Il traghettatore

È una figura in-dis-pen-sa-bi-le in caso di fallimento del matrimonio.  Serve a mantenere in equilibrio la barca per evitarci di affondare, trascinate dalle mille domande sull’inadeguatezza, sballottate tra la disperazione, l’incazzatura e i sensi di colpa, naufraghe nell’infinito loop pianto-bottiglia-amica-consolazione.

Per sgomberare il campo da eventuali equivoci non si sta parlando di trombamico quella figura quasi mitologica nel suo essere una cosa E ANCHE l’altra, sdoganato nella sua duplice funzione dai film con Justin Timberlake e Ashton Kutcher, che comunque, e correggetemi se sbaglio, non hanno nulla a che vedere con il materiale umano a nostra disposizione.

Il trombamico, definizione orrenda che svilisce la sincera amicizia e complica inutilmente la spensierata trombata, può durare tutta la vita, a volte anche in parallelo a relazioni stabili e ufficiali oppure in compresenza con altri trombamici. Il traghettatore invece appare all’orizzonte  qualche tempo dopo la separazione, ha una durata limitata nel tempo e non è uno degli amici che si frequentano abitualmente.

In genere appartiene alla seconda cerchia, quella che sta subito oltre gli amici intimi e incrocia in acque extraterritoriali. Se così non fosse, il sospetto di una relazione esistente prima della fine del matrimonio sarebbe abbastanza seccante, oltre a rendere vulnerabili in sedi legali.
In secondo luogo, se è qualcuno che vi fa frequentare ambienti diversi dai soliti, tanto meglio: seguendo il consiglio di Lucio Battisti, occorre “evitare tutti i posti che frequento e che conosci anche tu” ma se lo si fa con un accompagnatore è più divertente. In ultimo non bisogna sottovalutare l’effetto sorpresa/invidia quando, invitate da qualcuno dei vostri amici storici, butterete lì un  “verrei accompagnata”.

Il traghettatore serve a rompere il ghiaccio, a frequentare concerti e mostre d’arte o a provare il ristorante appena aperto, impegni  per affrontare adeguatamente i quali si è praticamente costrette ad acquistare un nuovo vestito, un paio di scarpe adatte e ad andare dal parrucchiere. Insomma dà una botta di autostima e un senso di gratificazione assolutamente necessarie per non restare in casa sul divano a piangersi addosso, infagottate nel maglione con i buchi ai gomiti.

Se si esibisce in piccole galanterie che rilassano l’atmosfera è ancor a più apprezzato e a proposito di relax, visto che è una relazione senza particolari prospettive, non si ha nemmeno l’ansia da prestazione e si dà il meglio di sé, in tutti campi, dalla conversazione al sesso.

Il traghettatore è un uomo sensibile:  sa che state vivendo un momento difficile e che nel breve periodo avete bisogno di un rapporto impegnativo come di un calcio nei denti, anche se dopo qualche tempo ricomincerete la vita vera, pronte a iniziare qualcosa con qualcuno che non è lui, e lo lascerete perdere.

Perché sia efficace nella sua funzione di detox esistenziale deve essere il primo immediatamente dopo la débacle matrimoniale: a partire dal successivo, agli occhi del mondo e indipendentemente della versione che vorrete divulgare, si tratterà di fidanzati a tutti gli effetti e con tutte le responsabilità- vostre e loro- del caso.

A volte invece capita che il traghettatore, nonostante le cose sembrassero sufficientemente chiare fin dall’inizio, si faccia prendere la mano strada facendo e effettui un’improvvisa virata,  presentandosi nel bel mezzo della traversata con un anello di fidanzamento e/o proposte a lungo termine. È veramente  un peccato dovergli rispondere che una simile evenienza non è nei vostri piani, ma bisogna farlo.

Ne va della stabilità della vostra barca.

Foto da “Limite”, Mario Peixoto 1931

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