ALLE CIME TEMPESTOSE IN SÉ PREFERISCO LE CIME TEMPESTOSE IN ME

PERCHÉ NON VADO A VEDERE IL FILM DEL MOMENTO E LA STORIA DI UNA ADOLESCENTE CHE SI CREDEVA CATHERINE EARNSHAW

Dopo una lunga discussione con me stessa mi sono convinta che non era il caso di andare a vedere Wuthering-heights-fra-virgolette.

Sarà che Margot Robbie (fighissima, chi lo nega?) la trovo un tantino vecchietta e troppo Barbie per quel ruolo o forse perché grazie all’algoritmo mi sto sorbendo una serie infinita di notizie e immagini che creano un senso di assuefazione.

Gli abiti indossati nel film te li racconta Vogue, per quelli indossati alle presentazioni c’è la story di Vanity Fair, gli arredi e la famosa (e alquanto raccapricciante) tappezzeria con le lentiggini sono sul sito di AD e ovviamente il giardino di Thrushcross Grange merita un servizio sull’account di Gardenia. Di ogni movimento, espressione, sorriso, ammiccamento o aggrottar di sopracciglia di Jacob Elordi esiste documentazione più che esaustiva: c’è persino la foto di lui con la mamma. Quando alcuni giorni fa mi sono imbattuta causalmente in una interpretazione psicanalitica delle diverse acconciature di cui certo non si poteva fare a meno ho capito che potevo tranquillamente inserire il film nella categoria “come se lo avessi visto”. Non sarà certo la mia defezione a rovinare il record di sbigliettamento.

In realtà io Cime Tempestose (senza virgolette) io l’ho già visto, sognato e anche vissuto.

Era l’estate del 1973 (il film era del 1970 ma l’ho visto in terza visone al cinema parrocchiale di Limone Piemonte) e avevo 13 anni, l’età della stupidera e del romanticismo.

Nessun Jacob a ispirare pensieri impuri: in quella versione Heathcliff era Timothy Dalton. Quello che secoli dopo sarebbe stato il James Bond più “legnoso” e dimenticabile della storia. Inoltre, essendo gli anni 70, aveva una capigliatura con taglio scalato che lo faceva sembrare poco maledetto e molto Mal dei Primitives.

Non proprio un film nè un’ interpretazione memorabile, niente a che vedere con l’estetica esasperata di quello di oggi, ma ero una ragazzina e non un critico cinematografico. Comunque “quella” scena – sapete di quale parlo, vero? – mi colpi a tal punto che nei mesi a seguire non facevo altro che sognare me stessa che correvo tra erica e mirtilli gridando “Heathcliiiiiiiiiiif” controvento. Un po’ Cathy e un po’ “correre felici a perdifiato/fare a gara per vedere/chi resta indietro”.

Fu con questo bagaglio culturale fatto di letteratura romantica inglese e italica musica pop, di Emily Brontë e Claudio Baglioni che qualche anno dopo tentai di concretizzare il sogno attraverso un innamoramento interclassista per il figlio del falegname, con gli occhi azzurri (il figlio, non il falegname). Ma forse perché lui, occhi a parte, non aveva il fascino di Heathcliff (nemmeno nella versione Dalton) e soprattutto perché eravamo nel Roero che, a differenza della brughiera dello Yorkshire è luogo di pomiciate più che di corse sfrenate dato che è parecchio in discesa, l’esperienza non fu leggendaria.

É un ricordo che mi fa sempre molto sorridere per quanto ero scema e persa nelle storie di cui non avevo (e non ho) mai abbastanza, a scapito di un malcapitato che si era per caso trovato a passare nei pressi dei miei sogni e non si è reso conto di essere stato elevato al grado di personaggio da romanzo. Non ho mai saputo se avesse avuto la trasformazione dell’originale: magari è diventato un ricchissimo signore davanti al cui magnetismo smaniano le tardone, chissà…. Io fortunatamente non sono morta di dolore e consunzione come la povera Catherine.

Negli anni sono passata da Brontë e Austen a Woody Allen, Simenon, Scott Fitzgerald e tanti altri. Ho letto e visto di tutto, diventando protagonista, sceneggiatrice e regista di tanti film, non sempre con happy end (forse seguiranno altri racconti).

Per questo non mi serve andare al cinema a vedere questa versione: io le Cime Tempestose ce le ho dentro da cinquant’anni.

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6 Comments

  1. says: Daniela Fiore

    Bravissima…..come sempre !!!
    Riesce a descrivere tutti gli stereotipi della nostra epoca.
    Grazie x queste perle di ironica verità 😉

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