Diana, vent’anni di mito

Alle donne non bisogna toccare le scarpe, l’oroscopo e le favole con le principesse.

Sarà per questo che la storia di Diana Spencer, a vent’anni dalla sua morte, è ancora una di quelle che ci piace ascoltare ancora e ancora nonostante si sia detto di tutto e nulla di nuovo ci sia più da dire. Nessuna rivelazione, nessun segreto improvvisamente uscito dalla bocca di qualche baby sitter licenziata, nulla.

Lady D è uno dei miti della nostra generazione. Ha un posto di diritto nella lista di babyboomers famose che vanno da Diane Keaton a Monica Bellucci passando attraverso Gianna Nannini, Madonna e anche Carolina di Monaco, principessa pure lei, ma di nascita, e un po’ diversa da Lady D. O forse era solo una questione di latitudini.

Diana è diventata famosa con il matrimonio, prima era una ragazzina con il kilt e i calzettoni che forse sognava tutt’altro. Ma un matrimonio cambia la vita a tutti, e non sempre in meglio. Non importa quanti metri di strascico ti porti dietro nelle cattedrale e che tua suocera sia la Regina d’Inghilterra.

È stata una desperate housewife con la corona. Nonostante le tiare appoggiate sul ciuffo fonato che facevamo copiare dal nostro parrucchiere e gli abiti che su quel fisico stavano da dio.  Ma si capiva che non sarebbe stata una favola da “felici e contenti”. Sarà stato per quel viso sempre un po’ inclinato, il mento abbassato, lo sguardo da sotto in su, con un’espressione a metà tra la tristezza e la noia. Così bella, così buona, così infelice.

Una comune moglie cornificata ha almeno l’alternativa di mollare tutto e tutti e andarsene. Non una principessa.

Fedele alla regola “se tutti (s)parlano di te, almeno fai sentire la tua versione” ha trasformato il suo sfortunato matrimonio in un palcoscenico. Oggi diremmo che si trattava di storytelling, di come lei stessa avrebbe raccontato la sua storia.

Come Jackie Kennedy qualche decennio prima aveva creato il personaggio della Vedova di Camelot, così Diana creò il mito della Principessa (triste) del Popolo. Che ti frega di essere regina di una manciata di inglesi quando puoi essere l’imperatrice dei cuori della gente? Lei stessa disse “ Mi piacerebbe essere regina nei cuori delle persone, ma non mi vedo come regina di questa nazione”.

Come non si può essere dalla parte di una sposa tradita così giovane e carina? Se almeno Carlo fosse stato un bell’uomo pieno di charme qualcuno avrebbe forse avuto delle riserve, si sarebbe potuta sentire qualche debole difesa. Ma niente. In fondo le donne sono capaci di farsi piacere anche un mascalzone purché dotato di un po’ di fascino – anche quello trucido della canottiera – ma non perdonano nulla a uno che dà l’idea di avere le mani sudaticce. E anche Camilla, poraccia, non è  mai stata una di quelle di cui si dice “è un tipo interessante” perché non la si può definire “un bel bocconcino”! Come si fa santiddio a trascurare una come Diana per quel reperto di antiquariato,con la faccia appesa e quell’insano amore per i cavalli di cui in in Inghilterra sembra non si possa proprio fare a meno?

E infatti, non appena si è allontanata dal quel  matrimonio che l’aveva resa celebre ma che lei stessa aveva definito “decisamente affollato”  è iniziata l’era della nuova Diana. 

Il taglio di capelli più deciso, la scelta di stilisti famosi per affermare la nuova sé attraverso l’aspetto. Espedienti comuni di cui tutte abbiamo fatto abbondante uso e abuso in carriera.

Fino al colpo da maestra: il famoso Revenge Dress. Quello così corto, così scollato e così aderente che voleva dire esattamente: “guarda cosa ti sei perso, Charles”. Indossato la stessa sera in cui  il tapino coronato stava confessando in TV  la sua liaison con la Cami. Gioco, set e partita. La vittoria è tua, Principessa.

Dopo il divorzio ha fatto la mamma single con i figli al parco dei divertimenti, attenta a che i suoi figli non fossero (troppo) segnati da tutto  il “circo equestre”,  mentre uscivano libri che celebravano il suo stile, le riviste più prestigiose la volevano in copertina e  i gruppi rock la infilavano nei testi delle canzoni. Una tranquilla separazione come tante, insomma. Tra un concerto di Pavarotti e una sfilata da Versace.

Anche sulla sua bontà si è scialato un fiume di parole. Tutto un viaggiare per il mondo a patrocinare associazioni meritevoli  e a sostenere cause umanitarie, senza contare le visite a Madre Teresa e la campagna contro le mine antiuomo.

Doveva essere parecchio buona. Ma fotunatamente non era una santa.

Le hanno attribuito relazioni con guardie del corpo, vecchi amici e signori dotati di mogli.  Il più famoso di tutti, James Hewitt, a causa di una impressionante somiglianza ha dovuto smentire pubblicamente di essere il padre di Harry. Tanti, forse troppi e di sicuro non tutti veri. Fino al medico pakistano per ingelosire il quale andò in vacanza con Dodi. Che sentimento borghese, la gelosia! E non porta mai niente di buono.

Il finale della favola è stato  estremo e deflagrante. Improvviso, come quando va via la corrente mentre stiamo guardando un film in TV.

Diana resterà nella nostra fantasia e nei nostri cuori senza invecchiare. Chissà, forse le sarebbero venute delle bruttissime  rughe sul collo, a furia di tenere sempre il viso in quella posizione…

Rimarrà per sempre avviluppata in tutto quello che ha significato per noi,  il popolo di cui amava essere la Principessa: i miti non possono sbiadire, non possono invecchiare. Per continuare a esistere devono restare lontani.

E la morte è la più definitiva delle lontananze.

And it seems to me you lived your life, like a candle in the wind
Never fading with the sunset, when the rain set in

 

Per rinfrescare la memoria sulle immagini che hanno contribuito a creare il mito:
Lady Diana. Uno spirito libero – Reggia di Venaria (TO) dall’ 8 luglio al 28 gennaio 2018

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