Quando Alessandra Comazzi, nell’ ormai quasi lontano 2017 ha accettato l’invito a presentare il mio primo libro, non ci potevo quasi credere: una delle giornaliste più seguite e amate della Stampa avrebbe chiacchierato con me di Madame al Circolo dei Lettori. Fino a quel momento era stata “La Comazzi”, dopo è diventata un’amica vulcanica impegnata in tante iniziative, oltre che nel suo mestiere.
Diventata giornalista giovanissima, all’inizio degli anni 90 Alessandra è già caposervizio spettacoli alla Stampa quando viene incaricata dall’allora direttore Paolo Mieli, che amava dare spazio agli outsider, di occuparsi della rubrica di critica televisiva tenuta fino alla sua scomparsa da Ugo Buzzolan, la più autorevole firma italiana in questo campo.
La motivazione data da Mieli per affidarle la prestigiosa successione? Perché era abbastanza cattiva.
Era iniziata l’avventura di Tivù e Tivù che sarebbe durata per 25 anni. In tutto questo tempo Alessandra ci ha raccontato la televisione che le piace e anche quella che non le piace, senza mai alzare il ditino della maestrina o il sopracciglio del critico accademico, ma con una scrittura schietta, corredata di dati e motivazioni.
Certe volte era cattiva (aveva ragione Mieli) ma è sempre stata convinta che una buona televisione fosse possibile. E quando la trovava in qualche trasmissione ce la segnalava con entusiasmo e ottimismo.
Ha visto e ci ha raccontato i profondi cambiamenti, la nascita di generi e l’avvicendarsi delle tendenze di questo mezzo che, dai tempi di Portobello e Canzonissima, trasmissioni dagli ascolti oceanici che compattavano l’intera nazione, è diventato quello che conosciamo oggi: un insieme di mille frammenti sparsi, fruibili sempre e ovunque, che ognuno può consumare a piacimento.
Una sola costante è rimasta nella nostra TV e nelle nostre vite (si, anche di chi dice che non gliene frega niente), monolitica e interminabile: il Festival di Sanremo che Alessandra ha iniziato a seguire fin dal 1983 in redazione spettacoli per poi approdare all’Ariston nel 2001, conduttrice Raffaella Carrà.
Con gli articoli, gli “speciali” e con le sue Cose di Tele (la rubrica video della Stampa in cui fa sfoggio, oltre che di grande cultura televisiva, anche di memorabili occhiali e elegantissime giacche) ma anche con la seguitissima pagina Facebook “Le Comari della Comazzi” ci ha condotto per mano con brio tra i misteri poco misteriosi, gli scandali troppo strombazzati e i commenti di rito su conduttori e ospiti. Una pagina su cui lei ogni sera, dall’inizio alla fine delle trasmissioni, compariva nei momenti di pausa dal suo lavoro di inviata in sala stampa per commentare con noi followers sul divano quanto stava accadendo sul palco. Vi assicuro che per noi era come essere lì con lei, e sono anche nate nuove amicizie.
Poi all’improvviso una sera del gennaio 2023, mentre sta guardando un film in tivù accusa i primi sintomi di quella che le sarebbe stata in seguito diagnosticata come sindrome di Guillain-Barrè, una rara malattia autoimmune: il cervello non riusciva più a trasmettere segnali ai muscoli. Una malattia che, se presa in tempo, è reversibile ma lunghissima.
Alessandra ha raccontato in un bellissimo e profondo articolo (vi lascio qui il link perché merita leggerlo) il suo calvario fatto di sedia a rotelle, di un ricovero durato cinque mesi e dei suoi quotidiani sforzi per ritornare alla normalità, che non è far tornare tutto come prima, ma letteralmente imparare di nuovo a vivere e a compiere gesti elementari che sembrano assolutamente naturali, come camminare, usare le posate o infilarsi i pantaloni.
Oggi Alessandra, che dal 2020 si è iscritta alla Facoltà di Storia dell’Università di Torino, si dedica alla sua grande passione per la storia (un suo articolo che unisce alcune figure storiche dello spettacolo piemontese da Bersezio a Gipo Farassino è apparso sull’ultimo numero dei Quaderni Giolitti) ma trovate periodicamente i suoi commenti sulle serie Tv nella rubrica Della serie su Specchio, l’inserto settimanale della Stampa.
Alessandra ha deciso di allontanarsi da Facebook e noi Comari siamo molto dispiaciute di non avere più la sua “voce” a raccontarci il Festival ma anche quest’anno lo guarderemo, cogliendo il frammento che ci piace e scartando quello che ci annoia. Seguiremo la nostra nostalgia, il gusto musicale o la morbosa curiosità per lo scandale du jour e chissà se ne usciremo soddisfatti o delusi.
Quello che è certo è che con lei il Festival di Sanremo ci sembrava migliore, e ci piaceva anche di più.

Grazie Francesca di questo articolo che raccoglie una testimonianza di importante riflessione
bellissimo articolo come sempre la comazze e rimarra sempre un mito buona giornata e bravissima LORENZONI