Di sogni, ricordi e “fatti miei”

I sogni non ci mancano mai. Siamo delle grandi specialiste del genere. Da quarant’anni (anno più anno meno) ci applichiamo con costanza ad averne sempre qualcuno da realizzare: la felicità, l’amore che strappa i capelli, una casa, un figlio, la baby sitter perfetta, una carriera, la pensione, una vacanza…

Di sogni infranti o realizzati ne abbiamo una certa quantità alle (o sulle??) spalle.

Abbiamo anche una discreta collezione di aforismi, da quelli scritti sui diari di scuola quando avevamo quattordici anni fino a quelli che condividiamo sui nostri gruppi di overanta 2.0 su FaceBook o “cuoriamo” su Instagram: “I sogni son desideri” (Cenerentola), “I have a dream” (Martin Luther King”) “se puoi sognarlo puoi farlo” (Walt Disney),“sogna come se dovessi vivere per sempre” (James Dean),”la vita è sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?“(Gigi Marzullo), “siamo fatti della stessa materia dei sogni” (Shakespeare), “penso che un sogno così non ritorni mai più”(Domenico Modugno), “le ragazze fanno grandi sogni” (Edoardo Bennato) e avanti così, “sognando e risognando” (Mogol-Battisti). Un armamentario buono per tutte le occasioni, dal coro in gita alla conversazione snob.

E poi viene il tempo in cui i sogni diventano ricordi. Come quando si sogna che è quasi mattina e quando ci svegliamo quel sogno lì ce lo ricordiamo benissimo.

Come ci ricordiamo benissimo di quel signore che ci parla di sogni e ricordi in un video che sta girando in questi giorni. Anche lui faceva parte della categoria onirica, nel 1994, quando si chiedeva come mai non beveva Jägermeister: “Sono fatti miei”.

Erano fatti anche nostri, eccome se lo erano, signor Raz Degan dagli occhi verdi e dal sorriso disarmante, che sono rimasti tali e quali, nonostante i capelli abbiano virato sul sale e pepe.

E noi che, in tutti questi anni occupate a dissetarci con beveroni energetici, frullati vegani, centrifugati vitaminici e tè verde allo zenzero ci eravamo quasi scordate dello Jägermeister, siamo pronte a correre al supermercato per comprarcene una bottiglia e brindare ai nostri sogni, a quelli che sono diventati ricordi e pure a quelli che custodiamo ancora gelosamente nei cassetti, in attesa che qualcosa succeda.

Brinderemo a un sogno di venticinque anni fa, a come eri tu quando hai girato il famoso spot e a come eravamo noi. E un secondo bicchierino, per allegria, non ce lo leva nessuno.

Ma poi basta così: conserveremo il resto della bottiglia per i momenti difficili, quando ci accorgeremo che alcuni dei nostri sogni, a differenza di Raz, sono miseramente invecchiati senza riuscire a diventare ricordi che ci fanno sorridere e scaldano il cuore.

Qui il link al video, rifatevi gli occhi,ladies.

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