Ma chi ha detto che dormiamo sul divano?!

A dispetto delle copertine, delle tisane e dei divani di cui sembra siano costellate le nostre serate, la vita sociale delle OverAnta è un turbine di impegni. In inverno si inaugurano mostre, si aprono negozi, si organizzano conferenze, si presentano libri, si fa beneficenza per onorevoli cause, concedendosi come premio di bontà un bicchiere (o anche due) di prosecco. E ci sono le feste, sempre più danzanti mano a mano che gli anni aumentano.

Le più gettonate sono quelle con inizio all’ora dell’aperitivo perchè possiamo anche abbandonare il divano per una sera, ma l’ora di rientro non deve superare la mezzanotte canonica: non c’abbiamo più il fisico per fare after.

E chi l’avrebbe mai detto, quando litigavamo con i nostri genitori per strappare una mezz’ora in più al rientro tassativo?! Ma quella è quasi preistoria e ormai ci preoccupa di più l’ora di chiusura del garage di quello che può succedere dopo che abbiamo abbandonato la festa.

Alle feste a cui, dato l’orario di inizio, è implicito arrivare “già mangiati” la scelta della musica è fondamentale per evitare l’effetto balera: la metà degli invitati schierati lungo il muro a guardare gli altri che si scatenano in pista.

La verità è che dopo i Cinquanta gli invitati e la musica devono essere assolutamente compatibili: impossibile riuscire a amalgamare con successo i fanatici della musica “unz-unz” e quanti (la maggioranza, ormai) si mettono in moto con Gloria Gaynor, vogliono a tutti i costi Bandiera Gialla e conoscono a memoria la coreografia di YMCA – con tanto di braccio teso avanti e movimento leggermente ondulante della mano che indica uno a uno gli altri ballerini – nemmeno avessero fatto uno stage nel corpo di ballo dei Village People. Che poi quando arriva il momento di mimare con le braccia le 4 lettere del titolo ci incasiniamo un po’ e torniamo a fare i normali.

Dato il gran numero di “single di ritorno” in circolazione le feste meglio riuscite sono quelle che li mettono insieme senza formalismi: capita così che borghesissime e persino un po’ timide signore si lascino trascinare nelle danze da improbabili “quasi giovanotti” o che le più disinibite si producano in esibizioni a centro pista che dopo qualche istante di imbarazzo coinvolgono e divertono tutti. Non è escluso poi che, tra un piatto di risotto e un dolce al cioccolato, qualcuno riproponga tradizionali e un tempo proibiti piaceri di gioventù, ormai rigorosamente all’aperto e sdoganati dallo scopo terapeutico.

Mariti e compagni da sempre poco inclini alla danza attendono pazientemente che la loro dama si scateni per ore: se il loro è un matrimonio di vecchia data probabilmente si è retto anche su piccole concessioni come questa, se invece è un incontro più recente l’esperienza ha insegnato a entrambi che nessuno cambierà e quindi tanto vale farsene una ragione: questa volta io ballo e tu aspetti, la prossima tu parli di calcio e io faccio finta di capire il fuorigioco.

Addosso alle signore imperversa il nero – come in un consesso di vedove – in ogni possibile declinazione, con ogni immaginabile trasparenza, scollatura, volant e lunghezza. Qua e là sprazzi d’argento e bagliori metallici, molto chic e di moda quest’anno tra le Barbarelle fuori tempo massimo. Il must stagionale è il velluto che espone i fisici non più esili al pericolo dell’effetto poltrona. E veramente tanti complimenti alle commesse che riescono a fare certe vendite!

Si spilluzzica il buffet, si assaggiano tutti i dolci e ci si bacia molto, felici di vederci ancora anche se ci siamo viste ieri e forse ci rivedremo domani.

Si fanno un po’ di foto con lo smartphone ma non troppe, chè sudando al ritmo di Barry White magari il trucco si è un po’ sciupato e il capello è “sceso”.

E domani sarà di nuovo divano.

4 Commenti

  • Elena ha detto:

    Per i pneumatici che ho forato in gioventù a giustificazione dei miei ritardi, il mio glorioso 112 e poi la mia Golf avrebbero potuto essere quei mostri americani sovradimensionati e miltiruota … i miei genitori nel contempo facevano finta di crederci e il gioco andava avanti . Ora la palpebra si abbassa, l’occhio si arrossa e il fissativo del trucco va. Come Cenerentola ci si allontana sul più bello , magari qualche single di ritorno nota e hai visto mai si incuriosisce . Io cerco il mio gatto e sorrido a pensarci….

  • Flavia ha detto:

    Cara Francesca, al solito hai colto nel segno. Negli ultimi 4 mesi mi sono scatenata nell’arte Tersicorea per ben 2 volte insieme a un’orda di coetanei impazziti all’ascolto della dance anni 70/80. Cori, coreografie improvvisate, quadriglie ,movimenti inconsulti … Certo, eravamo fra amici di una vita perciò l’imbarazzo era pari a zero ma non ricordavo d’aver ballato con simile naturalezza ed energia nemmeno a 20 anni. Vecchio Lucio, cara Donna, intramontabile Barry … GRAZIE, erano decenni che non mi divertivo (e sudavo) tanto!

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