Quelli che se ne vanno prima ci prendono alla sprovvista. Non erano poi così vecchi, nessuno di noi è così vecchio. Non ancora.
Li abbiamo visti qualche mese o qualche giorno fa e non ci sembrava che…o forse si, ma non pensavamo o non volevamo credere che sarebbe successo.
Quelli che se ne vanno prima ci lasciano con un mucchio di ricordi disordinati, senza cronologia, con i colori sbiaditi delle vecchie foto e restiamo qui, come se avessimo in mano un libro che ci hanno imprestato e che non potremo più restituire. Un giorno qualunque davanti a scuola, le domenica a sciare, i pomeriggi al cinema, una sera a un concerto, le pinete del mare, i picnic in montagna, le risate, una chiacchierata sui gradini, un lavoro ben fatto, una giacca, il modo di parlare, una festa.
Quelli che se ne vanno prima hanno avuto le loro buone ragioni. Come le avevano per restare, d’altronde, ma non è concesso decidere quali siano le migliori.
E ci lasciano soli, a riempire di significato la frase “il resto della vita” incominciando dalla loro assenza.
Photo credit: Luisa Cicero

Uno dei tuoi articoli più profondi e talmente bello! Ha toccato tutte le mie corde.Grazie, condivido ogni parola. Paola
Grazie?
Bellissimo pensiero Francesca. Un abbraccio. Lusa
“C’è una crepa in ogni cosa: è da lì che entra la luce”. Leonard Cohen
la luce si fa strada ovunque e comunque