LA STORIA DI UN’INSANA PASSIONE DAL PRIMO TASSELLO CHE HA SEGNATO LA MIA INDIPENDENZA AGLI ACQUISTI COMPULSIVI NEI BRICO CENTER E NELLE FERRAMENTA CHIC DELLA CITTÁ
Ricordo con tenerezza il mio primo tassello. Forse ho dimenticato un paio di fidanzati ma ricordo con precisione quel foro fatto sul balcone di corso Re Umberto con il trapano regalatomi da mio cognato a Natale.
Era un tassello a gancio per appendere la scopa, nella prima casa dopo la separazione. Non vi sto a dire la sensazione di intimo trionfo: quello era il vero esame di maturità, la dichiarazione di indipendenza, la certezza di potercela fare.
Anni di teorie femministe assimilate per osmosi e per letture si concretizzavano in quel foro nel muro eseguito con precisione chirurgica, quel pezzetto di plastica grigia che ci entrava alla perfezione e quel gancio di metallo che si avvitava sinuosamente. Puro porno-bricolage, non so se mi spiego.
Da quel momento è stata l’apoteosi di cassette per gli attrezzi che diventavano sempre più grandi e venivano a poco a poco riempite con set di punte da trapano per qualsiasi superficie, livelle a bolla, brugole di ogni diametro e avvitatori a batteria.
Sono stata più felice per l’apertura di Leroy Merlin a Moncalieri che per l’inaugurazione di Chanel in via Lagrange (non me ne vogliano le mie amiche chicchissime). E non sono sola, lo so. Conosco avvocate che si rilassano sistemando impianti elettrici, dirigenti che non hanno mai avuto bisogno di chiamare un idraulico perché fanno tutto da sole e libraie che si sono costruite e appese gli scaffali per il negozio.
Siamo in tante noi che, come la moglie di Fantozzi innamoratasi del panettiere che comprava quintali di michette, siamo diventate le cocche del ferramenta all’angolo per il numero di volte che ci presentiamo al bancone.
Ho i miei ferramenta di fiducia in città, al mare e ai monti: negozi fornitissimi in cui entro per una lampadina e esco con prodotti antimuffa, complicati sistemi per attaccare quadri anche in presenza di porte scrigno e metri a nastro Stanley (ne ho persi una quantità impressionante e ne ho anche uno fisso nel cruscotto dell’auto).
A Torino sono di casa da Drovetti, dove c’è Tony che mi aiuta a trovare quello che cerco e anche quello che non sapevo di volere. Praticamente con lui ho lo stesso tipo di legame che molte hanno con le assistenti alla vendita di Verdelilla o Lagrange 12, le migliori boutique della città. Quando arriva il pezzo che mi serve mi manda un whatsapp. L’ultimo acquisto è stata una meravigliosa borsa con cui posso trasportare l’avvitatore anche in vacanza e sembra disegnata da Demna (l’ideatore della simil borsa Ikea per Balenciaga) Anche la Neverful di Louis Vuitton poteva andare bene, ma non ha la taschina chiusa per metterci i tasselli chimici.
Gli uomini servono a poco ed è noto che se anche l’impugnatura del Black & Decker è stata pensata per mani maschili il fatto che sia un po’ grande aiuta a distribuire uniformemente su tutto il palmo la pressione esercitata durante il lavoro e ottimizza la trasmissione della forza: è una questione di fisica, non di sesso. E poi non esiste un modo maschile e uno femminile di usare un cacciavite.
Certo, un ultimo giro di chiusura dato con forza maschile a volte aiuta, ma si può sempre ricorrere al portinaio o, nel peggiore dei casi, invitare l’amico che ci riaccompagna a casa dopo una cena a bere il bicchiere della staffa ma soltanto dopo che ci avrà sbloccato la valvola del termosifone un po’ dura con l’apposita chiave a pappagallo (dopo una certa età nemmeno loro pensano che ci possa essere dell’altro).
Non parliamo poi dei lavori sul balcone: ho fissato treillages e svasato e rinvasato piante a ogni primavera e possiedo cesoie e attrezzi per potare ogni tipo di vegetale, dalle margherite alle querce secolari . Ho persino un’accetta. Non ho mai capito se mi potesse servire e a fare cosa, ma in caso di visita di un serial killer travestito da controllore Italgas può sempre essere utile.
Mi affascinano anche i racconti dettagliati di lavori edili e di impiantistica e spesso, per una serie di ragioni che non vi sto a spiegare, ho modo di discuterne con addetti ai lavori che in genere finiscono col chiamarmi “architetto” (una volta persino “ingegnere”).
In genere a questo punto sorvolo sulla mia quasi inutile laurea in filologia: non riesco a immaginare Umberto Eco che si emoziona per un tassello messo bene.

Complimenti per il tuo entusiasmo!! Condivido la parte dedicata al giardinaggio…
Si fa di necessità virtù. In fondo non so fare l’uncinetto….
Anch’io fan del bricolage e di Leroy Merlin. Come te ho le mie ferramente di fiducia vicino a casa ma anche al mare 😃. Da Drovetti (magnifico!!) anni fa ho comprato delle maniglie bellissime che hanno reso un armadio nell’ingresso molto piu’ chic. 🫠
É l’altro di Ali Baba!
Oggi molto divertente! Bravissima!
Grazie!