Matrimoni all’asta. Non tutti siamo Russell Crowe

Quanto vale un abito da sposa? No, non quello tutto lustrini e pizzi dei reality ma il nostro, quello che abbiamo conservato avvolto nella carta velina in una cassapanca oppure appeso nell’ angolo più remoto della cabina armadio.

E quanto i viaggi fatti insieme io-e-te-tu-ed-io ? Quanto le ore passate a decidere le piastrelle del bagno, la disposizione dei mobili e il posto di quadri su cui i giudizi erano diametralmente opposti? Che valore dare a notti insonni in anni in cui il concetto di darsi il turno nella cura dei figli non era ancora diventato un atteggiamento di tendenza? A quanto ammonterebbe il conto delle ore e ore e ore di felicità, pensieri, ricordi, tristezze, ansie, tranquillità, dolore, pianti, risate? Quanto valgono le tristi cene in due in pizzeria per “parlare”?

Non avendo una corazza da Gladiatore o altre memorabilia da rivenderci all’asta come ha fatto Russell Crowe, noi persone normali – dopo aver venduto al mercatino vintage anche l’orologino d’oro ricordo della nonna, la collezione di francobolli del nonno e le borsette in coccodrillo anni 60 della mamma con cui abbiamo comprato le marche da bollo – finiamo per pagare il conto di un divorzio con quello che ci resta di una vita in due.

E non potendo contare su una prestigiosa casa d’aste che ci aiuti a realizzare subito la cifra che ci serve, facciamo tutto da sole: portiamo i libri in tribunale e dichiariamo fallimento.

Pagheremo un po’ per volta, lasciando giù ora un ricordo ora un rimpianto, a volte un rimorso, altre volte un dubbio. Strada facendo ci sarà chiaro che il conto non riusciremo mai a saldarlo del tutto.

Ma non appena abbiamo svuotato i magazzini ci sentiamo pronte per una nuova impresa. Fortunatamente non esiste nessun tribunale che ci impedisca, dopo un fallimento esistenziale, di tirare su di nuovo la saracinesca della nostra vita, di risistemare l’insegna sulla porta e piano piano riempire gli scaffali di nuovi ricordi, nuovi amori, nuove felicità.

Siamo imprenditrici della speranza.

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