“Ho imparato che puoi capire molto di una persona dal modo in cui affronta queste tre cose: una giornata di pioggia, la perdita del bagaglio, e l’intrico delle luci dell’albero di Natale”

In effetti, è nei momenti difficili che si vede la personalità di una lady.

Ma, mentre siamo abbastanza sicure di come affrontare le prime due eventualità, per l’albero di Natale abbiamo ancora molti dubbi e qualche lacuna, che in questo periodo vengono a galla.

Intanto, la pioggia. Che ormai prende sempre a tradimento e la mattina non si esce di casa senza aver prima ascoltato le previsioni meteo e consultato lo smartphone.

Il problema è che per fare tutto questo – oltre naturalmente scegliere l’abbigliamento giusto, evitare di indossare collant del colore sbagliato, prendere un caffè e truccarci impeccabilmente – abbiamo scordato di guardare fuori dalla finestra e non ci siamo accorte della nuvola assolutamente piena di pioggia che staziona sul nostro isolato. Ma la signora mantiene la calma e – sotto la pioggia monsonica che ormai flagella l’Italia ad ogni stagione – ho visto donne estrarre imperturbabilmente dalla borsa mini-ombrellini e cloche impermeabili, attraversare a piedi nudi immense pozzanghere tenendo al riparo ballerine in camoscio e uscire anche in pieno centro città con i pantaloni infilati in stivali wellington Hunter che fanno tanto Camilla Parker Bowles nella brughiera di Balmoral.

A seguire nella hit parade delle situazioni rivelatrici, si colloca la perdita del bagaglio,  a buon diritto annoverabile tra le catastrofi cosmiche.

Tralasciamo i viaggi low cost a peso-bagaglio contingentato e i trasferimenti brevi: in questi casi il bagaglio è a mano e, a meno che non si abbandoni distrattamente il trolley nella toilette dell’aeroporto – scatenando controlli a tappeto da parte della polizia aeroportuale in tenuta antiterrorismo – è abbastanza difficile perderlo.

Quello che si perde è il bagaglio spedito. E il bagaglio spedito è quella valigia che contiene il necessario per una vacanza medio-lunga. Per intenderci: quell’insieme di capi per selezionare i quali si sono passate ore davanti allo specchio provando gli abbinamenti e l’ intercambiabilità degli accessori.

La reazione immediata alla perdita di un bagaglio di questo tipo è la lacrima, senza se e senza ma, anche perché difficilmente lo si ritrova.

Una lady però non si perde d’animo e la signora, consapevole che ogni avversità nasconde un’opportunità, coglie immediatamente quella che le si sta presentando e corre a rinnovare il guardaroba nei negozi di famose griffe italiane le cui filiali sono strategicamente sparse in tutto il mondo: quanto avviene in seguito è in strettissima relazione con il portafoglio della viaggiatrice (o del di lei marito).

In un’ ottica del “non tutto il male vien per nuocere” bisogna poi considerare l’importante impulso dato da questi eventi alle economie locali, per il gran fiorire di outlet dell’abbigliamento “usato sicuro” nei pressi degli aeroporti.

E veniamo al dramma dell’albero di Natale. Magari abbiamo passato anni a fregarcene nella maniera più assoluta ma nel momento in cui  viene voglia di dedicare un po’ del nostro tempo a decorare un albero comme il faut – cosa che avviene generalmente dopo un viaggio in un paese anglosassone in prossimità delle feste – si entra in una spirale senza fine.

Nessuna decorazione sarà mai abbastanza originale, nessuna nuance di colori sarà mai abbastanza natalizia, dubbi amletici cominceranno ad insinuarsi tra i vostri pensieri mentre siete in coda alla cassa del supermercato oppure mentre state archiviando dei documenti in ufficio: “meglio la decorazione bianco-rossa che fa un po’ rustico o la argento-oro che è un po’ più cafona ma è come se emanasse luce propria?”

Le decorazioni in paglia sono ecofriendly ma un po’ tristi, le luci intermittenti dopo un po’ danno il nervo, ma quelle naturali a base di candeline in cera mettono a rischio-rogo la libreria e il tappeto. Palle di plastica indistruttibili e sempre le stesse dal ’95 o di vetro, di cui abbiamo fatto una strage ogni anno?

Vi sembrerà un problema futile, ma vi assicuro che non lo è, come appunto sostiene Maya Angelou, la poetessa americana, autrice della citazione riportata nel titolo, che evidentemente aveva colto la difficoltà della situazione. E il sospetto che anche lei vivesse questo momento in modo contraddittorio è forte.

Tempo fa ho letteralmente messo alla porta un aspirante fidanzato che aveva come unica colpa quella di aver osato decorare il “mio” albero di Natale con fiocchetti di dimensione non congrua e di colore non appropriato. Credo che dopo il primo momento di incredulità si sia congratulato con se stesso per aver scampato una psicopatica, e per quanto riguarda la sottoscritta, la cerimonia dell’addobbo è diventata un’occasione a cui tutti sono benvenuti per operazioni di bassa manovalanza o consigli e di cui io sono l’unico direttore creativo.

Comunque  ho scoperto che posso migliorare il mio già vasto know how in merito: basta partecipare a un corso di quelli che in questo periodo spuntano come funghi in ogni città e  che tentano di dare risposte al quesito  “Sai addobbare un albero di Natale?”, supportati da chi di alberi e feste se ne intende.

E se Maya Angelou ha ragione, questo dovrebbe anche aiutare a migliorare il modo di affrontare le situazioni critiche. Merita provare, no?

4 Commenti

  • Marco garbero ha detto:

    Il piacere di essere un uomo.Il piacere,all’occasione,di poter aiutare una donna,nn invadendo il suo campo d’azione,ma guardandola e aiutandola con uno sguardo che spazia dal paternalismo mascherato a un lieve corteggiamento rispettoso e a termine dell’aiuto.
    Quanto ci hai descritto,é mirato piu ad un pubblico femminile che maschile.e comunque x noi lettori maschili ci onoriamo di leggerti e speriamo di incontrarti casualmente ,noi con un grande ombrello da golf,con un saluto x farti gli auguri di natale e se fortunati,trovarsi sotto la tua abitazione per aiutarti a scaricare l’albero rigorosamente di Ikea con poi il ritorno ecologico.Per il trucco mattutino e le scarpe x il guado,li l’unica chance sarebbe prenderti in braccio x superare la pozzanghera,ma nn so se verrebbe accettato.
    Ah dimenticavo : io sono a Cape Town con 40 gradi secchi e oceano ruggente.Mi organizzo x il prossimo inverno.
    Ciao Francesca.
    Marco

    • francilor ha detto:

      beh, in attesa che tu venga a salvare le signore torinesi dalle pozzanghere sempre più frequenti, cerco di trovare il bandolo delle lucine.Ma anche a Cape Town ce l’avrete il Natale, no?

  • stella scadente ha detto:

    Buon albero. Io passerò domenica 30 novembre a riprendermi dalla maratona malefica, magari con l’aiuto di un cuscino. 😉

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