Ma la felicità può stare dentro un armadio?

Avete presente tutte le volte che ci siamo sentite dire che la vita comincia a quarant’anni? E poi, con una certa nota di commiserazione, forse anche a cinquanta? Ecco, dimenticatevelo.

Perché “La vita comincia davvero solo dopo aver messo ordine in casa”.

Già immagino gli occhi al cielo, le braccia che crollano, le palle che girano e il pensiero che corre velocissimo alla poltroncina della camera da letto su cui – solo nell’ ultima settimana – si sono accumulati i jeans di tutti i giorni, le maglie scartate la mattina mentre ci si vestiva di fretta, l’abitino elegante con cui siamo andate al vernissage e che non abbiamo avuto la forza di appendere perché abbiamo fatto tardi e eravamo anche un po’ ubriache. Per non parlare del cassetto degli orecchini

D’altronde, se pensiamo a tutte le volte che abbiamo riordinato anche per conto terzi – leggi compagni, mariti, figli – e a volte perfino per non fare la figura delle smandrappate agli occhi della colf, di vite ne abbiamo già iniziate almeno due o tre.

Ma è stata tutta fatica inutile, sappiatelo. Perché se non si segue il metodo giapponese non si riuscirà mai a raggiungere la vera felicità, che soltanto il riordino zen ci può dare. E allora tutte a comprare le “96 lezioni di felicità”, il sequel di quel “Magico potere del riordino” che ha venduto uno sfracello di copie e fatto sì che centinaia di migliaia di persone si gettassero, armate di sacchi neri, sui loro armadi svedesi con le migliori intenzioni di dare un ordine al contenuto e un senso alla propria vita.

Dopo aver capito che il riordino ha un magico potere, con il secondo volume si mira decisamente più in alto, verso la Felicità, e forse quello stato di serenità interiore che abbiamo inutilmente ricercato nelle canzoni di Al Bano e Romina o in un film di Muccino riusciremo a trovarla cominciando dal cassetto del collant. Anche perché, lo scoprirete leggendo il manuale, partire dal cassetto dei collant e arrivare a fare un bilancio esistenziale è veramente questione di un attimo. Perciò mettiamoci davanti alla nostra combinazione Pax Ikea a ante scorrevoli con specchio incorporato e cerchiamo di entrare in un mondo incantato come quello di Narnia, dove la lotta al caos e al maglione poco empatico diventa regola di sopravvivenza.

Il principio fondamentale del libro è: “buttate tutto quello che non vi trasmette felicità e se siete sicuri che qualcosa vi fa battere il cuore, conservatelo senza curarvi di ciò che dicono gli altri”.

Non vi viene in mente quel tipo un po’ volgare conosciuto in discoteca negli anni Ottanta, assolutamente impresentabile ma che ballava da dio, che vi aveva rivoltato le viscere e con cui siete uscita un paio di volte negando persino con le vostre migliori amiche di averlo fatto? Naturalmente subito dopo “un giro di pista” il cuore ha smesso di battervi e lo avete eliminato dall’agendina dei numeri di telefono (non esistevano ancora i cellulari con le relative rubriche) ma non dai vostri ricordi. Ecco, il concetto è più o meno questo e come vedi, cara la nostra amica giapponese, ci è assolutamente chiaro.

Naturalmente esistono alcune eccezioni, come il cacciavite, l’aspirapolvere e simili , che oggettivamente non ci fanno battere granché il cuore ma che non dobbiamo buttare e a cui dobbiamo essere grate per l’impagabile aiuto che ci offrono ogni giorno. E questa gratitudine dobbiamo dimostrarla attraverso elogi e varie dimostrazioni di affetto.

Ora, io già ringrazio il cielo se non devo portare l’aspirapolvere a riparare ogni due mesi e non so come la signora giapponese potrebbe prendere il fatto che di aspirapolvere ne possiedo ben DUE, dato che quando ne ho uno in riparazione bisogna pur tirare su la polvere, perciò non solo mi riesce difficile pensare a delle paroline gentili per gratificare lo Hoover, ma a stento riesco a trattenere le maledizioni rivolte a chi lo utilizza in modo alquanto – ehm – “rude”, rendendo necessaria la periodica riparazione.

Al massimo posso pensare di rivolgere un grato elogio al cavatappi, quando finalmente riesco a organizzare un aperitivo con le amiche, ma di questo oggetto nel libro non si parla. Forse perché il sakè non ne richiede l’uso.

Ad ogni modo, prima di gettare via oggetti particolarmente significativi è bene non sottovalutare il rito di purificazione giapponese che consiste nel buttare sale grosso per aiutare gli spiriti degli oggetti a intraprendere il loro viaggio lontano da noi, soprattutto per quanto riguarda le foto degli ex. Quindi è consigliabile procurarsi pacchi e pacchi di sale e darci dentro. Al massimo se ne avanza lo si può usare per la lavastoviglie.

Che l’autrice sia alquanto giovane lo si legge nella biografia ma lo si evince anche da affermazioni di un’ingenuità disarmante come : “Il riordino è contagioso ma se cercate di imporlo agli altri, incontrerete resistenze notevoli” . Sai che novità. E’ universalmente risaputo che chiunque abbia tentato di imporre a figli e conviventi in genere una qualsivoglia parvenza di ordine ha avuto modo di scontrarsi con una resistenza al cui confronto quella di Fort Alamo poteva sembrare una resa senza condizioni. Forse dovevamo chiederlo in giapponese invece di urlare come delle indemoniate…

Anche la sentenza che “I bambini di più di tre anni possono scegliere quello che li rende felici, non mettetevi a gettare oggetti altrui senza chiedere” , fermo restando il naturale rispetto dovuto alle cose altrui, lascia spazio a riflessioni forse un po’ disincantate ma di sicuro dettate dall’esperienza. Chi non sa che sempre, ma proprio sempre, quello che un bambino VUOLE tenere non coincide MAI con quello che SERVE tenere? Quindi, ovviamente, si conserva tutto ma così facendo il concetto della felicità che si ottiene liberandosi dagli oggetti va un po’ a farsi benedire.

Ma per sapere come superare questi scogli poco zen ma molto reali attendo il prossimo volume, che sono sicura non tarderà ad arrivare.

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