L’iper-figlio

Sarà pure che ogni scarrafone è bello a mamma sua, ma per alcune madri non c’è veramente al mondo nessuno, scarrafone o essere umano, che possa competere con “il bambino”: una povera creatura che più normale non si può ma che ha il tremendo compito di dover soddisfare le più alte aspettative di una madre che non risparmia a nessuno dettagliati racconti sulle sue qualità, performance e successi.

La signora ama raccontare come già dalla nascita il piccolo, che ormai va per la trentina,  abbia dimostrato la sua eccellenza venendo al mondo con estrema puntualità, pochissimo disturbo e peso più che conforme agli standard.

Impagabile il racconto, non senza che le si inumidiscano gli occhi per la nostalgia, dei primi anni di vita, trascorsi in un lampo perché naturalmente il pupo ha iniziato a parlare, mettere i denti, camminare e usare il vasino molto prima di tutti gli altri.

A scuola ci è andato ovviamente un anno prima, tanto ormai i giochi dell’asilo li conosceva tutti e a casa guardava solo History Channel invece dei Teletubbies.

Nessun inciampo risulta pervenuto durante tutto il percorso scolastico fino all’esame di maturità passato gloriosamente con il massimo punteggio mentre, senza apparente sforzo percorreva una parallela carriera sportiva ai massimi livelli.

In caso di famiglia numerosa un figlio era naturalmente bravissimo a scuola, l’altro dotatissimo per gli sport e la figlia femmina all’età di quattordici anni era già stata contattata da un paio di agenzie di modelle.

Di fare l’università in Italia manco a parlarne perciò si è proceduto di default all’ iscrizione a una facoltà in una qualunque altra città europea perché si sa che i cervelli ormai devono per definizione essere in fuga.

In seguito il mondo si è mobilitato per  proporgli stage assolutamente non remunerati ma sempre in aziende fighissime seguiti da lavori importantissimi in posizioni di assoluto comando, il che ha costretto la iper mamma prima a mantenere il figlio prodigio ben oltre i tempi canonici e poi a trasformarsi in una special assistant a metà tra la solerte segretaria che gli spiccia le noie burocratiche e una PR professionista che ne esalta a ogni piè sospinto la fulgida esistenza.

E mentre le amiche di mamma , che ne farebbero volentieri a meno, vengono puntualmente aggiornate sulla folgorante carriera,  l’oggetto di tanto orgoglio è all’ oscuro di tutto (beh, non proprio del tutto, visto che la segretaria risulta abbastanza comoda), impegnato com’è a fare una vita normale.

2 Commenti

  • Flavia ha detto:

    Verissimo! Orde di madri/padri per i quali tutto è “issimo”, straordinario, unico, tutto incentrato sul successo scolastico, sportivo e professionale…
    Per quanto mi riguarda e nel mio piccolo, mi ha sempre riempito d’orgoglio il fatto che i miei figli fossero empatici ma soprattutto che le loro amicizie più vere (scolastiche e non) fossero trasversali dal rampollo dell’avvocato fino a quelle dell’erede del meno blasonato dei nostri concittadini.
    Vedere poi il primogenito universitario e calciatore 26enne diventare padre trasformandosi, per amore, da ragazzo a uomo e muratore nel giro di pochi mesi è stato il regalo più bello della vita.

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