Settembre: il mese delle Matrimoniadi

Ogni quattro anni ad Agosto si svolgono le Olimpiadi, ogni santo anno a Settembre ci sono le Matrimoniadi.

Nell’ edizione di questo 2018 abbiamo avuto la nostra bella cerimonia di apertura con il duo Ferragnez e il royal wedding nostrano di cui sono stati immortalati, analizzati, votati tutti gli aspetti salienti. Forse con un po’ troppe rose, troppi tatuaggi, troppe sorelle sbandierate e troppo tulle ma non si può pretendere: sono influencer, devono esagerare per contratto.

E dopo l’inizio col botto, anche per noi gente normale si apre un periodo senza un attimo di tregua: ogni week end è occupato da un matrimonio, a volte due, in casi patologici addirittura tre a cui le signore over anta partecipano a vario titolo, dal ruolo top di “madre della sposa” a quello di semplice invitata, con tutte le sfumature intermedie che comprendono, in ordine sparso “la madre dello sposo” “migliore amica della mamma della sposa/dello sposo”, “parente di vario grado” ecc ecc.

Archiviati gli addi al celibato/nubilato con tutto il corredo di magliette “Team bride”, coroncine e sbronze collettive, spedite tutte le partecipazioni e gli inviti augurandosi di non aver dimenticato nessuno e sperando che non troppi si lamentino di non essere stati invitati, ci si concentra su quello che una retorica melensa e una fiorente industria dal giro d’affari milionario chiamano “il giorno più bello”,

Per un anno le mamme delle spose si sono fatte carico di pellegrinaggi con nonne, zie e amiche alla ricerca dell’abito perfetto necessario e imprescindibile per matrimoni a ogni latitudini, dalle Langhe al Nanga Parbat perchè non son tempi da matrimoni minimal, signora mia.

Hanno sopportato amletiche indecisioni sulle possibili location, sedato scazzi coni wedding planner, si sono impegnate in liti con i mariti che hanno suggerito qualche risparmio, ma soprattutto hanno dato prova di grandissimo senso strategico e diplomatico nel far accettare soluzioni sensate a figlie che dichiaravano spavaldamente di non aver bisogno di consigli, salvo poi scoppiare in lacrime o crisi isteriche a ogni minimo intoppo.

Ce ne sarebbe già abbastanza per giustificare la pratica intensiva dello yoga e della meditazione zen, se l’avvicinarsi della data non aumentasse il livello di ansia della futura sposina, francamente diventata anche abbastanza insopportabile tanto che, messe da parte tutte le apprensioni che una mamma “deve” avere, ci si augura che quello lì se la prenda e se la porti via al più presto e speriamo che non ce la rimandi indietro.

Le app meteo vengono consultate con frequenza oraria anche se a quindici giorni di distanza dalla data fatidica nessuna previsione può essere sicura al 100%: quando ci siamo sposate noi potevamo fare affidamento soltanto sul Colonnello Bernacca e l’anticiclone delle Azzorre e se il giorno del matrimonio scoppiava il temporale almeno dieci invitati contribuivano a peggiorare la situazione declamando allegramente “sposa bagnata sposa fortunata”.

La lista delle possibili tragedie da matrimonio è lunga e include anche il troppo sole che fa colare il trucco, la paura di aver preso o perso qualche grammo e che il vestito faccia difetto, il terrore che i capelli non stiano a posto e il velo caschi, il dubbio che la fioraia non abbia eseguito l’addobbo uguale a quello visto in TV e soprattutto, catastrofe delle catastrofi,  che il matrimonio risulti meno elegante, divertente, originale, eccezionale di quello delle amiche che si sono già sposate o che si sposeranno fra poco.

I padri delle spose, dopo essere stati coinvolti nell’assaggio del catering, operazione a loro modesto parere importante solo ai fin della cifra in calce al preventivo, sono stati costretti a misurare le calorie per tutta l’estate, per non esplodere negli eleganti abiti che indosseranno per accompagnare le figlie al centro della scena. Per loro, a distanza di generazioni vale sempre e ancora il modello Father of the Bride(sia nella versione di Spencer Tracy che in quella di Steve Martin): un essere ignaro che vive al centro di un incubo con l’unico scopo di far felice la “bambina”, costi quel che costi.

Le testimoni femmine si sono consultate per avere abiti se non proprio uguali, come le damigelle dei film e della Ferragni, almeno compatibili tra loro in quanto a lunghezze, stili e colori, mentre i testimoni maschi si organizzano per trovare il modo più chiassoso per festeggiare.

Le invitate hanno già adocchiato l’abito prima delle vacanze: chi è prudente lo ha acquistato subito mentre le amanti del rischio sperano di trovare ancora disponibile la taglia nei saldi di fine estate. I sandali dal tacco 12 vengono usati ogni giorno qualche ora per ammorbidirli, proviamo gli scialli  e scopriamo le borsette che risultano essere sempre troppo piccole per contenere gli occhiali.Ci addobbiamo sperando di riuscire a rimediare una bella foto, preferibilmente con gli sposi e preferibilmente prima che inizi il pranzo,quando  le giacche verranno appoggiate agli schienali delle sedie  e le signore, sotto i tavoli  con le tovaglie fino a terra, si toglieranno le scarpe.

C’è voglia di fare festa prima che l’estate sia finita del tutto e in attesa che l’autunno porti la malinconia.

Viva gli sposi!

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