…E IL RESTO LO SI METTE SU VINTED

SECONDA PUNTATA DEL DECLUTTERING ESTREMO. QUASI TUTTO QUELLO CHE NON È ANDATO ALL’ECOCENTRO SI PUO’ MONETIZZARE

La scorsa settimana ci siamo lasciate all’ecocentro con la macchina carica di rumenta da buttare senza rimpianti né rimorsi nei container degli ingombranti, nei bidoni dei toner e nei cassonetti del materiale elettrico senza speranza. Ma ci abbiamo preso gusto e l’esperienza liberatoria non può finire qui: questo sabato si entra direttamente nell’armadio.

La primavera sta arrivando, bisogna far spazio ai capi adatti e cosa ce ne facciamo del golf comprato alla bancarella del cashmere mentre eravamo in vacanza e non c’era niente di meglio da fare, della giacca in pelle troppo “vissuta”, della gonna di Zara comprata perché costava solo 39,99 (chiara “sindrome dell’IKEA”) della gonna di velluto perché quest’inverno andava il velluto ma l’abbiamo messa tre volte?

Anche in questo caso vale la regola dei tre mucchi: cassonetto, solidarietà, errori. I primi due li potete facilmente intuire, il terzo è senz’altro più interessante.

Non abbiamo ancora capito che le scarpe costosissime vanno bene per chi cammina al massimo “from taxi to table” e non per quelle tapine che vanno a teatro a piedi? Perché ci ostiniamo a comprare capi “importanti” per “occasioni Importanti” che sono anni che non abbiamo nelle nostre agende? Perché acquistiamo i maglioncini girocollo che, notoriamente, stanno malissimo a chiunque abbia più di 30 anni?

E mentre cerchiamo le risposte che non vogliamo sentire, gli armadi si riempiono di abiti e accessori non proprio a buon mercato che non gettiamo per non ammettere la nostra scarsa capacità di resistere alle tentazioni, o di capire dagli errori già fatti, il che è quasi la stessa cosa.

La soluzione è: vendiamoli. Nei negozi di second hand oppure su Vinted.

Ovviamente il guadagno è un decimo (se va bene) del prezzo che abbiamo pagato, ma diventa una questione di principio. E poi i soldini recuperati possono essere reinvestiti in altri errori.

Ma andate su Vinted solo se non vi sentite offese a vendere delle Loboutin al prezzo delle friulane, altrimenti desistete perché altrimenti ci rimanete male. Vinted è un giochino sul cellulare come tanti: ci si iscrive all’app, si fanno le foto a quello che si vuole vendere, si seguono le istruzioni, si pasticcia un po’ con alcune strategie di marketing elementare e si aspetta che qualcuno faccia una controproposta a prima vista inaccettabile. Se va bene si finisce a fare pacchetti e portarli alla posta o al punto di raccolta del corriere

Le prime volte si prova indignazione, poi si capisce che o si accetta alla prima oppure il capetto rimane nell’armadio: d’altronde chi compra su Vinted vuole spendere poco. Vi sento già che state esclamando “ma non COSÍ poco!!!!”.

A questo punto le strade sono due: o vi tenete sul groppone gli errori che staranno lì in eterno o li fate rientrare in uno degli altri due mucchi.

Della prima soluzione vi saranno grati figli e nipoti (gli stessi del post della settimana scorsa): abiti, cappotti, scarpe e borse diventeranno veramente vintage (e non più solo second hand) e potranno sempre andare in asta da Bolaffi. Ma voi non vi sarete divertite con il giochetto e saranno loro a monetizzare.

Tags from the story
, , ,
Join the Conversation

2 Comments

  1. says: Mirella

    Buonasera, io ho capito che da Vinted non ci si può aspettare molto e soprattutto i capi rimangono pericolosamente in casa in attesa di offerte! Tanto vale portare subito ai negozi dell’usato e… lontano dagli occhi lontano dal cuore!
    Mirella

    1. says: admin

      Buonasera, io faccio i tre mucchi. Vinted è una specie di passatempo per capire come va il mercato, quali sono i capi richiesti, quali i prezzi.Dopo un po’ che sono fermi li tolgo e metto nell’altro mucchio.

Leave a comment

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.