Riassunto fin qui. Un post lungo 40 giorni

All’inizio c’è stata la fase adrenalinica: che cosa strana stare sempre a casa, dài, facciamo uno sforzo e vedrai che se saremo bravi passerà presto.

Per sfangare i tempi morti abbiamo iniziato a produrre torte, a fare le grandi pulizie di casa, ad anticipare il cambio stagione anche se erano solo i primi di marzo, perché tanto per stare in casa bastano un jeans e una felpa.

L’agitazione dei debuttanti, insomma: con gli scaffali svuotati in un amen, le penne lisce abbandonate, le mascherine introvabili. Il tempo della pubblica riprovazione per i corridori nei parchi, dell’invidia per i possessori di cani e degli aperitivi smart tutte le sere. Dei millemila messaggi sui gruppi Whatsapp: battute su battute, molte anche di dubbio gusto. Amuchina, farina per torte e lievito esauriti ovunque.

I primi passi su Zoom, una ripassata di Skype, più riunioni on line di quante ne avessimo mai fatte in ufficio negli ultimi sei mesi. Tutti a sbirciare la casa dei colleghi e del capo. Qualcuno durante una call chiede permesso e va a scolare i fagiolini, i proprietari di gatti hanno un sottofondo di strazianti miagolii oltre la porta chiusa.

Una settimana di flash mob sul balcone: applausi e canzoni due volte al dì prima dei pasti, ma anche di questi, dopo la sigla finale con Morricone suonato su Piazza Navona, ne rimangono soltanto delle versioni da cortile per chi ha sempre sognato di partecipare a Xfactor e spera di farsi notare dalla Maionchi.

Poi è scattato il momento faidate: tutti abbiamo imparato a farci da soli il gel igienizzante, quelle brave con ago e filo si sono improvvisate produttrici di mascherine per la propria famiglia e per il vicinato, con risultati utili e pure eleganti.

I Royal fan si sono interessati della quarantena e del messaggio con spilla della Regina Elisabetta, di Carlo contagiato e del Prence di Monacò che pure lui si è dovuto isolare. Sul Principe Filippo son girate voci allarmanti ma Boris Johnson positivo gli ha portato via la scena; poraccio il Duca, sempre in secondo piano.

La solidarietà con mano al portafogli quella è partita da subito, perché siamo generosi a prescindere, che ce lo chieda la Protezione Civile, la Ferragni, Fiorello o la nostra coscienza. Con la generosità di tutti abbiamo costruito ospedali, ma ci spiace che le mascherine non siamo riusciti a farle arrivare per tempo e dove servivano.

E nel frattempo la curva saliva.

Le mamme hanno condiviso il computer con i figli ma presto si sono trovate sull’orlo di una crisi di nervi perché va bene la figaggine dell’ e-learning ma poi che gli fai fare tutto il giorno a ‘ste creature? E allora anche i bambini hanno iniziato a fare torte.

Abbiamo consultato ogni momento Facebook e Instagram in cerca di facce e storie e siamo stati inondati dalle “sfide” (loro le chiamano challenge) delle influencer: un giorno tutte vestite di rosso, l’altro giorno a righe, il terzo giorno con il cuscino tenuto su dalla cintura. Pure loro son da capire: è difficile inventarsi ogni giorno qualcosa per mantenere desta l’attenzione dei follower e basta una distrazione che ti dimentichino e allora sarà tutto da rifare.

Ci siamo connessi con le dirette per il corso di pilates, la lezione di yoga o per la carbonara perfetta. Mi raccomando, ci vediamo alle 18,00 siate puntuali con il tappetino o gli ingredienti pronti e se non ce la fate, ci si rivede sulle stories.

Che dire dei giochi? Abbiamo contato triangoli e matite, indovinato titoli di film e di romanzi, riscoperto il Monopoli e giocato a Burraco on line ai limiti della ludopatia. Ma non ci siamo ancora stufate di fare le torte e pure il pane, e mentre in borsa il petrolio scendeva le vendite del lievito di birra hanno avuto un incremento del 200%.

Abbiamo postato foto di noi vent’anni fa, di noi sul sofà, di noi vent’anni fa sul sofà e di noi oggi con la mascherina che si capisce che sotto stiamo sorridendo perché si può dire tutto ma non che ci sia mai mancata una buona dose di speranza, di voglia di farcela e di sorriderci su, a titolo di incoraggiamento per noi stessi.

Si aspettava il picco ed è arrivato il plateau. Notizia buona ma non buonissima.

In TV sono iniziate le repliche di ogni cosa e alla quarta volta che rivedevano Montalbano alle prese con dei delitti di 20 anni fa anche le più assatanate “groupies zingarettiane” (cit. Aldo Grasso) hanno mollato il colpo dirottando le loro pulsioni ormonali su Doc Argentero che però ci ha lasciato in sospeso, in attesa della ripresa in Fase 2 come il resto del mondo, si spera con lieto fine.

Tra una serie e l’altra sono spuntati come funghi gli spot dell’orgoglio italiano fatto di bandiere, cieli azzurri, gente che lavora, campioni dello sport, grandi bellezze artistiche e naturali e testi retorici letti dalla celebrity di turno, dai maschi latini (Scamarcio e Gassman) alle glorie nazionali (Sophia Loren), prevedibilmente con Mameli e “Vincerò” come colonna sonora. Tutto il campionario di quello Spirito di Patria che tiriamo fuori quando vinciamo i Mondiali e che quest’anno non potremo sfoggiare in altro modo, dato che ci hanno cancellato le Olimpiadi.

Ci siamo fatte la tinta da sole, qualcuna ha azzardato un taglio home made e ha mandato il selfie al suo parrucchiere che per pietà ha solo risposto con una faccina dal sorriso cortese. Abbiamo perso il conto delle maschere detox fatte e stiamo sostituendo l’abbronzatura da week end con quella da balcone. Meglio approfittarne, visto come si prospetta l’estate al mare.

Ci hanno riaperto le librerie, anzi no, anzi da qualche parte si e da qualche parte no, incuranti del fatto che alla quarta settimana chi ama leggere si era già organizzato in altro modo e chi non compra libri non sa che farsene di una libreria. Ma bisognava dare un segnale: come Maria Antonietta con le brioches.

I ragazzi hanno capito la gravità del momento e si sono adattati, i maturandi hanno capito l’eccezionalità del momento e si sono “dati un cinque” virtuale: e quando ricapiterà mai una fortuna così (con tutto il rispetto)?

Ma mentre i nipoti si adeguano i nonni entrano tristemente e prepotentemente nei numeri del contagio.

E la curva ancora non scende come si vorrebbe…

(12.continua)