Le Torinesi in Liguria

Come le palme sul lungomare noi Madame e Madamine di Torino e dintorni facciamo ormai parte del paesaggio ligure di Ponente: se non ci fossimo se ne sentirebbe la mancanza.

Siamo arrivate negli anni Sessanta, sedute composte sul sedile posteriore dell’auto di papà, quando l’autostrada iniziava a Ceva e il casello di Savona era a Altare.  A ripensarla adesso, non era altro che una strada abbastanza normale, se non fosse stato per tutti quei viadotti sospesi come sul nulla e quelle gallerie con i nomi buffi che giocavamo a ricordare anno dopo anno.

Erano gli anni del boom, dei condomìni che salivano uno accanto all’altro nelle vie dai nomi poco liguri di Via Cuneo, Viale Alessandria, Via Piemonte, Via Aosta, tanto per non lasciare dubbi sulla provenienza di chi qui avrebbe acquistato la seconda casa.

Siamo diventate grandi e poi abbiamo cresciuto i nostri figli sulle spiagge tra Celle Ligure  e i Balzi Rossi affezionandoci alla sabbia un po’ polverosa e ai sassetti che bucano i piedi quando ci si avvicina alla riva.

Felici di quel senso di tranquillità tutto piemontese del ritrovare le stesse facce anno dopo anno per non sentire troppo la nostalgia di casa e per non dover dare confidenza ai vicini di ombrellone oltre a quella imposta dalla buona educazione,  abbiamo importato le nostre tradizioni e il nostro modo di parlare fatto di “e” strette e strane frasi.

I liguri, insieme al tedesco che serviva per capire i turisti portati in Riviera dalle prime agenzie, si sono impadroniti perfettamente del nostro slang fatto di espressioni un po’arzigogolate come “solo più”, “mi sa” o “facciamo che”, e non è raro ormai sentire qualche negoziante che le usa con estrema proprietà: “signora mi spiace, ma la focaccia c’è solo più con le cipolle!”.

Per non parlare dell’amaro San Simone, che fino a qualche anno fa ce lo dovevamo portare da casa a inizio stagione e che ora si trova in qualsiasi negozio e in tutti i bar che ci tengono alla clientela piemontese.

Abbiamo imparato a sostituire gli amati agnolotti con la loro versione estiva: i ravioli di borragine. Ma non siamo esenti da crisi d’astinenza perciò, quando ci prende la nostalgia dei menu di casa, fosse pure il 15 di agosto, un buon piatto di ravioli ripieni di fonduta e conditi con burro e salvia non ce lo leva nessuno.

La realtà è che, come direbbe Antonello Venditti , “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, anche noi che negli anni abbiamo provato altre sabbie – da quella low cost di Sharm el Sheik, a quella snob della Sardegna, da quella corallina bianchissima delle Maldive a quella sintetica delle finte isole di Dubai – abbiamo sempre voglia di ritornare qui, dove si comincia a vedere il mare a 125 chilometri di autostrada e 9 caselli da Torino.

“Mi sa” che ci troviamo proprio bene…

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