FIUMI DI PAROLE

UNDICI ANNI – MENO DUE – DI MADAMANDO CHE HA RACCONTATO ULTRACINQUANTENNI CHE NEL FRATTEMPO SONO DIVENTATE ULTRASESSANTENNI E CHE “SONO ANCORA QUI”, COME DIREBBE LA MANNOIA (MA ANCHE VASCO)

Tanti auguri a Madamando. Oggi voglio celebrare gli undici anni (meno due di silenzio) di questo fiume di parole con cui ho cercato di dare voce alle mie coetanee, alle mie concittadine e, guardando un po’ oltre perché la presunzione aiuta a essere lungimiranti, anche a tutte le altre.

A quelle donne che insieme al passare degli anni e al cambiare dei corpi hanno mutato anche la prospettiva attraverso cui guardare i propri sogni, bisogni, problemi, desideri, doveri, amori, antipatie, impegni e tutte quelle cose che nell’insieme sono “vita” e su cui è meglio ragionarci su ogni tanto -magari confrontandosi – per capire chi siamo quando non siamo più le trentenni che eravamo.

Dopo aver trovato il nome con un brainstorming improvvisato in alta quota, i cui appunti ho gelosamente conservato su una pagina della Stampa in cui campeggia una pubblicità di tonno As do Mar, il 7 maggio del 2014 ho schiacciato per la prima volta il tasto “invia” e il primo post (parola che all’epoca si maneggiava con un certo timore) è partito per raggiungere …chi? Quelle che speravo sarebbero diventate le affezionate lettrici che morivano dalla voglia di conoscere tutto ma proprio tutto del fascinoso mondo delle over cinquanta.

Allora su Instagram piacevoli cinquantenni glamour suggerivano che la moda non si ferma a trent’anni, non era ancora comparsa l’armocromia e non si facevano abbonamenti a newsletter che a pagamento svelano che se metti i pantaloni ampi poi il “sopra” deve essere smilzo.

Come sempre succede, gli albori erano un po’ sui generis, ma era chiaro comunque che tra guardare le foto dell’outfit più adatto a nascondere i chili della menopausa e il collo avvizzito e leggere un pipponcino di qualche centinaio di parole sullo stesso argomento non c’era partita: io avevo perso in partenza.

La questione è: se lo fai per mestiere devi portare a casa il risultato in numeri o almeno i gifted by, se lo fai solo per passione ogni lettore che conquisti è una storia d’amore a sé, che ti entusiasma ogni giorno che passa e vorresti non finisse mai. Io ho deciso di essere quella della seconda strada: non monetizzo le statistiche di lettura, le guardo con trepidazione di innamorata, come si sbircia la doppia spunta blu su whatsapp.

Ho cominciato a scrivere perché mi piace il rumore della tastiera suonata con quattro dita e anche per il rito delle docce calde del mattino in cui penso per svariati minuti a un argomento, a un titolo o a un “attacco” in barba al consumo responsabile di acqua e elettricità. Non programmo mai gli argomenti: vengono da sé, ascoltando e guardando qua e là, elaborando collegamenti e riflessioni.

Alle volte basta una parola che richiama un ricordo che si sviluppa in una frase che diventa una serie di frasi che diventano un testo di word e poi una pagina web. Ogni articolo postato è un percorso in cui so sempre da dove partire e dove voglio arrivare, il resto è il mezzo per invitare i miei lettori a seguirmi. Titoli e finali sono la mia passione e negli anni ne ho scritti di proprio carini

In undici anni ho raccontato di Natali e di vacanze al mare, di uomini e di figli, di moda e di pandemia, di cammini e di libri, di amicizie e di amori e ancora non ho finito, credetemi. Qualche volta inciampo in questioni di cui vorrei narrare ma poi le accantono per un po’perché ne arrivano di nuove che mi acchiappano di più, ma prima o poi torneranno utili: ho storie per almeno altri dieci anni e le amiche continuano a fornirmene inconsapevolmente anche se ormai sempre più spesso durante le conversazioni mi fanno notare che “di questo dovresti scrivere”.

Scrivo bene (lo so, dai) ma potrei scrivere meglio e per alcuni articoli faccio anche una mezza dozzina di revisioni soltanto per cambiare una virgola, invertire due parole, aggiungere una congiunzione o eliminare un avverbio dei troppi che uso. Qualche volta non sono contenta comunque ma sono editor di me stessa e non riesco ad essere troppo imparziale.

Dopo i mesi del Covid – quando scrivere era per me quello che sfornare torte era per il resto del mondo – e l’uscita delle Madame in Quarantena mi sentivo un po’ prosciugata, i casi della vita hanno fatto il resto e per due anni non sono riuscita a scrivere nemmeno una riga, ma le idee intanto si stavano accumulando fino a riemergere.

Il piacere di tornare al ritmo delle quattro dita sulla tastiera e la curiosità di scoprire chi non mi aveva dimenticato in un mondo – quello dei social media – che abbandona in fretta chi non è sempre in vista mi hanno convinta a riprendere.  E con orgoglio un po’ femminista e un po’ campanilista ho portato con me anche il progetto delle Torinesi, con cui voglio far conoscere le eccellenze femminili della mia città.

Molti lettori sono stati con me, mi hanno aspettato pazientemente e parecchi nuovi lettori si sono uniti. Ringrazio tutti per il sostegno e l’affetto, anche quanti ( ci sono stati, giuro) che pur apprezzandomi non mi hanno ritenuta meritevole di una rubrichina di poche righe o di un progetto editoriale più esteso: vuol dire che non era destino, ma al destino non si possono porre limiti.

Nota: questo post esce con un anno e un giorno di ritardo. Il decimo anno con la ripresa dopo il silenzio non ero certa che avrei veramente continuato, mentre il giorno in più me lo sono preso perché fino a ieri stavo camminando con uno zaino in spalla, liberando la mente da scorie e menate per poter continuare a scrivere con tranquillità e divertimento. Inoltre il numero undici ha per me un significato importante perciò festeggiare nell’undicesimo giorno del mese in cui cade l’undicesimo anniversario è il miglior modo per scommettere sul futuro di Madamando.

Foto di Pasquale Juzzolino

Tags from the story
, , , , ,
Join the Conversation

11 Comments

  1. says: Valeria Ferrero

    E’ sempre difficile abbandonare una “seconda strada” se e quando si sceglie per passione.
    E noi continueremo a leggere…

  2. says: Marco Garbero

    Cara Francesca, da uomo quale sono, ho letto i tuoi libri a volte ironizzando su di noi, ormai con gli anni tutto muta e ci ritroviamo più o meno con gli stessi anni e il vedere il mondo che ce davanti a noi
    Ogni giorno che passa, era un “ ieri” di ricordi
    Noi siamo un po’ gelosi del vostro stare insieme e della vostra istintiva condivisione
    Noi ci muoviamo con la consapevolezza dei nostri anni e sappiamo che il frequentare una Donna, e’ un corteggiamento gentile senza sesso ma per il piacere di condividere una passeggiata
    Grazie per il tuo racconti ( e te lo dice un uomo mai fermo

  3. says: inventive223ad39c44

    Cara Francesca,
    ti leggo da tempo ma è la prima volta che scrivo…per timidezza, per riservatezza non l’ho mai fatto.
    Per me sei una Grande!
    Sei il fil rouge che mi tiene legata, insieme ad altri, alla mia splendida città che da trent’anni ormai non abito più ma dove torno ogni volta che posso….
    Molti non lo sanno, ma come Torino e come noi Torinesi, non c’è nessuno.
    Te ne accorgi abitando lontano. E trent’anni lontana, sono tanti, sono troppi!

    Per me sei stata una scoperta casuale, i tuoi libri mi hanno fatto ridere e sorridere ai tempi della quarantena (periodo in cui ti ho scoperta) ed ogni volta che leggo un tuo post, ritrovo le tue parole, sorrido, a volte mi commuovo e conosco donne meravigliose che mi danno la marcia per proseguire a testa alta in un luogo dove mi dicono (ancora), con un po’ di malcelato disprezzo, se sono straniera perché “ho un accento strano”.
    “No… Sono Torinese…!”

    Grazie Francesca!
    Grazie Madamando!

    Felice compleanno e continua così!

    Sara

    1. says: admin

      Grazie Sara, i miei undici anni di Madamando sono dedicati a tutte le lettrici, vicine o lontane, che come te trovano in quello che scrivo un pezzo di se stesse. Ricevere commenti come il tuo, così gentile e profondo, è uno sprone ad andare avanti. Una buona giornata e un abbraccio dalla tua e nostra Torino (e gli altri pensino al loro, di accento!)

Leave a comment

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.