“APRITE L’ARMADIO E TROVERETE DI SICURO UN CAPO ONNIPRESENTE E POTENTISSIMO: LA CAMICIA BIANCA. PARLERÁ DEL VOSTRO STILE NEL PIÙ INEQUIVOCABILE DEI MODI” DICEVA CAROLYN BESSETTE.
Chi mi conosce da tanto sa della mia mania per i Kennedy.
Negli anni 60 e 70 leggevo con avidità tutti gli articoli di Oggi e Gente che trovavo per casa sulle vicende della royal family americana e a tredici anni avrei voluto essere la dodicesima figlia di Bob e Ethel, scelta che poi negli anni si sarebbe dimostrata quanto mai nefasta visti i pessimi risultati.
Ero affascinata dall’ estetica wasp, che naturalmente alimentavo con letture adeguate e con i film di Grace Kelly. Il primo viaggio negli USA fu semplicemente una verifica di quello che avevo imparato da casa, e non mi deluse.
Negli anni ho poi collezionato documenti e mirabilia vari dalla monumentale biografia di Bisiach su JFK a un libretto scovato a Parigi dove si raccontava per filo e per segno il funerale del Presidente, con tanto di elenco dei personaggi invitati alla celebrazione e foto, tra cui , naturalmente quella di John John che fa il saluto militare indossando un cappottino che era in tutto e per tutto uguale a quelli che ogni bambino/a , me compresa, indossavamo in quegli anni: in lana con il collettino in velluto.
Del famoso attentato conosco a memoria ogni fotogramma del filmato di Zapruder e ho visto almeno tre volte il polpettone con Kevin Costner. Di delirio in delirio volete che non mi sia appassionata in tempi non sospetti alle vicende di John John e CBK, o Carolyn Bessette come si chiamava quella fino allora perfetta sconosciuta non ancora diventata acronimo?
Ovviamente per chi avesse seguito le vicende del fidanzamento del rampollo con Daryl Hannah, una gattamorta dalla inspiegabile carriera cinematografica, non poteva non saltare all’occhio la predilezione per il tipo bionda-occhi azzurri-fisico da sballo.
Erano gli anni Ottanta e Calvin Klein impazzava (In Italia è sempre stato quello dell’elastico delle mutande) anche se la cosa migliore la fece Donna Karan con l’invenzione dei “Seven Easy Pieces”, il concetto che sta alla base di tutte le capsule collection degli anni a venire. Ralph Lauren ai tempi “era” l’America e stilisticamente parlando i due ragazzi erano la rappresentazione plastica di tutto ciò.
Lui easy (anche se spesso un po’ con l’aria da coglione, ma che come tutti i ricchi portava lo smoking da dio) lei che più lineare non si poteva. Pezzi basici, utili, poco ostentati.
E il famoso “anti-vestito da sposa” tagliato di sbieco, indossato nell’ isola sperduta ma la cui foto ha fatto il giro del mondo ed è diventato il capostipite di tutti gli slip dress a venire, dal red carpet degli Oscar alla versione H&M in puro sintetico.
Ci sarebbe anche l’anti -anello di fidanzamento: il bimbo le regalò il famoso “swimming ring” di mammà, una veretta talmente semplice che Jackie la usava, appunto, quando andava a nuotare. Sul fatto che si vada a nuotare con diamanti e smeraldi magari ci torniamo un’altra volta.
La leggenda cita il fatto che Carolyn come massimo esempio di low profile facesse staccare le etichette dei marchi troppo famosi, specialità in cui le Torinesi sono specialiste da tempo immemore.
Oggi, sull’ onda della fiction Love Story, lo stile di CBK è stato riportato all’ onor delle cronache, strascico dell’ondata di quiet luxury iniziato con i completi Zegna visti in Succession.
L’altra signora Kennedy (titolo di un libro che consiglio a chi come me su ogni argomento vuole sapere tutto) è diventata una reference intemporale, la personificazione dei consigli che le riviste di moda tirano fuori quando non hanno idee nuove: i capi mai più senza, con in testa la immancabile camicia bianca.
Purtroppo è finita male, nel modo in cui gli idoli diventano leggende: morendo anzitempo, come James Dean e soci insegnano.
Il famoso era lui per nascita e non per particolari meriti, ma è di lei che ci ricorderemo, del guardaroba fatto di lusso discreto, tagli puri, palette neutra.
Dell’eleganza pulita di una ragazza diventata icona

Interessante Francesca, aggiungo una nota personale…
Camicia bianca un must, e molto prima di CBK…
Non si inventa mai niente. Ma la camicia va bene su tutto e a tutte le ore
Sei sempre bravissima, Wanda
Grazie Wandissima!
Grazie Francesca di regalarci sempre un momento di “decompressione” intelligente e ironico!!!
😊😊