LE AMICHE DEL MERCOLEDÍ

UN PO’ UNA COMUNICAZIONE A TUTTI I LETTORI, UN PO’ UN “CHI SI LODA SI IMBRODA” E SOPRATTUTTO IL RICORDO TRA IL TENERO E L’ORRIDO DELLE RIUNIONI SETTIMANALI DELLE AMICHE DI MAMMA

La vostra Torinese preferita – cioè io – si trasferisce sulle pagine del Corriere Torino con una rubrica dedicata a noi.Ogni mercoledì racconterò vizi e vezzi, buone e cattive abitudini, segreti e scelte delle sabaude, secondo l’estro e le stagioni. Qui, se non l’avete ancora letto, vi metto il link al mio primo pezzo: Le Madame di Torino e il ritorno in città tra layering, bagna caoda e “biondo Crocetta”.

Diventeremo “amiche del mercoledì”. Ci conto, seguitemi.

Per me le amiche del mercoledì erano le amiche di mamma che, appunto ogni mercoledì si ritrovavano per il tè, a turno ospitate da una o dall’altra.

Erano una dozzina (sono rimaste in quattro) e nessuna si sarebbe mai persa uno di quegli appuntamenti settimanali in cui si sorseggiava tè, si mangiavano salatini e pasticcini in tazze e piattini di Limoges, si fumava come delle ciminiere e si parlava di tutto un po’.

Erano le casalinghe chic degli anni 60 e poi 70. Dagli Ottanta, oberate da impegni che non si capisce quali potessero essere (erano tutte abbondantemente fornite di tate e collaboratrici domestiche e di nessuna ricordo un mestiere) erano passate ai mercoledì alterni, nei 90 iniziava la diaspora e con il passaggio nel nuovo millennio si cominciavano a vedere sulla Stampa le prime partecipazioni ai lutti delle famiglie a firma “le amiche del mercoledì” (una formula elegantemente torinese che consentiva di fare bella figura e contemporaneamente risparmiare sulle parole a pagamento dei necrologi).

Noi figli – una ventina circa di miei coetanei oggi in età di pensione (erano gli anni del boom e i figli unici erano rari) – avevamo l’obbligo tassativo di palesarci a inizio pomeriggio e fare il giro d’onore, salutandole una per una. Proibita la confidenza del tu, gradito l’appellativo “signora” a ogni saluto. Altro che il “ciao MammaMarghe” che sarebbe arrivato con gli amici di mia figlia!

Entrare in quel salotto in cui tutte erano sedute in circolo, chi sul divano, chi sulle poltrone, qualcuna su una sedia perché non sempre c’era posto per tutte, è quella che oggi si definirebbe “un’esperienza multisensoriale”.

Intanto già dal corridoio si iniziava a percepire un brusio che man mano saliva di tono per trasformarsi, una volta aperta la porta, in una cacofonia di voci che parlavano tutte insieme e dio solo sa se alla fine si capivano a vicenda. Ognuna con un tono di voce diverso e ancora oggi, se mi immagino la scena ad occhi chiusi, riconosco tra tutti il tono spiccio di Carla, quello milanesemente nasale di Dada o quello più acuto di Franca.

Subito dopo, l’olfatto veniva assalito da ondate di Jolie Madame di Balmain, L’Air du Temp di Nina Ricci, Shalimar di Guerlain e chi più ne ha più ne metta (Chanel n.5 no perché era il profumo di Marilyn, moralmente inaccettabile), mescolati al tabacco delle Muratti, le uniche sigarette che si addicessero alle signore.

Mi sembrava di entrare in un caravanserraglio di gran lusso, un po’ divertita e un po’ intimorita da tutte quelle ginocchia accavallate all’altezza dei miei occhi di bambina che andavano spasmodicamente cercando le bignole: ambito premio per essermi prestata poco volontariamente al ruolo di fenomeno da baraccone.

Nel tardo pomeriggio, uscite tutte, arrivava la votazione materna, una specie di X Factor ante litteram: ovviamente i complimenti erano rari, avevo appena fatto il mio dovere, ma non meritai mai il “che figura mi fai fare”, ritenuto il peggior risultato possibile.

Il mercoledì successivo sarebbe toccato a qualche altro tapino o tapina di figlio: mal comune mezzo gaudio, siamo poi cresciuti bene lo stesso.

Si divertivano un mondo tra loro, le amiche del mercoledì. Facevano anche gite in campagna, vacanze, viaggi…un po’ come noi ora, insomma. E sono convinta che è stato anche merito di quel circolo di signore cotonate e eleganti se oggi mi diverto a tenere banco tra le madame, ascoltando le voci di tutte, registrando dettagli e apprezzando difetti: nessuna esperienza passa senza lasciare il segno.

Solo un dubbio: non ho trovato una sola foto di gruppo in cui foste “centrate” o a fuoco, il té lo correggevate con il gin? Se così fosse, eravate delle grandi!

Grazie Carla, Matilde, Franca, Marcella, Dada, Armanda, Graziella, Lydia, Nuccia, Dani, Angioletta, Dolly. E Sandra.

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