Cronache dal cantiere. Prima puntata

Il cantiere in casa è un’ esperienza mistica. Tempra come uno stage dal Dalai Lama direttamente in Tibet, smeriglia i nervi e serve a capire qual è il livello di sopportazione a cui si può arrivare con la sola ricompensa virtuale di avere una casa aggiustata dove serve e rinnovata dove piace.
E come a ogni droga degna di questo nome ci si arriva per gradi: ti dici che vuoi solo provare e in men che non si dica sei nel pieno del tunnel. Questa è la cronaca della discesa agli inferi – e forse resurrezione ma, al momento, niente è dato per certo – di una persona normale con un problema di infiltrazione dal piatto doccia.

Al comparire della prima muffa sul bordo di piastrelle ho fatto finta di niente per un po’ poi, ispirata dagli spot Saratoga dove una supergnocca con quinta di reggiseno è in grado di sigillare perfettamente una piscina con delfini annessi sono passata in ferramenta a comprare una siringa di silicone e ho tentato con il fai-da-te. Naturalmente o non sono abbastanza gnocca o la mia “terza da menopausa” non crea la giusta atmosfera ma la situazione muffa non è cambiata di una virgola. Sulle pareti limitrofe si cominciavano a vedere le prime macchie, segno che il passo successivo sarebbe stato il danno irreparabile al soffitto dell’inquilino del piano di sotto, ovviamente ritinteggiato da poco.

Spinta dal terrore della lite condominiale con annessa richiesta danni ho preso la decisione drastica: si rifà il bagno e non ci si pensa più. Era necessario un pusher di fiducia e combinazione ne avevo proprio uno veramente bravo sotto mano: Monica, l’amica architetta.

Prima c’è la parte divertente, quella dove si decide dove spostare il lavandino, come nascondere la lavatrice, colore e dimensioni delle piastrelle, la scelta dei sanitari tra l’ovale old style e lo squadrato minimalista con dubbi amletici sulla posizione dello scarico se a terra o a muro… Una cosa leggera, per dire: una canna ben fatta che ti mette di buon umore.

Poi arriva la roba pesante e alle 7,30 di un lunedì qualsiasi, prima che in zona centro scatti la ZTL, si presenta la squadra demolitrice. Ingenuamente avevo pensato alla polvere ma non a così-tanta-polvere e nonostante le coperture di fortuna organizzate con vecchie tende, lenzuola rammendate e asciugamani in terra davanti alle porte delle altre stanze la malefica polverina bianca – immagine evocativa, tanto per restare in tema – si deposita ovunque mentre, come è ovvio, tutte le possibili suppellettili vengono nascoste negli armadi perciò per prendere una maglia sono costretta a scansare due candelabri, il vaso finto Ming e la radio Brionvega vintage, con il risultato che ogni mattina mi vesto in modo alquanto approssimativo.

La lavatrice, parcheggiata in cucina,  è inservibile e il bucato viene concentrato una volta alla settimana, nel week end. 150 chilometri con una borsata di roba sporca fino al mare il venerdì e ritorno il lunedì mattina con tutto lavato e stirato. Come rovinarsi anche il fine settimana.
Penso : passerà e mi armo di santa pazienza. Ma siamo solo all’inizio del tunnel, e non ho ancora idea di quanto sarà lungo….

(1.continua)

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1 Comment

  1. says: Eugenia puny perricone

    Confessa che l’hai fatto perché molto invidiosa dei ns amici di Aglie’ e Lugnacco! Altro che ferie! Dai che poi arrivo anch’io con la risistemazione dellarredamento per far spazio ai nuovi arrivi…….. Coraggio comunque!

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