loro ricordi e i filmati d’epoca, con la musica di allora in sottofondo ci raccontano cosa succedeva alle ragazze quando decidevano di dire di no a un cliché, a un ruolo, a un padre.

In questo tempo in cui si discute tanto dei NO da dire, di come dirli, di “quando” e “se” dirli, perché dirli o non dirli, sentir affermare dalla generazione che ci ha preceduto che i no si possono e si devono dire dovrebbe farci pensare.

Dietro queste placide signore  c’è la storia  di un anno che ha cambiato il destino del mondo, la ribellione di un’intera generazione a cui tutte siamo debitrici: sono loro in fondo che ci hanno insegnato che esiste la possibilità di scegliere,  la possibilità di non aver paura a dimostrare carattere e tenacia ma soprattutto il diritto a non lasciarsi intrappolare. Roba così.

Proviamo a ricordarla, questa nostra storia dell’altroieri. Proviamo a spiegarla alla generazione delle nostre figlie e ormai quasi a quella delle nipoti, che leggono le storie delle bambine ribelli famose e non sanno che la ribellione delle donne, quell’ anno, era dietro ogni porta di casa che veniva sbattuta alle spalle.

Le ragazze del ’68 possono essere un buon punto di partenza per smetterla di ragionare guardando solo al proprio ombelico.

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