LA LORENZ SI ESPRIME (NON RICHIESTA) SUL FESTIVAL

Ho visto il Festival di Sanremo random e non sono riuscita ad arrivare mai oltre la quattordicesima canzone senza addormentarmi sul divano ma, come tutti, non ho potuto fare a meno di interessarmene. Che ci piaccia o no, Sanremo fa parte della storia e della cultura del nostro Paese e merita attenzione e qualche riflessione.

Concordo con l’amica Alessandra Comazzi di cui ho raccontato a inizio settimana qui: il Festival è talmente fatto di frammenti che è possibile “consumarlo” a seconda dei gusti, del tempo a disposizione, dell’età. Insomma è come un grande supermercato in cui ognuno si ferma davanti allo scaffale preferito e compra il prodotto che la pubblicità o la reputazione (o entrambe) lo invitano a comprare.

Compro la Nutella perché so da anni e per esperienza diretta che mi piace e allo stesso tempo acquisto una certa marca di pasta perché da un mese a questa parte mi inonda di pubblicità. Ma magari provo pure il famoso pandoro di cui prima non conoscevo neppure l’esistenza perché oggetto di una questione che quasi nessuno è riuscito a evitare di sapere, dai social o dai giornali di carta.

Se tutto è marketing perché allora si fischia la mancata vittoria o almeno il podio di Giorgia? Ha vinto chi ha preso più voti e se il voto del pubblico si esprime attraverso il telefono, ha preso più voti chi ha venduto il prodotto alla fascia di consumatori che usano il telefono per fare qualunque cosa.

Non possono menartela per cinque giorni dicendo che le visualizzazioni sui social sono state tot milioni e “che figo, che bello, arriviamo anche ai ggggiovani”e poi chiedersi come mai vince Olly. Perché quelli a cui piace Giorgia usano il telefono per fare le chiamate, non per comprare, vendere o votare a Sanremo. Come quando ha vinto Gabbani perché le sciure che avrebbero votato la Mannoia erano già in branda da mo’.  

Per far vincere Giorgia ci voleva il voto della famosa giuria di qualità fatta di gente adulta e consapevole (e talvolta perfino esperta di musica) ma soppressa anni fa, sostituita dalla democrazia diretta fatta di schede SIM e di tastiere. Non è che Claudio Villa non fosse bravo, è che a un certo punto Celentano era più nuovo e piaceva di più.

Se le massime preoccupazioni sono lo share, utile a rendicontare agli sponsor il ritorno degli investimenti e lo svecchiamento del pubblico (pardon, del target) sbandierati a ogni conferenza stampa post puntata, non si pretenda di avere una classifica finale al di fuori di queste logiche.

A parte che per i prodotti di nicchia c’è sempre il premio Tenco, che forse quest’anno non sanno a chi darlo visto che i pochi cantautori si sono piazzati bene al Festival. E se i cantautori hanno avuto tutti quei voti forse c’è ancora speranza che nelle prossime edizioni i testi non saranno scritti dall’intelligenza artificiale, per risparmiare sugli autori che già comunque vengono via un tanto al chilo dato che proprio tutti ci hanno fatto notare che erano sempre gli stessi.

Altro argomentone sanremese: le donne. Non è che non vincono perché son donne, non vincono perché le fanno cantare delle canzoni noiosissime (ho ascoltato su Raiplay anche chi si è esibito mentre dormivo abbracciata alla gatta), canzoni che non acchiappano, che non puoi cantare in auto o sotto la doccia. Quando le canzoni ci sono vedi che non è questione di genere: l’anno scorso di donne ne sono arrivate una al primo e l’altra al terzo posto, con in mezzo uno che si è giocato tutto sul televoto.

Forse aiuterebbe la causa se anche la prima cosa che tutti si chiedono appena ne viene annunciata una sul palco non riguardasse l’outfit. Ma non è colpa del pubblico, è che lo showbusiness ci ha abituati così e adesso è difficile farci cambiare. E Kate Middleton che chiede ai giornalisti di non parlare più dei suoi vestiti ma di quello che fa è non solo una mosca bianca, ma soprattutto una che ha una sicurezza di sé che levati (ma lei è brand ambassador di una nazione, non di un designer qualsiasi).

Comunque una gara la vince chi ha le qualità ma anche la strategia giusta e una certa dose di fortuna.

Intanto mezzo mondo sta già cantando “Cuoricini” e chissenefrega del podio.

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1 Comment

  1. says: Maria Alessandra Comazzi

    Un’analisi perfetta del Festival. Non avrei saputo dire meglio. E grazie per l’ulteriore citazione. Donne du-du-du: canzoni bruttarelle e loro vestite in modo, secondo me, da farle pure risultare antipatiche. Ma mannaggia mannaggia. Mando un grande saluto a Francesca e a tutta la sua comitiva. Ciao 👋

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