UNA BELLA SERATA A RILEGGERE INSIEME UNO DEI PIÙ GRANDI ROMANZI MAI SCRITTI, IN UN LUOGO TORINESE DI GRANDE BELLEZZA (E C’ERA PURE UN DELIZIOSO APERITIVO)
“Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”: basterebbe questo incipit stranoto e strausato a fare di Anna Karenina il libro che tutti dovremmo leggere nella vita.
O dovremmo rileggere, ammesso che si abbiano la vista buona e l’attenzione necessarie per le oltre 1200 pagine – quelle dell’edizione BUR, tradotta da Leone Ginzburg con prefazione di Pietro Citati che ho sullo scaffale – di assoluta perfezione.
Anna Karenina è una donna perfetta . Ha una figura perfetta, un’eleganza perfetta, un marito perfetto, un figlio perfetto, una vita perfetta, sugli schermi è stata interpretata da attrici perfette. Tutto perfetto finché non succede una cosa – “quella” cosa – che manda in frantumi tutto.
La trama è tutta qui, in fondo: lei che pensa che tutto vada benissimo ed è contentona, poi incontra un tipo bello, affascinante, carismatico e si accorge di quante brutte cose le possa riservare quella stessa vita. Le cronache dei giorni nostri sono piene di donne che hanno fatto lo stesso percorso e sono finite malissimo: quando si dice che un romanzo di quasi due secoli fa è moderno….
Anna Karenina è un romanzo che parla di binari (no, non quella cosa del gender, proprio quella cosa dei treni). Non soltanto perché – al netto di una parte iniziale di introduzione all’argomento e una finale tipo titoli dI coda in cui si scopre che fine hanno fatto tutti quanti “dopo” – inizia e finisce in una stazione, ma anche perché è la storia di una donna che, per amore, esce dai binari di un’esistenza fatta di regole precise e ne paga le conseguenze. La cosa che fa di Anna una figura così avvincente (direi quasi ipnotizzante) è la consapevolezza assoluta che lei ha di quello che sta facendo. Decine di volte, leggendo il libro avrei voluto dirle “ma che fai? Lascia perdere, non vedi che così ti rovini con le tue mani? Non capisci che il mondo e le contesse di San Pietroburgo ti stritoleranno? E per cosa? Per il bel faccino e la tartaruga di Vronskij? Ma non ne vale la pena, ragazza mia, fidati”.
La verità è che Anna Karenina siamo noi che un po’ ci siamo passate, attraverso quella crisi di identità. Forse con meno tragedia ma quante di noi si sono accorte, dopo una vita insieme e qualche decina di illusioni infrante che l’uomo che avevamo vicino aveva non solo la cartilagine delle orecchie troppo grande ma pure difetti peggiori? Ma abbiamo almeno cercato soluzioni meno traumatiche.
Invece lei niente, per amore va a sbattere contro tutte le convenzioni dell’epoca sua (ma anche quelle dei giorni nostri non scherzano). Alla ricerca dell’amore e della sua identità, perché a un certo punto non sa nemmeno più chi è, ha perso i suoi paletti di perfezione senza averne trovati altri che la potessero sostenere. E figuriamoci se Vronskji era in grado di darglieli, cresciuto da quella madre che si ritrova.
Tutto questo l’ho rivissuto qualche sera fa, in uno di quei posti magici di Torino dove vorresti piantarci le tende: la piazzetta della Consolata. Silvia Capra ha organizzato nel suo Felicin alla Consolata una lettura di Anna Karenina (non tutto, non spaventatevi) introdotta da Antonella Frontani, interpretata con grande sensibilità da Anna Stante e con intermezzi musicali di Elisa Tizian all’arpa. Un appuntamento che, visto il successo, credo proprio si ripeterà con altre letture: state connesse.
É stato bello risentire quelle descrizioni lette tanto tempo fa, le atmosfere rese dalla perfezione da Tolstoj, uno cha sa raccontare i pensieri, uno che anche quando descrive la condizione dei contadini russi pre-rivoluzione d’ottobre riesce a farti sentire parte del quadro. È stato bello riflettere su un personaggio unico che potrebbe ancora essere di ispirazione per tante.
Comunque vedetela così: il fatto che prima di buttarsi sotto il treno “per liberarsi da tutti e da sé stessa” lei non riesca a liberarsi dalla borsetta rossa che la impiccia la rende ancora, dopo mille pagine, una donna come tante.
Alle prese con gli accessori anche nel momento della tragedia.

Bravissima ! 👏👏👏👏👏👏
E’ sempre bellissimo leggerti
Grazie! mi fa piacere avere lettrici affezionate e entusiaste
immagino l’atmosfera… in quell’angolo di Torino🤩
Grazie Francesca
Antonella
bellissima! ne faranno altre
Sublime!
esagerata :)))