CAMILLA BERNABÓ BREA: LA CAPACITÀ DI CONIUGARE EFFICIENZA E EMPATIA

UNA TORINESE D’ACCIAIO ALL’ AMBULATORIO DEL CENTRO TRAPIANTI DI FEGATO DELL’ OSPEDALE MOLINETTE, UN’ ECCELLENZA DELLA NOSTRA CITTÀ, RICONOSCIUTA ORMAI IN TUTTO IL MONDO.

Ho iniziato la serie delle Torinesi su questo blog per raccontare le donne che valorizzano la nostra città: donne di ogni età, conosciute da tanti anni oppure da poco e per caso, che con i loro racconti davanti a un caffè mi raccontano ogni volta storie di impegno, tenacia, bellezza.

Molte di loro, come Camilla Bernabò Brea, mi sono state suggerite da chi si è appassionato a queste piccole grandi storie e non sarò mai abbastanza grata all’amica Adele per avermi fatto scoprire questo “fiore d’acciaio”.

Camilla è infermiera coordinatrice dei trapianti presso l’ambulatorio del Centro Trapianti di Fegato dell’Ospedale Molinette, fondato dal professor Mauro Salizzoni e ora diretto dal professor Renato Romagnoli: un’eccellenza torinese che primeggia nel mondo per numero di trapianti di fegato (dal 1990) e pancreas (dal 1999).

Del Centro Trapianti abbiamo tutti letto negli anni l’elenco infinito di successi, tecnologie sperimentali, interventi complessi e primati non solo italiani ma mondiali e possiamo soltanto immaginare come ogni singolo dettaglio organizzativo debba essere gestito coniugando efficienza e empatia, qualità che Camilla possiede e esercita nel suo ruolo ogni giorno.

Torinesissima e innamorata di Torino, con il papà ligure e la mamma tosco-romana, Camilla avrebbe voluto una laurea in medicina e una specializzazione in cardiochirurgia ma la mamma, spirito pratico e attenta alle possibilità di carriera, le suggerisce l’iscrizione alla facoltà di Scienze Infermieristiche.

Al momento di iniziare il tirocinio dell’ultimo anno però avviene uno di quegli eventi imprevedibili che ti svoltano la vita: la sliding door di Camilla è un brutto incidente di cui rimane vittima una notte, mentre rientra a casa molto arrabbiata perché i genitori dei bambini a cui faceva da baby sitter erano rientrati molto tardi senza avvisare.

Il tirocinio salta e lei è costretta a frequentare quello dell’anno successivo, dove conosce Mauro Salizzoni che al termine del corso la porta con sé nel team in cui Camilla lavora ormai da ventidue anni.

I primi passi li muove in terapia semi intensiva poi, dopo aver frequentato il Master universitario di Coordinamento della donazione organi promosso proprio dal Centro Trapianti Fegato, passa in ambulatorio con il compito di gestire la procedura dei trapianti.

In qualità di infermiera coordinatrice, dal momento in cui in Centro Nazionale Trapianti rende disponibile un organo per il trapianto Camilla organizza l’assegnazione al paziente più idoneo, scelto dall’equipe di trapianto, il trasporto dell’organo dal luogo in cui si trova fino a Torino e tutte le operazioni che si susseguono, dalla comunicazione al paziente fino al suo ingresso in sala operatoria.

Camilla nonostante sia, per sua ammissione, “di madre molto parca di contatti”, gestisce con la massima attenzione l’interazione con i pazienti, stabilendo un canale di comunicazione “misto” in cui sia le parole che i gesti sono importanti, sempre attenta alle implicazioni psicologiche.

I pazienti del Centro sono uomini e donne, persone di ogni età e a ognuno occorre saper parlare con il giusto tono, trasmettendo sicurezza e tranquillità, soprattutto quando capitano piccoli pazienti e le mamme sono in ansia per la vita che attende il loro bambino dopo il trapianto.

Tutto questo Camilla me lo racconta da Zucca davanti a una tazza di tè, con lo sguardo sorridente e leggermente indagatore di chi sa coniugare lo spirito pratico con l’interesse verso le persone, e ci tiene a farmi sapere che lei non è proprio così perfettina come potrebbe sembrare, che quando andava a scuola dalle suore era molto compita ma a casa era una peste che disegnava sui muri e che al mattino tratta male chiunque – soprattutto gli amici – finché non ha preso il secondo caffè.

Ma quando il tuo mestiere è quello di essere un punto di riferimento competente e sensibile per i medici e i pazienti di uno dei più importanti centri specialistici del mondo, un “vaffa” di primo mattino ci sta, anzi, alle volte aiuta.

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4 Comments

  1. says: ALESSANDRA Comazzi

    Bellissimo ritratto. Per esperienza personale, e mi scuso se mi cito, so bene quanto sia fondamentale un lavoro come quello di Camilla. E anche l’ascolto. La medicina narrativa. Ciao!

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