#iorestoacasa (appunti dalla quarantena)

Rispettosa delle indicazioni date con l’ultimo, forse penultimo, forse terzultimo decreto (DIPICIEMME, come abbiamo imparato a dire), dopo il post frivolo-ma mica-tanto sui rossetti (lo trovate cliccando QUI) , dopo le immagini degli assalti a treni e supermercati notturni, sono rimasta a casa a “saltellare” da un post all’altro, da un account all’altro  e ho buttato giù qualche appunto.

GLI ARRIVEDERCI: su Instagram, Twitter, Facebook e Whatsapp è tutto un annuncio di attività che si autosospendono responsabilmente, in attesa di giorni migliori. Tanti titolari dei negozi vanno a lavorare comunque, dietro le saracinesche calate. Mettono ordine, fanno funzionare il laboratorio, si preparano per una riapertura che sperano possa arrivare presto, forniscono servizi on line o a domicilio per potercela fare. Tornerà il tempo in cui ci rivedremo di nuovo tutti, a passeggiare in centro davanti alle vetrine. Più saremo diligenti ora, prima torneremo alla normalità.

LA MASCHERINA: quella griffata è stata superata dal coprimascherina realizzato con stoffe di recupero e vecchi foulard. La mascherina di tessuto in varie nuances e fantasie con laccetti in tinta serve a nascondere quella acquistata in farmacia: il principio è lo stesso del copridivano.

LE DIRETTE: dallo spettacolo di varietà, alle letture del Decamerone, fino ai racconti di Christian Greco in diretta dal Museo Egizio di Torino, sui social c’è spazio per tante cose diverse e interessanti, a distanza di sicurezza. E sarò anche campanilista, ma vi garantisco che i racconti di Greco fanno venire voglia, appena sarà di nuovo possibile e se non ci siete ancora stati, di venire di corsa a visitare il nostro @museoegizio.

LE ANTEPRIME, LE BOZZE, I CONSIGLI: ovunque impazzano notizie in anteprima – smentite in genere cinque minuti dopo – e consigli su cosa fare in caso di.
Ora, posto che già circola una quantità sufficiente di notizie ufficiali, siamo abbastanza grandicelli (parlo per me e i miei coetanei) per capire da soli quello che ci viene chiesto senza dover dare retta alle testimonianze di transfughi dalle zone rosse sul modello di The Walking Dead.
Se poi ci verrà un dubbio specifico chiederemo lumi, ma fin dai tempi della scuola i saputelli fanno solo girare i coglioni.

LE INFLUENCER: le professioniste a corto di eventi e ingaggi postano foto di repertorio, aprono scatole di omaggi arrivati per posta, cucinano con la mamma, organizzano visite virtuali alle loro cabine armadio e ne approfittano per fare il cambio stagione. Tutta la roba che hanno le terrà impegnate fin oltre il 3 aprile ma nel frattempo lanciano appelli di solidarietà e raccolte fondi: un ottimo uso della popolarità.

LE SOCIAL GIRLS(e anche le meno “girl”): le boutiques sono chiuse e non possono più provare gli ultimi arrivi per la primavera, non ci sono party a cui presenziare, i luoghi esotici da instagrammare sono irraggiungibili e hanno dovuto rinunciare ai week end in baita accoccolate con gli amici vicino al camino. Hanno preso alla lettera l’hashtag #iorestoacasa e finalmente si chetano.

(1.continua)

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