Mada…che?

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Ho scollinato i cinquanta già da un po’. Non da tantissimo, ma ho una figlia già grande, ovviamente la luce dei miei occhi, e questo fa. Ho avuto una carriera lavorativa  sempre all’insegna dell’Organizzazione (notata la maiuscola?), che è anche un tratto caratterizzante il determinato e scrupoloso Capricorno.

In 30 anni ho organizzato di tutto: dagli armadietti della cucina al servizio fotografico di moda ai Caraibi, dal congresso mondiale di ingegneri all’inaugurazione della bottega storica, dalle celebrazioni per il centenario della grande azienda al tè con pasticcini per promuovere una meta turistica d’Oriente.
Ho sempre definito il mio lavoro con l’acronimo S.O.A.P. Supporto Organizzativo Al Progetto. In parole povere: la seconda linea, dietro ai creativi, quella senza la quale i progetti sarebbero restati sulla carta. La soddisfazione sta nel vedere che, alla fine, tutte le caselle si riempiono nel modo corretto e tutti sono contenti. I progetti – degli altri – si realizzano. E anch’io.

Sono piemontese: la mia mamma è torinese che più torinese non si può, nata nel quartiere di San Salvario prima che diventasse il centro multietnico della vita notturna in città, ma i suoi nonni venivano dalla Valle di Susa – quella della TAV –  mio papà invece era di Bra, la stessa città di Carlin Petrini, di Cheese e di Slow Food.

E sono una Madama, cioè una signora, in piemontese. Ė una connotazione anagrafica, non di status sociale, le piemontesi  sono “cite”, poi  ”tote” poi si sposano e diventano “madamin”. Poi, anche se perdono per strada il marito, e con l’avanzare del tempo, si trasformano in Madame. Le versioni più filologicamente corrette vogliono che si diventi madame soltanto alla morte della suocera. Molte suocere toccano ferro.

La decisione di rendere la nostra condizione di soggetti femminili piemontesi di una certa età  oggetto di un blog è stata presa durante un fine settimana in montagna dopo una cena/seduta creativa con laLuisa – amica e sodale di scorribande mentali ai limiti dell’ impossibile –  e con la mia “zia” putativa – inestinguibile fonte di idee e ottimismi. A Anna Giuliano devo l’illustrazione che sintetizza gli argomenti, lasciando ampio margine a idee, personaggi, storie e eventi che strada facendo si paleseranno.

Non aspettatevi le ricette o il commento sociopolitico – non sono affatto tagliata per nessuna delle due cose  – e per quanto riguarda la moda mi rimetto ai guru del campo che, in genere, hanno la metà dei miei anni.
Lascio alle neomogli, neomamme, cuoche e fashioniste le luci della ribalta, io preferisco essere  la cronista della “terra di mezzo”.

Perché noi over fifty, in fondo, siamo donne TRA

TRA wonderland e wonderwoman
TRA genitori e figli da sostenere e/o contenere, a fasi alterne
TRA l’edonismo reganiano e il tempo del non arrivare a fine mese
TRA i diari di bridget jones e i blog

Parlarne con leggerezza aiuta ad essere positive  e tutte abbiamo bisogno, per mille validi motivi  a scelta, di dosi massicce di ottimismo . Che è poi quella cosa che alcune  sostituiscono con il Botox. Però molto più a buon mercato