GIÙ LE MANI DA RENZO E LUCIA

E SE INVECE DI PENSARE AI PROMESSI SPOSI COME ROBA NOIOSA DI ALTRI TEMPI COMINCIASSIMO A CONSUMARLI COME UNA SERIE NETFLIX CERCANDO (E TROVANDO) CONTENUTI ATTUALISSIMI?

Ho letto da qualche parte che gli unici che si scandalizzano per la nuova “indicazione” del Ministero a eliminare o spostare la lettura dei Promessi Sposi dal secondo al quarto anno del liceo sono i professori che non saprebbero con cosa sostituirli il second’anno e i giornalisti che ritengono che la scuola che ha formato loro sia la migliore del mondo.

Io non so se la scuola che ha formato me sia stata la migliore, tenuto conto che mentre ti stai formando quasi tutto ti fa schifo e quando ormai sei oltre la mezza età tutto diventa epico e bellissimo nella luce dorata della nostalgia, quella stessa luce che spinge alcuni alle incaute rimpatriate della maturità. Quello che so è che con i P(romessi)S(posi) ho imparato a leggere e scrivere, in senso lato. Il piacere della lettura in sé è un percorso solitario che ho raggiunto con gli anni e per quanto riguarda la scrittura posso dire di avere anche io almeno venticinque lettori.

Qui si sta parlando di una lettura collettiva ed è così forse che bisognerebbe pensare ai PS: come a una specie di book club, dove tutti leggono lo stesso romanzo, ognuno ci vede quello che crede poi ci si confronta, con l’aiuto di qualcuno che lo ha già letto. La maggior parte degli entusiasti frequentatori dei book club tanto di moda non si rende conto di aver partecipato a uno di questi happening letterari quando aveva più o meno sedici anni? Ecco che comincia a spuntare l’attualità di questo bel classicone…

I Promessi Sposi sono una barba? Basterebbe considerarli una serie Netflix, e consumarli un po’ alla volta o fare una maratona, a seconda dei gusti. Come in Gomorra o Bridgerton anche sul ramo del Lago di Como c’è la trama seriale (il matrimonio che non s’ha da fare) che si sviluppa dall’inizio alla fine e ci sono i “soggetti di puntata”, storie come la monaca di Monza, che si aprono e chiudono con il capitolo. Pardon: la puntata.

Manzoni era uno showrunner: uno Stefano Bises o una Shonda Rhimes dei suoi tempi. Sapeva come scrivere una buona sceneggiatura e i PS sono stati uno dei primi, storici sceneggiati RAI forse perché il lavoro era già bell’e pronto. Ci becchiamo senza fare una piega venticinque stagioni di Law and Order, dopo la terza di Cuori ci chiediamo se ce ne sarà un’altra e trentotto capitoli sembrano tanti? Ma fate il piacere!

Si tratta solo di leggerli con la lente dell’attualità invece che fermarsi sperduti davanti alla difficoltà di una subordinata, di un “basisce” o alla lunghezza di una digressione storica liquidando il tutto come “roba noiosa d’altri tempi”.  

Self made men, mental coach, FOMO, doppiezza del linguaggio politico, populismo, santi, mafiosi, autodeterminazione femminile, pandemia, guerre, sindrome dell’impostore, autoassoluzione all’italiana, patriarcato e mansplaining, Steven Spielberg e persino mr. Grey (quello delle 50 sfumature): nei Promessi Sposi c’è tutto questo. Fateci caso e li troverete oppure, nel caso di sedicenni, li troverà il prof.

Così, per fare un esempio: “Il mestiere di molestar le femmine, il più pazzo, il più ladro, il più arrabbiato mestiere di questo mondo”

Dicono: “meglio sostituire il romanzone con qualcosa di più divertente”. Intanto non è detto che ci si debba sempre divertire, lo dice anche Manzoni: “Si dovrebbe pensare più a far bene, che a star bene: e così si finirebbe anche a star meglio”. Poi parrebbe che come sostituti dei PS siano stati proposti Moravia e Fenoglio, roba da sbellicarsi proprio.

Le dichiarazioni, ministeriali e non, si susseguiranno ancora, temo: una via l’altra con la stessa roboante inefficacia delle grida manzoniane, che se fossero stati tutti più attenti in seconda liceo saprebbero come vanno a finire queste cose:”Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune.”

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7 Comments

  1. says: Ornella Succo

    A parte il fatto che le persone della mia età (over 70) ogni volta che rileggono un capitolo dei Promessi Sposi scoppiano subito a ridere perché rivedono mentalmente una scena della parodia realizzata nel1990 dal Trio Marchesini,Lopez e Solenghi, far leggere i Promessi Sposi nel biennio delle superiori è spesso fonte di ilarità involontaria. Tra i ricordi “appuntati” tratti dai riassunti orali e scritti di alcuni miei ex allievi negli anni ’80, prima che passassi ad insegnare Lettere nel triennio, ricordo nitidamente questi:
    1) “Quella notte don Abbondio non riuscì a prendere sonno perché, accanto a lui, il principe di Condè russava rumorosamente”
    2) “Renzo Tramaglino era un bravo ragazzo, altrimenti sarebbe diventato un bravo”
    3) “Il giorno delle nozze Lucia portava al collo un pezzo di granito” (qui la colpa è dovuta alla scarsa abilità del suggeritore che continuava a sillabare “un vezzo di granati”)
    4) “La monaca di Monza preoccupata telefonò subito ad Egidio”
    Quindi come si fa a dire che i Promessi Sposi non sono divertenti?

  2. says: Alessandra Comazzi

    I Promessi Sposi è tutto, in effetti, anche un mirabolante feuilleton. Per chi scrive è fondamentale sciacquare periodicamente i panni nella sua prosa, come Manzoni li sciacquò in Arno. Baci baci

    1. says: admin

      Io ho letto anche la versione fumetto Disney con Paperino e Paperina nei panni di Renzo e Lucia.C’è tutto per tutti

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