The Summer Diaries – Introduzione

Siamo ormai agli sgoccioli di un luglio che sembra novembre. Il vantaggio per chi è in città e ancora lavora è che si dorme bene e quindi la mattina si è in grado di connettere quasi immediatamente, rispondere alle ormai rarissime telefonate in ufficio e arrivare agli appuntamenti di lavoro senza  il trucco sfatto dal caldo e i riccioli a tirabacio creati dall’umidità.

Da qualche anno non dobbiamo più occuparci delle vacanze dei figli, operazione che per un certo lungo periodo ha richiesto un’organizzazione di impianto sovietico. Per le madri lavoratrici la data di fine anno scolastico è una specie di incubo logistico: dall’oggi al domani ti ritrovi con i figli in casa e il meraviglioso meccanismo che per nove mesi ha incastrato alla perfezione scuole, rientri, corsi pomeridiani, baby sitter, nonni e – in alcuni casi – visite settimanali al genitore non più convivente va a farsi benedire.

Poche fortunate potevano permettersi di trasferire se stesse e il ménage familiare direttamente sul luogo di vacanza, con il rischio di  seccature di altro tipo,  dato che è notorio come le città d’estate si trasformino per magia in un enorme set dove in ogni bar all’ora dell’aperitivo e nel dehor di ogni ristorante si gira il  remake di Quando la moglie è in vacanza, senza ombra di Marilyn Monroe.

Altre ricorrevano a ragazze alla pari di lingua inglese, assunte alla bisogna tramite apposite agenzie. In genere la au pair veniva recuperata all’ aeroporto e immediatamente dislocata nella casa al mare insieme ai pargoli , con  una sommaria istruzione di base: queste sono le chiavi di casa, la cabina è la numero 12,  l’ombrellone il terzo da sinistra  in prima fila, controllali sempre mentre fanno il bagno, non farli restare con il costume bagnato e per ogni eventualità questo è Mario, il bagnino. Mario- “tranquilla, signora, ci sono qua io!” – da vero professionista non perdeva mai di vista la combriccola e – desideroso di implementare il servizio offerto dallo stabilimento e di perfezionare il suo inglese basic – forniva consulenze personalizzate in orario extra lavorativo, con il prevedibile risultato di costringere entro brevissimo tempo la povera madre a correre ai ripari, ripescando l’italianissma e meno avvenente baby sitter “invernale”, repentinamente richiamata dalle ferie, con gratifica extra.

Quei begli anni sono passati, noi siamo ancora vive e loro sono grandi. Gli esami di maturità sono finiti, con alterni esiti e molti sospiri di sollievo.  La sessione estiva di laurea si è conclusa, i neolaureati con corona di alloro hanno invaso i locali del centro con cortei di amici e parenti, facendo selfie da postare su Facebook, e fra poco  anche quelli più grandi che hanno già un lavoro  si dilegueranno verso ogni possibile meta purchè dotata di chiringuito sulla spiaggia o locale notturno di tendenza. Si paleseranno nel corso del prossimo mese solo per veloci cambi di valigia, caratterizzati dalla comparsa di  quantità impensabili di indumenti sporchi sul pavimento del bagno davanti all’oblò della lavatrice (tutto cambia, ma si sporcano come quando avevano cinque anni: come mai??).

In tutto questo andi e rivieni possiamo pensare alle nostre, di vacanze: su un’ isola greca, in barca in Sardegna, in una masseria del Salento, a trovare i parenti in Toscana, a visitare i Castelli sulla Loira, nel casale ristrutturato sulle colline marchigiane, sulle alture di Saint Tropez, a Forte dei Marmi in bicicletta, a Cesenatico sul pattino, a casa degli amici che abitano in campagna o in Liguria, con un PC e una connessione wi fi a scrivere il diario estivo delle madame in vacanza, perchè Madamando non chiude per ferie.

A tutte le Ladies, buone vacanze.

 

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