AUTUMN IN TORINO

A mia memoria non c’è mai stato un novembre così. E non sto parlando del meteo anche se, per mettere in campo tutti gli effetti speciali che noi torinesi esibiamo nelle grandi occasioni, c’è pure stata una serata di nevischio in centro e le macchine che scendevano dalla collina avevano un dito di neve sul tettuccio.

Breve racconto di quello che è successo…

Tutto è cominciato con la settimana dell’Arte. Una partenza facile: ormai ci siamo abituati ad avere le serate con le gallerie aperte e la gente che prende la metro addirittura fino alla fermata Italia 61, che pochi conoscono e che fino a due anni fa nemmeno c’era, con i giovani a bordo che, se qualcuno glielo chiedesse, non saprebbero dire perché si chiama così.

Ma intanto Artissima ha dato il via alla concentrazione novembrina di quelli che noi provinciali continuiamo a chiamare “grandi eventi”, il che fa capire come non siamo abituati a tutta questa gente che fa cose, riempie alberghi e bed and breakfast non solo per visitare la Reggia di Venaria e comprare i gianduiotti.

Milano ha le Week, Venezia le Biennali, Firenze si basta da sé e a Roma ogni tanto il Papa mette su un Giubileo ma son finiti i bei tempi del sindaco Nicolini e delle sue Estati Romane. Qui, ai confini dell’impero, in alto a sinistra sulla cartina dell’Italia, li chiamiamo ancora “grandi eventi” (credo ci sia pure un assessorato omonimo) come se i piccoli e medi non meritassero attenzione e non potessero diventare grandi anche loro (volevo scrivere “ci facessero schifo” ma pareva brutto).

E dopo la settimana dell’Arte, quella del Tennis. Benedette le ATP Finals e la Sinnermania che hanno scatenato: ogni giorno centinaia di persone aspettavano ore per vedere i magnifici otto masters entrare o uscire dall’Hotel Principi di Piemonte, in una via dove fino a non molto tempo fa l’unico assembramento era quello dei tifosi del Borussia Dortmund ubriachi che aspettavano la loro squadra impegnata in Champions contro la Juve. Se Milano ci toglie le prossime edizioni delle Finals temo che la città insorgerà come quando hanno spostato la capitale d’Italia da Torino a Firenze: noi sabaudi ci incazziamo una volta ogni circa duecento anni ma quando succede la buttiamo giù pesante, speriamo solo che questa volta ci vada meglio.

Manco il tempo di mettere via i cappottini dei vernissage (leggete il mio post QUI) che le madame chic and sporty hanno tirato fuori le felpe con il cappuccio rubate ai figli e cercato di accaparrarsi i biglietti per le partite top, e se c’era l’occasione di passare in una delle lounge degli sponsor non si lasciavano scappare il selfie. Per una settimana intera Instagram proponeva solo foto con luce blu dalla cui angolazione si capiva chi aveva avuto i posti migliori e chi si era dovuta accontentare della piccionaia: anni di polizieschi in TV ci hanno insegnato a “leggere” le foto e i dettagli hanno il loro peso. 

Quindi: una settimana di pranzi stellati alla lounge dell’Oval, aperitivi al Circolino di Flashback e cene chic con un tocco di charity con i big dell’arte seguita da un’altra settimana di vip tennistici e sportivi vari che all’improvviso scoprivano i nocciolini di Chivasso e andavano a mangiare gli agnolotti da Defilippis. Ed eravamo arrivati soltanto al 17 del mese…

Per come eravamo abituati ci poteva anche bastare, ma non ci siamo fermati perché l’appetito vien mangiando. E allora abbiamo tirato fuori dal comò i gioielli di famiglia, i brillanti che si hanno da tempo e non si indossano perché qui a Torino lo “spatuss” non è di casa e il tesoro della corona lo teniamo in cassetta di sicurezza, sia mai che qualcuno ci faccia i complimenti, neh.

Così abbiamo esibito un gioiello che compie quest’anno 200 anni: il Museo Egizio, festeggiato alla presenza del Presidente Mattarella con l’inaugurazione del nuovo allestimento della “Galleria dei Re”, passata dal buio “cinematografico” del premio Oscar Dante Ferretti alla luce riflessa dal metallo spazzolato delle pareti che ai più anziani tra i torinesi ha richiamato alla memoria il concessionario FIAT di Via Roma, progettato da Gae Aulenti, dove invece di sfingi e statue ci si specchiavano le Millecento e le 127 degli anni 70.

Le madame, smesse le felpe hanno inalberato sobri tailleur pantaloni di ottimo taglio, come quelli che la padrona di casa Evelina Christillin ha sfoggiato per accogliere gli ospiti istituzionali, quelli famosi ma anche i tanti torinesi che all’ Egizio sono affezionati e orgogliosi di vederlo diventare sempre più accogliente e interessante.

Sono stanca solo a raccontare ma non mi posso fermare perché dopo l’Egizio è arrivata un’altra delle nostre punte di diamante: il cinema, con il Torino Film Festival, evoluzione del Festival Cinema Giovani nato agli inizi degli 80 grazie a studiosi e critici del cinema come Gianni Rondolino, Alberto Barbera e Steve Della Casa, tanto per dirne alcuni.

Questa edizione, sotto la guida del direttore di fresca nomina Giulio Base ha portato una ventata di divismo come non se ne vedeva dai tempi di Cabiria, con le folle di cinefili e fan a sostituire quelle degli aspiranti tennisti davanti agli hotel e ai cinema dove si svolge il Festival.

Le signore torinesi sono state costrette a adeguare nuovamente il look e a sfoggiare abiti da sera all’altezza del glamour di Sharon Stone avvolta in un boa rosso che chissà quanti avranno calpestato inavvertitamente. E se ancora pensate che Torino non sia come Manhattan – con cui comunque ha pur sempre in comune le strade che si incrociano a angolo retto – bastava vedere l’eleganza understated di Sarah Jessica Parker in gonna lunga e giacca nere, camicetta avorio e filo di perle che tutte le torinesi d’ora in poi torneranno a indossare “perché lo mette anche Carrie Bradshaw”.  Siamo anche stati testimoni – scusate se è poco – della nascita della nuova coppia artistica BARicco&anGELINA, e so che a molte il Preside della Scuola Holden piace pure più di Brad Pitt.

Personalmente ho molto apprezzato la locandina/manifesto del Festival, in cui Marlon Brando ti guarda in un modo che gliela daresti subito. Chiederò ai ragazzi del bar sotto casa di regalarmela (la locandina), quando il festival sarà finito.

Le madame ormai stremate da questo tour de force di mondanità e appostamenti si sono prodotte anche in una serata di Gala per l’inaugurazione del Teatro Regio con Le Nozze di Figaro e dato che ci cresceva ancora qualche metro di moquette ci si è fatto l’ennesimo carpet per le foto di rito. Come sempre molto nero e mises tradizionali, su cui spiccava l’eleganza perfetta di Mrs. Coppola (no, non c’entra niente con gli omonimi registi).

Così questo novembre frenetico è finito: per rilassarci nel weekend possiamo fare una scappata a qualche mercatino natalizio, come quello della Cucina Malati Poveri, dove il ricavato delle vendite sostiene la distribuzione dei pacchi alimentari o al Flairy Market, per un altro po’ di social life tra una bancarella e un aperitivo. Abbiamo giusto un paio di giorni, poi comincia dicembre e la galoppata di Natale.

Ma promettetemi che ci saranno altre season come questa: Torino se le merita.

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2 Comments

  1. says: celesteleontine

    Bravissima, questo giro ti sei superata. Su Marlon Branco ho riso a crepapelle: volevo ri-postarlo col fumetto “altro burro?”, ma c’ho ‘sta pagina così seria, e niente.

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