Le gambe di Chiara

Conosco Chiara da poco e da tanto, come spesso accade qui da noi, e ogni volta che la incrocio (spessissimo) mi viene in mente la pubblicità della Panda di qualche tempo fa, quella di Chiambretti: “Se non ci fosse bisognerebbe inventarla” “Sì, ma c’è”. Lei è così: signora inimitabile, insostituibile e onnipresente sulla scena torinese. Non c’è festa, pranzo, seduta di beauty, presentazione di libri affollata o evento di moda riservato dove non sia in prima linea a filmare con una padronanza del mezzo che denota la sua sabaudità. Fateci caso: in una story di Chiara si vede sempre che c’è un sacco di gente ma non si capisce mai esattamente chi c’è. I Torinesi, si sa, apprezzano queste delicatezze.

Chiara invece non passa inosservata mai, ama la moda senza farsi dominare dagli abiti, è una stilosa naturale con un “suo” stile originale e pirotecnico che può piacere ma anche no e lei, come Rhett Butler, “francamente se ne infischia”. Insomma, è una di quelle donne che secondo un vecchio modo di dire milanese “se va, c’ha le gambe” .

Proprio quelle gambe che noti in ogni foto o storia del suo account Instagram: un benedetto regalo della genetica, mica solo il risultato del pilates con il persona trainer. Gambe in perenne movimento che escono da combat di Balenciaga, saltellano su zeppe di Tom Ford, scalciano in stivali texani, corrono in doposci di pelo sprofondati nella neve e indossati rigorosamente senza calze. Vincono la forza di gravità, accennano passi di danza, si accavallano con grazia e nemmeno un calzino di colore improbabilmente beige buttato lì tra la caviglia e il tacco riesce a avvilirne la lunghezza. Alle volte le fascia in pantaloni aderenti o abiti alla Jessica Rabbit, oppure le fa sbucare da spacchi abissali o da un paio di decolleté di pelouche di un marchio sicuramente famoso ma di cui non ti accorgi nemmeno. Ti ipnotizzano quasi come i suoi capelli in una perenne tempesta sapientemente controllata (ma questa è un’altra storia).

Le ginocchia non si afflosciano – beata lei – il quadricipite è tonico, la caviglia è sottile, il polpaccio regge anche un tacco quindici nell’erba (e sapete cosa intendo). Ho fatto anche la controprova: sono andata a cercare una foto senza tacchi, pensando non avesse il coraggio. Invece l’ho trovata e l’effetto è uguale, con buona pace delle invidiose che hanno avuto in sorte meno centimetri di femore, la caviglia sciocca o che vorrebbero trovare un difetto a tutti i costi.

Ma tant’è, le gambe di Chiara sono un marchio di fabbrica, un brand, un dono della natura. Qualcosa forse da assicurare come quelle dei calciatori oppure – semplicemente – una cosa bella da apprezzare facendo scrolling.

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