ARTICOLO AD ALTO CONTENUTO DI SPOILER PER TUTTE QUELLE CHE SONO CONVINTE CHE A UN CERTO PUNTO LE COSE CAMBINO, MA NON SUCCEDE MAI
Tutti hanno visto il film FolleMente. Di sicuro tutti quelli della mia età che ormai vanno al cinema con lo sconto senior.
Ci siamo andati armati di una certa supponenza, pensando che fossero cose da ragazzi, convinti che fosse tutto un dejà-vu, un ascoltare cose che tante volte avevamo già ascoltato e detto. Lo ammetto: la pensavo così.
E vabbé che Edoardo Leo è una via di mezzo fra il fascinoso Marcelo Mastroianni e il pasticcione Carlo Verdone, Pilar Fogliati è la figlia che tutte vorremmo avere se le nostre figlie facessero le attrici (ma anche se facessero le cardiologhe): bella, garbata, spiritosa, intelligente e – accipicchia – ma quanto è brava?
Sapevamo già dove sarebbero andati a finire i due, dopo aver esaurito il repertorio e guardato pure le stelle dall’abbaino. Inciso: certe storie avrebbero un finale diverso se si svolgessero in un monolocale al primo piano?
Noi signore agée stavamo quasi per appisolarci quando è scattato il momento “voi maschi”, introdotto con un appropriatissimo “daje” dalla strepitosa Fanelli (in questo film, oltre alla trama, è paraculo anche il cast, che piace a grandi e piccini – per non dire giovani e anziani – vero signore mie, innamorate di Marco Giallini anche se quando parla Rocco Schiavone avete bisogno dei sottotitoli?)
Il momento “voi maschi” è l’esemplificazione somma di un argomento che dalle origini del mondo tiene banco in ogni manifestazione dell’umana esistenza: da Adamo ed Eva a film come Maschi contro femmine passando per Shakespeare, Tolstoj, Jane Austen e Maria Defilippi.
Il dialogo tra Fogliati che fa womansplaining e Leo che abbozza ve lo potete andare a rivedere qui, io mi concentro su qualche battuta:
“Ma come siete fatti voi maschi, eh? Perché sbagliate le mosse, i tempi, i gesti, le parole, perché? Com’ è possibile che dopo tutti questi decenni, questi secoli con le donne ancora non avete capito niente? Perché”
…
“Siete sbadati, siete miopi, siete…siete distratti. Tutti”
“Mica tutti”
“No, tutti”
“No, io non sono mica distratto”
“Girati. Dimmi come sono vestita”
Ecco il punto che unisce tutti, ma proprio tutti voi maschi, anche alle soglie della pensione, dopo quarant’anni di matrimonio, due figli, quattro nipoti.
Che l’outfit sia di Zara, H&M, Miu Miu, Marras, del banco del mercato o della boutique gne gne nessun uomo senza avervi davanti agli occhi nel preciso istante (ma a volte nemmeno in quel momento) saprà dirvi come siete vestita, mai.
Il che oltretutto costituirebbe un bel problema per una eventuale denuncia ai carabinieri (o la partecipazione a Chi l’ha visto) nel caso venissimo rapite dagli alieni. “Come era vestita sua moglie l’ultima volta che l’ha vista?” “Mah…”
Il punto è che non diamo importanza alle stesse cose. Se questo fosse un blog serio si potrebbe aprire il dibbattito su quali sono le cose importanti della vita, che la fame nel mondo, che la guerra in Ucraina, e “io sono laureata in fisica nucleare e voi sapete solo che faccio la cantante”. Ma qui si parla di robe leggera e quindi vado per la mia strada.
Il secondo punto, e qui arriva lo spoiler – sostenuto sia da esperienza personale sia da una casistica degna di uno studio universitario- è che ‘sto momento non finisce mai.
Mi ha illuminato un’amica che solo qualche giorno fa, raccontando della sua relazione è sbuffata in un “gli uomini non capiscono proprio mai un cazzo” che se l’avesse sentita Paolo Genovese l’avrebbe scritturata come co-sceneggiatrice per il sequel.
Perché la questione è proprio in quel “mai” detto da una che ha superato da poco i cinquanta parlando di uno che li ha superati da un po’ di più. Care ragazze che oggi siete tutte delle Pilar alle prese con tutti gli Edoardi di questo mondo, sappiate che decenni e secoli non bastano: non impareranno mai gesti, tempi, parole, opere e omissioni. Saranno sempre sbadati, miopi, distratti.
E se adesso – per fermarsi alle azioni più elementari – i nuovi maschi sanno almeno caricare una lavastoviglie, quelli vecchi si rifiutano di capire i concetti base della differenziata, ma né gli uni né gli altri riusciranno mai a capire i film francesi o accorgersi che il parrucchiere ci ha “scalato” un po’ di più del solito e comunque mai e poi mai sapranno individuare le cinquanta (e più) sfumature nel tono con cui una donna pronuncia le parole “non importa, caro” alla fine di ogni anche piccola discussione.
Solo che a venti, trenta, quarant’anni la cosa ci spingeva a pippe mentali inaudite, adesso mettiamo su la faccia da “comecazzomièvenutoinmente” e andiamo avanti per la nostra strada.
Il che è peraltro la dimostrazione che a “noi femmine”, nonostante arrivate a una certa odiamo perdere anche un solo minuto del nostro ormai prezioso tempo, viene sempre in mente che un cambiamento sia possibile, per la fortuna degli sceneggiatori.
P.S. se qualcuno con agganci nel mondo del cinema volesse segnalarmi alla produzione, fornirei un sacco di altri spunti per “FolleMente, quarant’anni dopo” che qui salto, per non esagerare.
Photo credit: Maria Marin

Oh signora mia, come mi riconosco! Sono quella che snobba Follemente, cosa sarà mai… E invece… Mi hai convinto! Splendido pezzo, as usual. Alessandra, ciaooo
Certe cose non sono solo “roba da giovani”!!! ahimè
Per rimanere nel cinema, vale sempre l’ intramontabile …
“Speriamo che sia femmina!”
Assolutamente si!
Fantasticaaa Francesca!! Applausiii!!
Grazie Chiara
“Follemente”geniale e veritiero come il precedente “Perfetti sconosciuti”
Grazie Francesca
Ma facciamolo, ‘sto sequel! Poi lo mettiamo tra le materie di studio obbligatorie 😬
Si conseguono anche crediti formativi😄