Pigiama is the new “mi metto in tiro”

Ma voi in casa, vi mettete “comode”?

Tra i tanti futili quotidiani dilemmi quello relativo all’abbigliamento da casa è da sempre tra quelli di apparentemente difficile soluzione, almeno fino alle sfilate di un paio di stagioni fa.

Tutto ha inizio quando, durante il cambio stagione, mettiamo da parte una serie di maglie infeltrite e pantaloni fuori moda che non abbiamo cuore di buttare o regalare e che decidiamo di “tenere per casa”.

Ora, a parte il fatto che non si capisce perché se una cosa sta lì dimenticata da tempo dovrebbe all’improvviso piacerci di nuovo, non è che possiamo avere un’infinità di alternative anche per le serate casalinghe, quelle in cui cuciniamo il polpettone per tutta la settimana o guardiamo il Festival di Sanremo (operazione per la quale, secondo me, bisognerebbe addobbarsi in abito lungo come se si fosse in platea all’Ariston).

Nei film americani, per esempio, quando la protagonista ha davanti a sé una serata o un week end casalingo indossa immancabilmente dei calzettoni in lana spessa, una t-shirt vintage un po’ slabbrata, i pantaloni della tuta e tiene in mano una tazza contenente una bevanda fumante. Ma “lei” è come minimo Gwyneth Paltrow o Kate Winslet o Sandra Bullock e sta aspettando l’uomo della sua vita o, in alternativa, il maniaco seriale, occasioni in cui non ci si può certo far trovare con addosso un paio di pantaloni di Aspesi di due anni fa oppure il cachemire sottoposto a lavaggio sbagliato: ci vuole un po’ di decoro anche nello svacco.

Meno male che, a toglierci dall’imbarazzo, da qualche mese è tornato il pigiama.

Saranno le lunghe sere invernali con neve o senza, oppure i saldi che invitano all’acquisto conveniente di eleganti pigiami fantasia con kimono in tinta, ma è forte la tentazione di pigamarsi appena entrate in casa e deposte le borse (plurale, non ne abbiamo mai meno di due!).

Per anni il pigiama è stato associato a occasioni derelitte: il pigiama lo metti sei sei sola o triste o malata. O tutte e tre le cose insieme, nella peggiore delle ipotesi.

Dopo essere stato l’alternativa sfigata alla camicia da notte che era a sua volta l’alternativa bigotta alle due gocce di Chanel Numero Cinque è improvvisamente tornato di moda e dall’oggi al domani il pigiama di Bridget Jones in pile e con i pinguini– fino a quel momento unico riferimento dell’immaginario pigiamoso collettivo –  è stato rimpiazzato da quello di Sarah Jessica Parker nero, setoso, con la balconette a vista e le Jimmy Choo.

Con buona pace delle scaramantiche che ne tengono uno ben piegato in fondo a un cassetto, da usare in caso di improvviso ricovero ospedaliero, il pigiama è stato sdoganato come abbigliamento comodo ma non sciatto, anzi iperfemminile, con cui azzardarsi perfino ad aprire la porta ai ragazzi che consegnano la pizza.

L’infinita scala di varianti disponibili, dalla flanella carina per le freddolose alla seta a stampa giaguaro per chi non rinuncia all’aggressività sexy, permette di soddisfare tutti i gusti, anche quelli di eventuali maschi gironzolanti per casa, che ci vorrebbero in tailleur attillato e décolleté con il tacco in una imitazione di Edwige Fenech anni ’80 anche mentre sforniamo il timballo dopo una giornata di lavoro.

E se proprio si vuole fare come le blogger della fashion week che in pigiama e senza calze sfidano le temperature polari, si può addirittura scendere pigiamate in strada, per buttare la spazzatura nel cassonetto. Però ricordiamoci di indossare le Jimmy Choo, o almeno una ciabatta con interno in pelo: la pantofola con i coniglietti non è ancora stata riproposta nemmeno nelle sfilate estreme di Gucci….

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