HO FATTO UNA COSA BELLISSIMA CHE NON FARÓ MAI PIÙ*

DEL MIO TOUR DU MONT BLANC E DI TUTTE LE COSE CHE HO FATTO UNA VOLTA NELLA VITA E NON SO SE AVRÓ TEMPO, VOGLIA O OCCASIONE PER RIFARE. SEMBRA UN POST TRISTE MA NON LO È, ANZI.

Per tutte quelle persone che frequento solo sporadicamente, per chi non ha visto le mie storie su Instagram e per quelli a cui non l’ho ancora raccontato: nel mese di agosto ho completato il Tour du Mont Blanc. Nell’agosto ‘24 avevo già percorso il tratto Chamonix-Courmayeur e quest’anno si trattava di completare l’opera con il tratto Courmayeur-Chamonix.

Ogni percorso è durato sei giorni camminati in salita e cinque notti dormite in rifugio. Ci sono state anche discese che, per chi non lo sapesse, sono molto peggio delle salite, soprattutto a una certa.

Il gruppo era bello e le guide brave. E questo conta, perché in montagna la compagnia è importante: ci si sente subito al sicuro, anche con quelli con cui non si ha tanta confidenza, anche con quelli che ti manderebbero volentieri a quel paese per via del passo un po’ lento, ma hanno la cortesia di non dirtelo.

Perché la montagna è un posto per persone cortesi: gente che ti saluta quanto ti incrocia e ti ringrazia quando cedi il passo, che ti aspetta quando rallenti e chiede tue notizie agli altri camminatori se rimani indietro(grazie ancora ai due canadesi per i quali ero “The lady with the hat”), gente che suggerisce metodi per non farsi venire l’ansia da prestazione (cantare fra sé e sé è utilissimo: avevi ragione, Chiara), che ti accompagna su per la salita con passo regolare, senza farti guardare in alto perché altrimenti non ti sembra di arrivare mai e invece quando sei a pochi tornanti te la indica, quella cima, quel rifugio, quel colle e allora son soddisfazioni vere (Grazie Eleonora per il Col de la Seigne e il Col de Balme). 

Gente che divide con te il panino spiaccicato e la tavoletta di cioccolata ormai ridotta a una pappa. Gente così, insomma, con cui è bello condividere un’esperienza che consiglio a chiunque ma che probabilmente io non farò mai più.

La ragione per cui mi sono cimentata nell’ impresa è che mi sembrava una cosa bella da aggiungere alla lista delle esperienze positive che mi hanno fatto diventare quella che sono, escluse quelle legate alla famiglia, al lavoro o ai viaggi, che fanno parte di altre liste.

Purtroppo non ho mai visto Pippo Baudo dal vivo o posseduto un capo di Armani, che di questi tempi avrebbero portato più punti e soprattutto più cuoricini, ma: sono stata in cima al Monte Rosa (anni 39), ho lavorato per un’Olimpiade (anni 46),ho pranzato di fianco a Sam Shepard (anni 34, ma lui non se ne è accorto), sono stata tra il pubblico di  una finale del Festival di Sanremo all’Ariston (anni 53, prima vittoria di Mengoni), e quel 2013 è stato un anno intenso perché ho anche  ho assistito a un concerto in onore del Papa e del Presidente della Repubblica nell’aula Paolo VI del Vaticano.

Sono arrivata a piedi a Santiago di Compostela, a Finisterre e anche a San Pietro (anni 62,63,64,65), ho ricevuto una lettera di insulti da un famoso compositore (anni 27) , ho dormito in una tenda vicino ai coccodrilli (anni 29), ho contribuito all’ organizzazione di una campagna elettorale (anni 51), ho scritto tre libri (anni 56, 58 e 60). Lista random e non completa.

A volte piccole imprese per mettermi alla prova ( no, non scriverò “mettermi in gioco”, non siamo a Pechino Express), altre volte occasioni che ho colto perché sono un po’ della scuola “perché no?” : mi sono capitate ed è stato bello averle fatte. Non capiteranno più e sono sicura che ce ne saranno altre, non ho una lista precisa e quando una cosa mi attraversa la strada e ci sono le condizioni per poterla fare la faccio, colgo l’occasione che magari potrebbe non ripresentarsi e intanto la spunto dalla lista.

Suona un po’ come un “carpe diem” a casaccio, ma il suo bello sta proprio nell’ eterogeneità delle situazioni. Non amo la ripetitività, l’ovvio, il prevedibile ma nemmeno la trasgressione, quindi non scalerò l’Everest (anche il Monviso è troppo) e per le mie gambe e il mio spirito vedere Chamonix  alla fine di un percorso bellissimo è già stato abbastanza.

Comunque meglio che camminare sempre sugli stessi sentieri.

E se in questo ci vedete una metafora, avete visto giusto anche stavolta.

*il titolo è copiato quasi completamente da DAVID FOSTER WALLACE. Più perfetto di cosi non mi è venuto in mente nulla

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